L’impresa andrebbe celebrata come si deve, perché in un colpo solo il Frosinone ha colto il suo primo successo in casa del Napoli, ha raggiunto per la prima volta i quarti finale della Coppa Italia e ha battuto per la prima volta una squadra con lo scudetto sul petto. Tutto ciò con un punteggio che non ammette contraddittorio, un poker regale servito curiosamente proprio quando Mazzarri ha tirato fuori dallo scrigno i gioielli lasciati in panchina. Entrano i big e il Frosinone “banchetta”.
In tanti si son chiesti la spiegazione di questo apparente paradosso, ma la risposta in fondo è più semplice di quanto si possa immaginare: le seconde linee del Napoli ci stavano mettendo l’anima, contro un Frosinone “voglioso e di gamba”, i leader sono entrati con atteggiamento un po’ molle e hanno pagato dazio in modo clamoroso. Il calcio a volte somiglia a una scienza esatta, almeno nel teorema infallibile che chi non corre e non soffre molto di rado vince.
Il Frosinone invece di voglia di vincere ne aveva davvero tanta, perché quei 2 punti in 8 gare esterne sono un’ingiustizia solenne, una specie di sortilegio che il mago Di Francesco prima o poi riuscirà a sfatare. Non occorrono formule alchemiche o filtri magici, basterà ripetere le prestazioni offerte fin qui ed evitare quelle piccole ma fatali pause che hanno disintegrato i sogni sei volte su otto. In Coppa Italia, però, il Frosinone è stato implacabile. Sul campo del Toro ci sono voluti i tempi supplementari, stavolta sono bastati 90 minuti per firmare quella che al momento è l’impresa più eclatante e meno prevedibile di questa rassegna tricolore. La Ciociaria che palpita per i colori giallazzurri, che ormai è la quasi totalità del territorio, ha così scoperto che in difesa c’è anche Lusuardi, che il trainer ha tenuto in naftaliina per consentirgli di crescere in modo adeguato attraverso allenamenti sempre più qualitativi. Gettato nella mischia, il ragazzone brasiliano ha svolto il suo compito con l’autorità di un veterano e il messaggio è estremamente confortante ora che in difesa l’emergenza è totale, per la squalifica di Okoli e le indisponibilità di Oyono e Marchizza. Sabato, all’ora di pranzo, al Benito Stirpe ci sarà la Signora del calcio italiano e allora per allungare la striscia di risultati positivi, arrivata a ben 7 gare, ci vorrà un Frosinone capace di non distrarsi e di mettere sul rettangolo di gioco le virtù così ben evidenziate nel rutilante finale di gara del Maradona. Il play maker Barrenechea ha aggiunto un gol di testa al suo repertorio abituale e ha una volta di più messo d’accordo critici, opinionisti e liberi pensatori del mondo del calcio, concordi nel ritenerlo un giocatore essenziale e di grandi prospettive. Harroui, entrato a gara in corso, si è preso il lusso di siglare il quarto gol, riprendendo idealmente quel discorso interrotto bruscamente e non per sua colpa in avvio di stagione. Caso, che fin qui ha inciso meno di quanto egli stesso potesse attendersi, al di là del gol, importantissimo, del 2-0, ha mostrato vivacità e intraprendenza e ha così spedito un messaggio a mister “DiFra” del tenore “se e quando serve ci sono”. Infine Cerofolini, altro osservato speciale perché nel gioco perenne dell’alternarsi di polvere e altari, che per i portieri è qualcosa di inevitabile, Turati è un po’ nell’occhio del ciclone e c’è curiosità nel valutare le virtù del suo secondo: anche il guardiano dei pali aretino ha risposto presente. Ora non resta che attendere i gol dei centravanti, perchè senza i 3 centri dal dischetto il bottino è ancora fermo al colpo di tacco di Cuni. Non è così probabile, stando alle statistiche, che arrivi contro la Juve, ma sono le cose meno probabili che rendono il calcio unico, inimitabile e fascinoso.

