Guido Angelozzi, soddisfazione per i colpi di mercato e apprensione per un campionato terribile

Non ama perifrasi, non dice mezze verità e a volte è così diretto da stupire. Guido Angelozzi, direttore dell’area tecnica frusinate, ne ha viste tante e ormai del calcio conosce ogni sfaccettatura.
È stanco e un po’ provato e non ha difficoltà a riconoscerlo, perché la campagna acquisti di una neopromossa in A ha aspetti non proprio tranquillizzanti.
Specie se quella neopromossa è indicata dagli addetti ai lavori come la sicura destinataria dell’ultimo posto in classifica. Però è andata bene, molto bene, e il primo pensiero del digì è per chi gli è stato vicino in questi due mesi di battaglie silenti, di stilettate, di promesse non sempre mantenute, di parole dette e bruciate sotto il sole di un’estate torrida. Piero Doronzo e gli altri preziosi collaboratori sono artefici quanto lui, “perché nessuno può far niente da solo”.
Il riepilogo dell’ottimo Max Martino, che sintetizza in cifre questi due mesi di partite a scacchi, illustra in modo eloquente l’ennesima rivoluzione. Chi pensa che per farle occorrano ancora i forconi o le baionette non è al passo con i tempi. Guido Angelozzi indossa giacca e cravatta, ma ormai è un rivoluzionario quanto Emiliano Zapata o Robespierre.

Eh sì, perché cambiare profondamente una squadra che in B ha fatto 80 punti esige anzitutto fermezza, coraggio e un po’ di lucida follia.
Ci ha provato di nuovo, lo stratega Guido, e se i primi responsi sono sinceri, si direbbe proprio che ci sia riuscito.
Un solo cruccio, per quel secondo difensore da prendere insieme ad Okoli, per arrivare ai quattro centrali richiesti da Di Francesco.
Cruccio, ma anche scelta però, perché il centrale in questione era Katic, o meglio lo sarebbe stato lui se d’improvviso gli svizzeri non avessero cambiato le carte in tavola. E ad Angelozzi piace chi mantiene la parola, non chi cerca di ricavare vantaggi dall’urgenza. Così niente Katic e niente Sazanov, per acquistare il quale il Frosinone aveva pronto un bel gruzzoletto.
“Il Torino è stato più bravo di me”, sentenzia Ancelotti, e così la ciliegina non è arrivata.
Però, per fortuna, resta la torta.

GUIDO ANGELOZZI E GLI ACQUISTI DI GRANDE PRESTIGIO

È una torta succulenta, che ha addirittura ingredienti di primissima scelta, fuor di metafora giocatori che vengono da Juventus, Bayern e Real Madrid.
Si aspetta tanto da loro: la diga Barrenechea, il talentuoso Soulè, la punta brasiliana Kaio Jeorge e il gioiellino Reinier, per il quale il Real sborsò 30 milioni di euro.
Però una parola Angelozzi la spende su Gelli, giocatore preso dall’Albinoleffe, che ora tutti guardano con grande interesse e che ha iniziato il campionato in modo davvero convincente.
“Sono soddisfazioni, consentitemi di evidenziarlo”. Eh si, perché è vero che prendere un giocatore da un top club europeo ha un gusto speciale, ma prenderlo dalla C e poi valorizzarlo vale anche di più.
È un po’ la storia di Boloca, la cui cessione ha di fatto dato il là alla rutilante campagna acquisti giallazzurra. “È stato difficile” – ammette il digi catanese – ma tutto è iniziato da quel momento, con l’acquisto di Harroui e Marchizza e il ritorno di Turati”.

LE STRATEGIE DEL MERCATO

Difficile anche la trattativa con Juve per i tre gioielli, ma ha pesato l’amicizia della famiglia Stirpe con la proprietà bianconera e poi tanti altri piccoli particolari che possono fare la differenza. Per compiere il suo piccolo capolavoro Angelozzi ha sforato il budget, con il placet di un presidente innamorato, che resta l’artefice del miracolo Frosinone.
Guido racconta in modo dettagliato i particolari del travagliato arrivo in extremis di Okoli, di come si sia arrivati a Reinier del Real Madrid, torna al sì di Di Francesco in un ristorante ciociaro aperto per l’occasione, in un giorno di chiusura settimanale. Parla volentieri di Monterisi e delle sue prestazioni convincenti.
Per Guido Angelozzi il calcio non è fatto di misteri, ma di un operare incessante e di risultati, nel suo caso molto spesso positivi.
È contento, molto contento, dei quattro punti in tre gare, ma ammonisce chi sia tentato di lasciarsi trasportare da facili entusiasmi.
“Siamo una piccola realtà – ricorda – che prova a confrontarsi con quelle consolidate. Ci metteremo tutti noi stessi, ma non sappiamo se potrà bastare”.

Il percorso virtuoso è all’inizio. Come potrà continuare? “Prendere come esempi Sassuolo e Atalanta può non essere corretto, perché sono club che possono beneficiare della straordinaria ricchezza di quelle zone geografiche, che pullulano di aziende e di marchi prestigiosi. Però l’Empoli, perché no? Il nostro sforzo ed in primis quello del presidente Stirpe, va proprio in quella direzione. Consolidarci in A al momento è più un sogno che un obiettivo, però ci proveremo”.
E allora non possiamo che chiudere citando Nelson Mandela.
“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”.