Niente più X nelle caselline delle venti squadre che animeranno la massima serie del campionato italiano. Ieri le due partite “rivelatrici” hanno espresso i verdetti, in modo molto dissimile.
Se infatti il Verona ha marcato una superiorità netta per tutti i novanta minuti nei confronti dello Spezia, il Cagliari per segnare il gol decisivo ha dovuto attendere il 92’ dei 95 minuti del San Nicola.
Allo Spezia e soprattutto al Bari resta l’amarezza per un traguardo visto molto da vicino. I liguri sembravano in verità al riparo da ogni sorpresa nel corso di un campionato che li ha visti sovente protagonisti, anche al cospetto di squadre blasonate.
Un finale di campionato sciagurato ha regalato l’inattesa coda dello spareggio salvezza, e l’approccio psicologico al match è stato sicuramente traumatico, con la delusione aggiuntiva di un pareggio all’Olimpico sfumato proprio nel finale, per via del rigore trasformato da Dybala.
E in effetti si è visto sin dalle prime battute che il Verona aveva qualcosa in più, in termini di energie e di lucidità. Un vantaggio repentino, cancellato momentaneamente da Ampadou, autore della sfortunata deviazione che aveva scritto l’uno a zero; poi, di nuovo tanto Verona e un 3/1 che nemmeno l’espulsione di Faraoni e il rigore, fallito da Nzola, hanno messo realmente in discussione.
Il capolavoro di Zaffaroni e Bocchetti è una favola calcistica, che magari non finirà sui libri di lettura della scuola primaria, ma che i calciodimensionati potranno leggere con piacere, traendone ispirazione.
Crederci a volte può essere determinante. L’Hellas sembrava spacciato, per una situazione precaria che aveva le sembianze un po’ inquietanti della definitività.
Invece Montipò e compagni hanno agguantato con le unghie e con i denti la salvezza impossibile. L’anno prossimo si soffrirà ancora, ma con un piacevole ricordo in più a fare compagnia.
LA ZAMPATA DI PAVOLETTI MANDA IL CAGLIARI IN PARADISO
Copione alla Hitchcock per la finale di ritorno del campionato di B. Bari era pronta ad abbracciare i propri eroi, che, grazie al pari strappato nel finale alla Unipol Domus, potevano sfruttare due risultati su tre.
Tutto andava nella direzione della festa dei galletti, ma il calcio sa essere dispettoso, e allora, al termine di una partita dominata dall’equilibrio e della paura, prima la traversa di Forolunsho, poi la zampata di Pavoletti, hanno gelato la folla festante.
Il pianto di Ranieri, maestro di sport, in un’atmosfera surreale, sotto una pioggia divenuta all’improvviso torrenziale, a bagnare la gioia dei tifosi sardi, che ci avevano sempre creduto, sebbene la logica calcistica sembrasse procedere in un’altra direzione.
Le facce incredule di chi fino al 92’ si era sentito sul punto di varcare la soglia del calcistico paradiso, bagnate anch’esse, ridestate da quel sogno di colpo proibito.
Sia pure attraverso percorsi tutt’altro che agevoli, le due favorite di agosto, Genoa e Cagliari, hanno centrato l’obiettivo. Chi non era atteso, il Frosinone, ha invece dominato il torneo.
È il calcio, un po’ prevedibile e un po’ no. Per questo avvince.


