E’ stato il capitano del primo Frosinone dell’era Stirpe. Dal 2003 al 2005 Gianluca De Angelis, centrocampista marchigiano dai piedi buoni, ha messo la sua esperienza al servizio della compagine giallazzurra, con risultati eccellenti. Successivamente ha anche allenato la Primavera dei canarini. Insomma, a Frosinone è di casa, anche se confessa di non aver ancora avuto modo di esser presente al nuovo stadio: “Devo ancora venire allo stadio Stirpe: magari succederà quando ci sarà Frosinone-Inter, sperando possa essere una doppia festa”.
Le partite dei giallazzurri però le ha viste praticamente tutte in Tv e il suo giudizio è largamente positivo: “Mi piace questo Frosinone, perché è una squadra viva, che gioca un calcio moderno e propositivo. Di Francesco ha fatto un grande lavoro ed ha creato un gruppo che gioca e che ha grande personalità”.
A chi vorrebbe qualche palla in tribuna cosa dici? “Dico che gestire il match a seconda della situazione presuppone anche una certa esperienza, una qualità che un giocatore giovane può non avere. Certo, talvolta rinunciare alla bellezza in favore della praticità potrebbe essere proficuo, ma non lo si fa premendo un interruttore. Sono malizie che si sviluppano con il tempo e il Frosinone è una squadra giovane”.
Squadra con 23 punti all’attivo, ma la situazione di classifica sembrava decisamente migliore. C’è una flessione o è solo colpa del calendario?
“Credo che sia un bottino di punti perfettamente in linea con le aspettative di inizio campionato. Il fatto che siano stati conquistati in massima parte nel girone di andata non cambia la sostanza. Certamente il cammino del Frosinone in questi ultimi match è stato condizionato dalla grande qualità delle avversarie. Peraltro ho apprezzato la grande prestazione offerta dai canarini contro la Juventus, mentre il primo tempo contro la Roma ritengo sia stato il migliore della stagione. Non è mia abitudine chiamare in causa fortuna o sfortuna, ma va detto che il Frosinone è in credito. Sono certo che potrà portare a compimento il progetto della salvezza. Mi pare evidente che in questo momento alcune squadre abbiano un’identità molto meno delineata e pratichino un calcio molto meno bello ed incisivo rispetto a quello dei giallazzurri. Sono altre le candidate a far compagnia alla Salernitana. Certamente la gara di domenica contro il Lecce sarà molto importante”.
Dei giocatori canarini chi ti ha impressionato per quanto fatto fino ad oggi? “Beh, rispondere Soulé sarebbe scontato, ma quello che ha fatto questo ragazzo lo hanno visto tutti, visto che la sua quotazione è schizzata e sono tanti i club che lo vorrebbero. Oltre a lui, che ha guadagnato la stima e la considerazione con tanti gol e tante belle giocate, ci sono tre giocatori del Frosinone che secondo me hanno fatto benissimo: uno è senza dubbi Bresciani, che non conoscevo bene prima di questo campionato, ma che ha mostrato grande duttilità e una cifra tecnica importante. Un altro è capitan Mazzitelli, giocatore di sostanza, lottatore, ma anche bravo a verticalizzare e a concludere verso la porta avversaria. Il giocatore che in assoluto mi ha stupito di più però è Okoli, un difensore centrale che è già difficilissimo da superare e che secondo me ha tanti e importanti margini di ulteriore progresso. Poi è chiaro che anche altri interpreti sono stati bravi e hanno fornito un contributo importante”.
Il Sassuolo è in crisi ma ha battuto Inter e Juventus. Questo significa che nel nostro campionato partite scontate non ve ne sono? “Certamente. Il divario tra i club più importanti e quelli meno attrezzati esiste ancora ed è significativo. Però tende con gli anni a ridursi e soprattutto tende a cambiare la mentalità delle piccole. Starsene novanta minuti rintanati nella propria area, anche alla luce di un Var che ormai punisce anche i sospiri, può non essere la tattica migliore. E allora ecco che può sembrare giusto e normale cercar gloria nell’altra metà campo, anche se l’avversaria si chiama Inter, Milan o Juventus”.
Il Var è applicato in modo troppo pignolo? “Direi di sì, così le partite durano un’eternità. Non si può più esultare a un gol, bisogna attendere la ripresa del gioco a centrocampo. Mi pare che in altre nazioni l’applicazione sia un po’ meno esasperata”.
In campo internazionale i nostri club stanno facendo piuttosto bene, ma la nazionale segna un po’ il passo dopo l’exploit degli Europei…
“Credo che i club siano abbastanza competitivi ma a livello di nazionale paghiamo la crisi di vocazione degli attaccanti. Del resto se vediamo i pacchetti avanzati delle squadre più importanti, ci sono tutti giocatori stranieri. Sono anche cicli, ma il limite più grande sta lì”.
Appuntamento allo Stirpe allora, sperando che il capitano abbia visto giusto.
Capitan Gianluca De Angelis: “Il Frosinone si salverà: lo merita”
