Internazionali di Francia: Rune fuori, prima semi per Haddad Maia tra le donne

I magnifici otto (quattro donne e quattro uomini) sono lì, a un passo dal traguardo. Il campionato del mondo su terra battuta ha assegnato i quattro biglietti per il sogno.
Cominceranno le donne, con due semifinali all’apparenza scontate, ammesso che esistano partite scontate nel tennis femminile e nel torneo più suggestivo.
Iga Swiatek ha svolto nei quarti il compito che lo scorso anno le valse il titolo. Stavolta Cori “Coco” Gauff era dalla sua parte di tabellone e perciò la sfida era valevole per i quarti di finale. E la statunitense ha fatto qualcosa di più e di meglio rispetto all’anno precedente. Non sappiamo quanto il progresso numerico possa però consolarla dei punti WTA inevitabilmente persi.

Ha vinto Iga, come da pronostico, ma con qualche patema d’animo in più, perché stavolta Gauff aveva un piano partita che in qualche modo ha limitato lo strapotere della polacca. Palle alte sul rovescio, per trovare il tempo di contrattaccare, con esiti non sempre confortanti. È finita in due set, ma Gauff ha tratto qualche indicazione utile per la prossima sfida.
Ha vinto invece contro pronostico la brasiliana Haddad Maia, che ha tradotto con successo i rebus proposti dal braccio fatato di Ons Jabeur.
La tunisina ha finito con le pile visibilmente scariche un match che in buona sostanza si è deciso nel tiebreak del secondo, quando Haddad ha chiuso con un rovescio lungolinea, sventando il tentativo di rimonta dell’avversaria. Poca storia nel terzo, perché il serbatoio di energie conteneva valori difformi.
Ora, la sfida impossibile a Swiatek, con tutta la leggerezza che può derivare dall’essere arrivata dove nessuno l’attendeva.
Nell’altra semifinale Muchova, un Ruud in gonnella, dopo aver disinnescato le bordate dì Pavlyuchenkova nei quarti, proverà ad alzare l’asticella. Contro Sabalenka sarà ancor più difficile, perché la bielorussa ha un appuntamento con la gloria al quale proprio non vuol rinunciare.
La bielorussa ha domato Svitolina, le sue risorte velleità e la sua mancata stretta di mano ed ha avvicinato sensibilmente il traguardo designato, la grande sfida alla regina Iga.

ZVEREV TORNA GRANDE, RUUD INCIAMPA

È finito ai quarti di finale il sogno di Etcheverry, argentino terraiolo che ha trovato la giusta ispirazione nella prima settimana parigina. Un secondo set vinto in modo baldanzoso è stato il suo canto del cigno, perché Sacha Zverev ha tradotto la sua voglia di conquista in un terzo e un quarto set giocati con raziocinio ed efficacia. E ubi maior, minor cessat.
L’altro quarto di ieri, il derby scandinavo tra Ruud e Rune, è iniziato… al terzo set. Prima, uno svogliato Rune aveva trotterellato senza costrutto per il campo, consentendo al suo avversario norvegese una rapida e folgorante ascesa verso la vittoria. Troppo tardi il ragazzino ha proposto il meglio del proprio repertorio. Lo sforzo intempestivo è valso un parziale, ma la sfida a Zverev sarà tutta di Ruud. E sarà una semi senza pronostico.
L’altro match di domani sarà una finale anticipata: di fronte Nole Djokovic, la leggenda di questo sport, e Carlos Alcaraz, uno che leggenda ambisce a diventarlo.
Lo spagnolo ha demolito Tsitsipas, fornendo una prova che ha davvero spaventato tutti. Il serbo ha faticato a trovare i giusti automatismi contro Kachanov, piegato in quattro dopo un avvio laborioso.
Sembrerebbe facile la soluzione di chi debba veleggiare verso la finale, ma quando l’altro si chiama Djokovic di facile non può esserci nulla. Nole è esperienza, classe, storia; Carlos è potenza, fantasia, corsa. Lotta fra titani, all’ombra della Torre Eiffel.