In Italia la camorra uccideva barbaramente il giornalista Giancarlo Siani; la Achille Lauro, impegnata in una crociera nel Mediterraneo veniva dirottata da un commando di quattro terroristi e nelle sale usciva “Ritorno al futuro”.
Parliamo del 1985, che per il ciclismo su strada era l’anno di un mondiale vinto a sorpresa dal maturo Jop Zoetemelk, che giocando d’astuzia mise d’accordo Moser, Argentin, Lemond e tutti i favoriti della vigilia.
Ben 38 anni dopo un olandese è tornato sul tetto del mondo a due ruote: Mathieu Van der Pol ha vinto alla maniera dei grandi, scattando prepotentemente nel punto più impervio del penultimo giro. Davanti a lui, c’era Albertino Bettiol, agli sgoccioli di una fuga donchisciottesca. Dei cinque moschettieri indicati quali certi protagonisti della corsa scozzese solo uno, il campione uscente Evenepoel, aveva mostrato la corda di una condizione imperfetta.
E allora con VdP, Van Aert, Pogacar e Pedersen ecco un po’ a sorpresa il toscano di ferro. Non contento di star con loro, e consapevole del fatto che restarvi equivaleva a un quinto posto, Alberto da Poggibonsi si è lanciato in un attacco all’aristocrazia delle due ruote.
IL VOLO DI ICARO DI BETTIOL
Ha tenuto per due giri, sperando che i piccoli dispetti tra i contendenti più accreditati potessero fare da volano alla sua fuga.
Invece i quattro grandi hanno inseguito senza distrazioni, con la cattiveria che esige un campionato del mondo.
E quando il novello Icaro ha deposto le sue ali bruciacchiate sull’altare un po’ mesto della rassegnazione, è partito come un fulmine il nipote d’arte, l’irresistibile Mathieu.
Nemmeno una rovinosa caduta ha frenato l’ansia di vittoria dell’olandese volante.
I tre grandi inseguitori hanno bevuto loro malgrado nel calice di una sconfitta, ma Van Aert, l’antagonista meno rassegnato, si è almeno preso il gusto di un posto d’onore solitario.
È stato un mondiale selettivo oltre ogni immaginazione, a ribadire il concetto che la corsa la fanno più i corridori che non i percorsi.
Bettiol, Icaro o Donchisciotte poco importa, ha raccolto tanti applausi e un decimo posto.
Protagonista per tre quarti di gara anche Trentin, cui un improvvido impatto con le transenne è costato il biglietto del sogno.
Per battere questo Van der Poel ci sarebbe voluto Eddie Merckx. O forse nemmeno lui. Onore al vincitore, ma quei due giri con una maglia azzurra sola al comando li prendiamo come un messaggio di speranza per il futuro.
