Il Frosinone allo Stirpe sta scrivendo una favola: 16 punti in 7 gare per gli uomini di Eusebio Di Francesco

Lancio in acrobazia di Soulé, Brescianini mette al centro e Monterisi fa gol. Descritta così, sembra una normale azione di una normale partita di calcio, ma in realtà è la pagina di un sogno, scritta da atleti che hanno entusiasmo, grinta e voglia di stupire.

Sono i ragazzi terribili di Eusebio Di Francesco, che hanno gettato il guanto di sfida al massimo campionato di calcio. Li volevano ventesimi, vittime sacrificali, vasi di coccio tra i vasi di ferro. Li volevano apprendisti, balbettanti scolaretti di un ateneo di menti illuminate. Così ne parlavano, quando in estate il direttore, per l’anagrafe Guido Angelozzi, disfaceva la tela di un campionato cadetto stravinto e predisponeva il necessario per navigare nelle procellose acque del massimo torneo. Sono invece a metà classifica, ed hanno un rendimento casalingo che solo la Juventus riesce a superare, di un punto. Sedici punti in 7 gare, come l’Inter e come la Roma, uno solo in meno rispetto alla Juventus, che ne ha realizzati 17, figli di 5 successi e 2 pari. Il Frosinone ha perso la prima, quando ancora i punti di domanda erano tanti e inevasi e quando sfidare il Napoli campione d’Italia sembrava un’impresa troppo grande per quella banda di ragazzini impertinenti.

Poi, però, dall’Atalanta in poi, nessuno è andato via con i tre punti dallo Stirpe. Ne ha preso uno la Fiorentina, che ha dominato la prima frazione ma poi per poco non è stata spazzata via anch’essa da un vento di ritorno che somiglia tanto a una rivoluzione. 

Cinque vittorie sono tante, tante ed inimmaginabili, ma ora nessuno può più parlare di sorpresa, perché ormai i giallazzurri sono una realtà consolidata della massima serie ed hanno tanta voglia di dimostrare anche lontano dallo Stirpe il reale spessore delle loro potenzialità.

L’assenza di capitan Mazzitelli si è fatta un po’ sentire nell’ultima gara anche perché il Genoa nel pacchetto centrale ha intensità e qualità. In quegli spazi stretti, il baby Barrenechea si è battuto con coraggio, spalleggiato da Bourabia, anche se la manovra in avvio ha un po’ risentito di quell’esiguità di spazi, che inevitabilmente annebbia le idee.

Davanti, è toccato a Cheddira cantare e portare la croce, non troppo supportato da Soulè, Ibrahimovic e Reinier, per una volta meno ispirati e geniali ma certamente non meno determinati a portare a casa un risultato arrivato allo spegnersi dei minuti.

L’infermeria si sta svuotando e presto Di Francesco potrà contare di nuovo sull’apporto di Harroui, il lungodegente che aveva iniziato questo torneo in modo scintillante. Gelli è già pronto, e anche Kaio Jorge sembra crescere in modo convincente, tanto da proporsi quale concreta alternativa a Cheddira e Cuni nel ruolo di prima punta.

Ora altro esame trasferta da far tremare i polsi, perché si va di nuovo a San Siro, a sfidare stavolta il Milan di Pioli. Forse sarebbe stato meglio affrontare una squadra meno blasonata per cercare il primo successo esterno della stagione ma il bello di questa squadra è che non conosce sudditanza. Perciò le luci a San Siro, sabato sera, saranno solo uno stimolo in più.