Analisi di un trionfo: perché può iniziare l’era Sinner

Melbourne ha incoronato re Jannik. Il rosso della Val Pusteria ha detronizzato Novak Djokovic, che a quelle latitudini quasi non conosceva la parola sconfitta, ma l’atto conclusivo non è stato il match con il serbo, bensì un rebus russo che per due set è sembrato un enigma della Sfinge.
Come sia risorto dal “sono morto” del terzo set, sotto di due partite e con un avversario toccato dalla grazia tennistica (non già per stile ed eleganza, ma per incisività) può saperlo solo lui.
Jannik Sinner da San Candido conosce ogni giorno qualcosa di più della disciplina che pratica con risultati incredibili perché ha la buona abitudine di non sentirsi perfetto. La ricerca continua del miglioramento, che non è dote comune a chi fa del tennis una professione e a chi nel tennis ha già vinto trofei importanti, è il segreto di questo ragazzo perbene. Due anni fa dalle parti della rete sembrava un pesce fuor d’acqua. Non si è scoraggiato, né ha ceduto alla tentazione di giocare sempre e soltanto nella sua comforte zone della linea di fondo. Ha pagato in termini di punti e talvolta persino di sconfitte, ma ora sembra un doppista nato: ora voleè, schiaffi al volo e smash non sono più territorio alieno, ma alleati preziosi per il suo arsenale dietro le righe di fondo.
Consapevole dei progressi nei colpi di volo e nel servizio, ha inanellato vittorie in serie (27 negli ultimi 29 match), presentandosi all’ultimo atto dell’Australian Open nelle vesti di logico favorito.
E qui, l’agguato del tennistico destino si è materializzato in un Daniil Medvedev capace di tirar fuori il meglio dal suo variegato e originale repertorio. La diagonale del rovescio, con cambio improvviso in lungolinea, schema adottato per tutto il torneo con risultati straordinari, contro il russo ha avuto un effetto boomerang perché quello, singolare ibrido tra il principe Myskin e il Tiramolla dei fumetti, trovava angoli impossibili e prendeva l’inerzia dello scambio.
Un dritto mai troppo incisivo e una percentuale insufficiente di prime aggravavano una situazione che per ogni altro mortale poteva ben dirsi compromessa.
Il ragazzo della Val Pusteria però tra le sue mille doti ha pure l’ostinazione, non già nel senso deteriore, ma nella sua accezione propositiva, leggi voglia di non arrendersi. E così, da un controbreak comunque tardivo ai fini della conquista del secondo set, Sinner ha derivato il convincimento che la rimonta non fosse impossibile. E da lì le gambe hanno collaborato in modo straordinario a trovare la giusta distanza e il giusto slancio perché i colpi tornassero incisivi. Medvedev, fiaccato da troppe precedenti battaglie, non ha apprezzato il cambio di scena e, pur lottando con una volontà feroce, è andato incontro alla sconfitta.
La sua Nastasia, fuor di metafora letteraria la Coppa del major australiano, il principe Myskin in maglietta e pantaloncini ha dovuto lasciarla a Jannik, che ha colto così il primo trionfo in un major, a dispetto di quanti profetizzavano difficoltà specifiche, legate alla formula del tre su cinque.
Eh già, perché Sinner è anche straordinariamente migliorato dal punto di vista della tenuta atletica, nonché nell’efficacia del servizio. Tutti i suoi fattori di vulnerabilità si sono trasformati in punti di forza (decisivo l’apporto della prima palla nel momento della rimonta operata nella finale australiana).


LO SCENARIO FUTURO
E adesso? Dopo i tornei 250, i 500, un 1000 e la Davis, con una finale alle Finals di Torino a fare da contorno, ora Jannik ha vinto anche un major, rafforzando il quarto posto e scavando un clamoroso margine attivo sul numero 5, che è Rublev. Le possibilità di superare i primi tre diventeranno corpose quando inizierà la stagione sulla terra, perché sarà allora che Jannik dovrà scartare meno punti degli avversari. La stagione del cemento americano, con i tornei di Indian Wells e Miami, lo vedrà invece impegnato a difendere una semifinale ed una finale, perciò con poche possibilità di guadagnare punti rispetto al trand della scorsa stagione.
Le precoci eliminazioni di Roma e del Roland Garros, rispettivamente al terzo turno contro Cerundolo e al secondo contro Altmeier, offriranno invece a Jannik oggettive possibilità di sorpasso sui tre che lo precedono.
Va detto altresì che Sinner è in vantaggio nei testa a testa con Alcaraz, numero 2 del ranking, e sta recuperando su Djokovic, battuto 3 volte nelle ultime 4 sfide e su Medvedev, che nei suoi confronti vantava un 6/0 ed ora ha dovuto incassare 4 sconfitte di fila dall’altoatesino.
Con Federer da tempo ritirato e Nadal che cerca disperatamente di rientrare, ma per ora senza risultati tangibili, il solo Djokovic tiene alta l’insegna dei tre grandi del tennis moderno, ma anche per il serbo il tempo può essere tiranno, perché 37 primavere cominciano a pesare anche per un giocatore dal fisico eccezionale come lui.
Lo scenario dei prossimi anni avrà in Sinner e Alcaraz i giocatori di riferimento, naturalmente senza trascurare Zverev, Medvedev, Rublev, Fritz, Ruud e Tsitsipas, ancora giovani e in grado di prendersi enormi soddisfazioni. Punto interrogativo d’obbligo per Rune, che sembrava dovesse essere il terzo incomodo, ma attraversa ora una fase involutiva piuttosto marcata.
All’orizzonte però si staglia prepotente la nouvelle vague della disciplina: ecco Shang, Michelsen, Van Asshe, Cazaux, Shelton e il baby Mensik, un piccolo esercito di aspiranti campioni che potrebbe sconvolgere gli equilibri in tempi relativamente brevi.
Per i colori azzurri, punto di domanda per Berrettini, alle prese con problemi fisici che sembrano non trovare soluzione, e qualche legittima perplessità per la crescita un po’ frenata di Lorenzo Musetti. Elementi affidabili sono Sonego e Arnaldi mentre la nidiata dei giovani comprende Cobolli, Zeppieri, Nardi, Gigante e Bellucci, per limitarci ai più talentuosi. Insomma, sul tennis italiano splende il sole, e i successi di un numero uno giovanissimo non possono che aiutare la crescita generale.
Da Melbourne il messaggio, invero perentorio è che potremmo trovarci di fronte all’inizio dell’era Sinner.