Serie A, i verdetti della nona giornata: la Juventus al quarto clean sheet consecutivo

Solo chi cade può rialzarsi è un proverbio che non può esser confutato nella sua essenza, ma chi fa sport agonistico spera di non doverlo sperimentare, perché la caduta è il punto di partenza, mentre il rialzarsi non è necessariamente quello di arrivo.
Liberi da logiche deduttive e relazioni d’interferenza, ci contentiamo di sottolineare come la Juve di Allegri, caduta fragorosamente al Mapei Stadium contro il Sassuolo, abbia inanellato quattro clean sheet e con essi ottenuto 10 punti. Sono bastati 4 gol, che, a ragione della porta inviolata, hanno proiettato i bianconeri a immediato ridosso della coppia meneghina, che ha ora nell’Inter la lepre e nel Milan il cacciatore.

Fuor di venatoria metafora, i nerazzurri hanno riacciuffato la vetta al termine di una gara double face, con il Toro sorprendentemente padrone del primo tempo e gli uomini di Inzaghi dilaganti nella ripresa.
Lo sciagurato placcaggio di Thiaw, che ha regalato la superiorità numerica alla Juve condizionando in misura determinante il resto della contesa, è stato invece il manifesto del big match di San Siro. La Juve ha voglia e ci crede, al di là delle prudenti dichiarazioni del suo trainer.
Chi invece sembra non credere alla sua possibile grandezza è la Fiorentina, che nel posticipo di ieri ha mancato l’aggancio alla Juve, che l’avrebbe peraltro portata a due punti dalla vetta.
Contro l’Empoli sovente i valori tecnici vengono disattesi dal responso del campo.
È un derby, e come tutti i derby soggiace a regole non scritte e non semplici da interpretare. Così, come Italiano ha mestamente ricordato ai cronisti che disegnavano i contorni di un disastro, i venti tiri della viola non sono serviti a violare la porta empolese, mentre con ben altre percentuali Cambiaghi e compagni hanno attaccato la porta fiorentina. Caputo e Gyasi hanno firmato un’impresa che rilancia in modo prepotente le chance di salvezza del team di Andreazzoli.

LA RINCORSA DEI CAMPIONI

Squilli di tromba per il Napoli del bistrattato Garcia, che nella trasferta sotto il balcone di Giulietta ha ritrovato gli estri un po’ sopiti di Kvaratskhelia, consapevole del ruolo di trascinatore che dovrà per un po’ sostenere in solitaria, visti i guai fisici di Osimhen.
Il georgiano e Politano hanno sistemato la pratica Verona, sebbene gli scaligeri abbiano provato a crederci fino in fondo.
Non esalta e non appaga il palato come un tempo, ma l’Atalanta di Gasperini spesso vince. Lo ha ricordato a un Genoa che si era illuso di farla franca, sull’altare di una difesa a oltranza che ha finito per essere ara sacrificale.
Perso Hojlund, la dea ha un pizzico d’imprevedibilità in meno, ma Lookman fa il possibile per non farlo rimpiangere e Scamacca fa lo stoccatore in modo egregio, uno Zapata 2.0 in salsa tricolore.
E la Roma? Soffre, soffre oltre il lecito, perché anche senza il genio del suo numero 21, sovente ai box per acciacchi fisici, dovrebbe essere in grado di liquidare senza affanni squadre come il Monza, che invece all’Olimpico ha più volte sfiorato il gol del vantaggio, prima del lampo di El Sharawi, che ha illuminato uno stadio già pronto al brontolio.

LAZIO TRA BAGLIORI E TONFI

Non ha ancora una precisa identità la Lazio di Sarri, che alterna giornate di gloria ad altre decisamente meno brillanti.
I biancocelesti visti a Reggio Emilia potrebbero certamente ambire a un posto Champions, con sogni tricolori all’orizzonte. Il Sassuolo è stato surclassato e neutralizzato nelle sue fonti di gioco, quasi non fosse la stessa squadra capace di battere la Juventus e poi anche l’Inter a San Siro.
Il problema dei capitolini sarà trovare continuità, perché le altre non sono intenzionate ad aspettare.
Il bel Frosinone di Eusebio Di Francesco ha appreso suo malgrado quanto mortiferi siano i lampi di un Bologna camaleontico, che abbina l’estro alla solidità in un cocktail ubriacante. Avrebbero meritato di più i giallazzurri ciociari, ma di questo abbiamo già parlato nel dettaglio.
Un pareggio pirotecnico, con fuochi accesi tutti nel finale, è venuto fuori dall’Arechi, con il Cagliari che per due volte si è illuso di portar via l’intera posta.
Pareggio anche al Friuli, in un posticipo che ha contentato più gli ospiti salentini, bravi a rimontare con Piccoli lo svantaggio originato dal penalty firmato Thauvin.
Ora le Coppe, supplemento di fatica e opportunità di gloria per sette delle nostre.