Due punti in sei gare esterne: l’unico cruccio di un Frosinone che vuole continuare a stupire, cercando anche lontano dal “fortino” dello Stirpe l’alchimia giusta per trasformare in punti le sue giocate ispirate. Serve concretezza, come ha sottolineato mister Di Francesco nella conferenza pre-match, serve quel cinismo che in casa è un compagno di viaggio prezioso, mentre in trasferta è ancora un concetto un po’ vago. In casa del Milan, 19 scudetti, 7 Champions League e 3 Coppe Intercontinentali nel palmarés, giocarsela sarebbe già un successo.
In campo però non ci va la storia, non ci vanno i trofei in bacheca, ma vanno sempre 22 giocatori, undici contro undici. E gli 11 giallazzurri, senza mancare di rispetto al blasone e alla caratura tecnica degli avversari, stanno dimostrando di poter far partita con tutti. Il più recente viaggio a San Siro, in qualità di ospiti della Milano nerazzurra, si è concluso senza punti, ma con molti motivi per sorridere. Anzitutto l’originalità e, diciamocela tutta, la casualità dei due gol nerazzurri, uno scaturito da un pallonetto effettuato da centrocampo, l’altro da un rigore che a ben guardare rigore non era. Poi il possesso palla, addirittura favorevole alla squadra giallazzurra, che è qualcosa di rivoluzionario, quasi sovversivo rispetto alla storia del calcio, che è fatta di gerarchie piuttosto marcate e di refrain canticchiati allo stormire di fronde antiche. E allora, per un sillogismo non peregrino, se il Frosinone ha fatto partita con la capolista, può, convincendosene, far partita con tutti.
Con questa certezza la squadra parte per Milano, consapevole che in difesa non ci saranno troppe alternative, perché se non si vuol ricorrere a soluzioni estemporanee, i difensori di ruolo sono soltanto quattro: Monterisi basso a destra, Oyono a sinistra, Romagnoli e Okoli a presidiare la zona centrale davanti a Turati. Poche possibilità di voli pindarici, sempreché Di Francesco non voglia sorprenderci con effetti speciali, perché nella rosa del Frosinone non mancano elementi duttili, capaci magari d’interpretare il ruolo di esterno basso quale eccezione alla regola di una posizione più avanzata.
Tra le poche certezze del centrocampo c’è un ragazzo del 2001, bravo nella corsa e in interdizione, capace di fare il metronomo e di impostare con grande autorevolezza. Barrenechea sarà infatti al suo posto, e certamente nell’undici di partenza ci sarà anche Reinier, mentre non sarà della partita Mazzitelli, la cui corsa contro il tempo si è conclusa senza l’auspicato “abile e arruolato”, che con un pizzico di precipitazione si era andato diffondendo in settimana. Sono nella lista dei convocati, ma sono reduci da qualche allenamento differenziato, Gelli e Brescianini, ed è difficile ora ipotizzare se possano essere o no nell’undici di partenza, un undici che avrà in Ibrahimovic un altro possibile protagonista. Non possiamo escludere un ritorno di Lulic, mentre davanti toccherà a Soulè il ruolo di attaccante di destra, con uno tra Cuni e Cheddira al centro e il già citato Ibrahimovic (o Caso) sul fronte sinistro del settore avanzato. Da San Siro il Frosinone è stato già capace di uscire imbattuto nella sua prima esperienza in A: finì 3-3, con i giallazzurri che arrivarono fino al 3-1 e sfiorarono il colpaccio. Portare a compimento ora quel che non riuscì allora sarebbe davvero una bella soddisfazione…
Il Frosinone ha ancora voglia di stupire: a San Siro per dare battaglia
