
Erano in parità negli scontri diretti, ma Jannik Sinner aveva un quoziente set e game migliore. Cionostante, la vittoria dell’altro, Carlitos Alcaraz, già numero 1 del mondo, vincitore di due major e di quattro “mille”, era pagata 1,25.
Chissà se Jannik Sinner sapeva che un suo successo valesse 3,75 per i quotisti dei maggiori provider.
Il numero uno azzurro certamente però sapeva che una vittoria in questa semifinale di Pechino lo avrebbe proiettato al numero 4 del ranking ATP.
Le vittorie sofferte contro Evans al primo turno e contro Dimitrov ai quarti, accompagnate da malanni fisici di diversa natura, portavano tanti a non considerare i precedenti, ma a valutare la condizione attuale ed anche il valore assoluto.
E allora, un po’ tutti prevedevano che stavolta il murciano avrebbe vinto senza troppo penare.
Tutti meno lo spagnolo, diretto interessato, che ai microfoni delle TV aveva dichiarato: “Sarà come sempre una battaglia, ma a me piace giocare questi match”.
UNA PRESTAZIONE PERFETTA
L’inizio del match ha in qualche modo confortato le sensazioni della vigilia, con Alcaraz capace di brekkare al primo gioco e di procurarsi addirittura una palla per il 3/0 con doppio break.
Scampato il pericolo, Jannik Sinner ha riagguantato il rivale a 2, ma poi ha di nuovo ceduto il servizio. A questo punto è scattato qualcosa nella mente del ragazzo altoatesino, che ha deciso che dal quel momento in poi avrebbe provato a picchiare la palla come se fosse un elfo dispettoso, un’ingiustizia suprema, una nemica della verità.
Carlos Alcaraz, fisico erculeo, professione predestinato, vocazione al dominio tenuta a bada con difficoltà, si è guardato intorno smarrito.
Chi si permette di battagliare in potenza con me? Sembraca chiedere sconsolato a Ferrero, che ha il nome di un cioccolatino, ma era un veleno per gli avversari quando calcava i campi in terra rossa.
Sul campo del murciano tornavano palle così veloci e angolate da sembrare irreali. Carlitos ci ha provato, perché è un giovanotto cui non piace perdere nemmeno a tressette, ma quel braccio di ferro finiva col premiare sempre Jannik.
Dopo aver vinto il primo al tiebreak, il campione altoatesino ha messo nel braccio tutte le certezze e nel cuore un pensiero stupendo.
E ha chiuso 6/1, come se stesse giocando con il custode del circolo o con un carneade appena uscito dalle “quali”.
È il quinto 6/1 che Sinner rifila ad Alcaraz. Se due indizi fanno una prova, 5 la mettono in ghiaccio.
Domani, alle 13,30, il nuovo numero 4 del mondo sfiderà Medvedev, che ha battuto in due set Zverev.
Contro di lui Jannik non ha mai vinto. Stavolta però ci crede, e crederci è sempre il primo passo.
