Terzo ko esterno di fila per il Frosinone, che a Parma ha pagato a caro prezzo la giornata no del terzino Frabotta. L’ex juventino ha infatti procurato due calci di rigore, che i ducali hanno trasformato freddamente, ritrovandosi così a cavallo dei due tempi con un doppio vantaggio davvero immeritato. Per tutta la prima frazione, infatti, a far la partita erano stati i giallazzurri di Ciociaria. Non tante le occasioni degne di tal nome, ma una su tutte e colossale: Mulattieri, lanciato verso la porta parmense in splendida solitudine, si è trovato di fronte un 44enne. Non parliamo dell’arbitro del confronto e nemmeno di un dirigente invasore, ma di un campione del mondo che non smette di amare il calcio. La gloria passata, le oltre 600 partite in maglia Juventus, gli allori internazionali, basterebbero ad appagare tre calciatori di fama. Lui però ha ancora voglia e per dimostrare di non esser lì solo in alternativa a una gita al lago, ha allungato i tentacoli intercettando il pallone accarezzato da Mulattieri. La sorte ha deciso di assegnare un bonus ai ciociari, perché la respinta di Gianluigi Buffon detto Gigi è finita proprio sui piedi di Garritano, per un rigore in movimento che il 16 giallazzurro ha ciabattato come peggio non avrebbe potuto. La gara era giovane, acerba, un romanzo ancora da sfogliare, un film alla terza inquadratura. Eppure quel no di Buffon e quello sciupare sciagurato di Garritano suonavano sinistramente come un verdetto anticipato. Tra il Frosinone e le gare esterne non c’è feeling, benché le prestazioni siano sempre nel solco di una dignità di fondo. Non si raccoglie quanto si semina, non s’impreziosisce quel che balena come idea. Soprattutto non si fa gol. E così, all’ultimo respiro di una prima frazione in cui il Parma aveva ben poco frequentato la metà campo canarina, ecco l’imbucata giusta e il franare ansioso di Frabotta sull’avversario. Rigore, inequivocabile, e al riposo il Frosinone ci è andato sotto di un gol, inopinatamente per quel che si era visto. Inizio della ripresa e… bis. Personaggi e interpreti il braccio malandrino di Frabotta, un Var sempre attento e zelante quando c’è da fischiar contro al Frosinone e un Man che ha preso il posto di Tutino con identico risultato. In verità Turati aveva quasi compiuto il miracolo, ma un singolare andirivieni tra palo e traversa ha spedito comunque il pallone nel sacco. Al Frosinone va dato atto di non aver ammainato bandiera nemmeno in quel momento di scoraggiamento. Testa bassa e tutti a caccia del gol che potesse riaprire i giochi. Il gol è arrivato, tardi ma non tardissimo, firmato da quel Moro che oggi è partito in panca nella consueta staffetta con Mulattieri. E il Frosinone ha continuato ad arrembare, pensando forse che la giustizia calcistica potesse soccorrerlo e restituirgli quanto meritato per volume di gioco e buona volontà. La giustizia non è di questo mondo e ancor meno lo è del rutilante mondo del calcio, perché al 94’ capitan Lucioni aveva trovato il modo di porre rimedio all’ingiurioso schiaffo: una zuccata prepotente, che Chichizola, subentrato a Buffon, ha potuto solo guardare. Impossibile andarla a prendere, ma ecco la traversa che respinge la sfera, uno sberleffo della malasorte, che come tutti sanno ignora il senso della misura. Dal Tardini esce un Frosinone sconfitto per la terza volta di fila lontano dallo Stirpe. Vagli a spiegare, a chi non l’ha vistac, di quel 44enne reattivo, di quella traversa dispettosa, di quella ciabattata del 16 e di tutto quel che è valso il 2/1 ducale. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole…

