Carlos Alcaraz ha impiegato quasi cinque ore a spodestare re Novak.
Sul centrale di Wimbledon la rivoluzione pacifica si è compiuta davanti alla famiglia reale e a nobili esponenti della disciplina. C’era anche Brad Pitt, un principe della bellezza. Tutto era eccelso, ridondante, quasi ampolloso. Però sul campo non era giornata per orpelli o ammennicoli, e Nole lo ha chiarito subito vincendo il primo set in modo quasi brutale: 6/1.
Carlitos ha pensato a quanti riponevano in lui una fiducia incondizionata, ha guardato gli occhi sconfortati del babbo e di “Mosquito” Ferrero, il suo allenatore. Ha rimandato a memoria i frame delle sue gare precedenti per darsi forza e ha deciso che dinanzi a cotanta nobiltà non fosse bello arrendersi, sebbene dall’altra parte agisse una specie di robot, un famelico predatore.
Ha perso il break precocemente conquistato ma poi al tiebreak il secondo set se l’è preso lo stesso. Ha proseguito, il murciano, vincendo poi un game infinito e cruciale per i destini del match. Nole sembrava alle corde, impossibilitato a fronteggiare quello tsunami col volto da adolescente.
È andato a riflettere negli spogliatoi e si è detto pronto a ricominciare, con rinnovate energie attinge al serbatoio inesauribile della propria volontà.
E ha vinto il quarto. Però, mentre tutto pensavano che il vecchio lupo stesse per sferrare l’unghiata decisiva, è arrivato il break, l’ultimo dell’incontro. Alcaraz non ha semplicemente vinto il suo primo Wimbledon, secondo major della carriera. Ha probabilmente chiuso un’era, inaugurandone un’altra, la sua.
PER SINNER UNA BUONA SEMIFINALE
Alla fine della semi con Nole era deluso, ma Sinner deve accettare con il sorriso un risultato che ha blindato la sua partecipazione alla Finals di Torino (sono oltre 1000 i punti di vantaggio su Fritz, nono in classifica). Inoltre, al di là di qualche congiuntura astrale favorevole dovuta alle precoci eliminazioni di avversari come Fritz e Ruud, che avrebbero dovuto sfidarlo rispettivamente negli ottavi e nei quarti di finale, può celebrare il miglior risultato di sempre nei major.
Quel che comincia oggettivamente a preoccupare sono le occasioni sciupate: un match ball contro Alcaraz all’Open USA 2022, 3/19 sulle palle break nel match contro Tsitsipas agli Ao, due match point sprecati contro Altmaier a Parigi ed ora 0/6 sulle palle break nella semifinale con Djokovic e due set ball gettati via nel terzo set. Per evitare l’etichetta sempre scomoda di magnifico perdente, Jannik dovrà sbloccarsi a livello psicologico. Resta però un’annata ampiamente positiva, che potrà trovare ulteriori significativi riscontri nella stagione americana sul cemento.
Tra le donne, una vincitrice inattesa: Marketa Vondrusova è la prima a vincere Wimbledon da non testa di serie. Ha infranto il sogno della tunisina Jabeur, braccio sopraffino ma poca freddezza sotto lo striscione del traguardo.
Grandi sconfitte Swiatek, Rybakina e Sabalenka. In America una delle tre si rifarà.

