Tutte le strade e l’ostacolo termovalorizzatore verso un campo largo competitivo per il Lazio

Il Pd lancia la sfida a Francesco Rocca: Michela Di Biase e Daniele Leodori i nomi più gettonati per il ruolo di candidato alla presidenza. Ma prima c’è la partita di Roma, nella quale diventa prioritario capire cosa il Movimento di Conte intende fare sui rifiuti.
Perché le parole di Leodori vanno lette bene anche per il Comune di Frosinone.
Secondo i retroscenisti lo schema potrebbe essere questo: Michela Di Biase candidata alla presidenza della Regione per il Campo Largo (nessuno parla più di centrosinistra classico), mentre il segretario regionale del Pd Daniele Leodori farebbe il regista a tutto campo sul modello del mentore Bruno Astorre. Con la possibilità di un seggio blindato al Senato. Naturalmente c’è anche l’opzione che possa essere lo stesso Daniele Leodori a sfidare Francesco Rocca.
UNA DICHIARAZIONE QUASI “PROGRAMMATICA”
Ma intanto c’è una dichiarazione del segretario regionale che va messa… agli atti: “Come forze di opposizione abbiamo un obbligo: mettere in campo una proposta alternativa. Abbiamo già dimostrato di poterlo fare. Ed è anche grazie al lavoro fatto in questi tre anni di opposizione nella Giunta Rocca che siamo riusciti a mettere in cascina risultati importanti per le persone. Ora serve ripartire da qui, da un’alternativa unita, ampia e radicata sui territori”.
Parole pronunciate qualche giorno fa a Roma, al centro congressi di via dei Frentani, dove la coalizione progressista si è riunita nel segno dello slogan: “Rocca ha fallito, siamo pronti a governare”.
CHI C’ERA ALL’INCONTRO DEL CAMPO LARGO
Per il Pd c’erano Daniele Leodori, il capogruppo Mario Ciarla, la coordinatrice della segreteria nazionale Marta Bonafoni, i consiglieri Michela Califano, Emanuela Droghei, Sara Battisti, Eleonora Mattia, Salvatore La Penna, Massimiliano Valeriani. Per Italia Viva Marietta Tidei e Luciano Nobili, per Azione Alessio D’Amato, per Sinistra Civica Ecologista Claudio Marotta, per il Movimento Cinque Stelle Adriano Zuccalà. Per Sinistra Italiana il segretario regionale Danilo Cosentino.
Torniamo alla dichiarazione di Leodori, che fa riferimento ad un’unità di coalizione “ampia e radicata sui territori”. Fra quattordici mesi ci sono le elezioni comunali in quattro capoluoghi di provincia su cinque nel Lazio: Roma, Frosinone, Viterbo e Rieti. Quello del segretario regionale del Pd è un segnale chiaro, che potrebbe aprire, per esempio, la strada perfino ad una convergenza del Partito Democratico su Vincenzo Iacovissi, candidato a sindaco dei Socialisti di Gian Franco Schietroma a Frosinone.
Un elemento che va assolutamente tenuto in considerazione nelle dinamiche del centrosinistra dalle nostre parti. D’altronde non sarebbe la prima volta che i livelli nazionali dettano la linea. Nel 2022 è successa la stessa cosa, quando l’allora presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti impose il “ribaltone”: via Mauro Vicano come candidato sindaco. Al suo posto Domenico Marzi. Fu proprio il compianto Bruno Astorre a far passare la novità nel corso di una complessa enervosa riunione con i vertici del Pd. Una domenica pomeriggio.
LA RETROMARCIA NECESSARIA DEI GRILLINI
Tornando alla candidatura alla presidenza della Regione Lazio, indipendentemente da chi tra Daniele Ledori o Michela Di Biase sarà il candidato alla presidenza, c’è il tema dei rapporti con i Cinque Stelle. Specialmente per quanto riguarda il Comune di Roma, specialmente sulle politiche per i rifiuti.
Il Pd Lazio da tempo si sta muovendo con una priorità assoluta e inderogabile: la conferma di Roberto Gualtieri sulla poltrona più ambita del Campidoglio. E’ per questo motivo che due big del calibro di Daniele Leodori e del parlamentare Claudio Mancini hanno stretto un patto d’acciaio che che ha sbloccato lo stallo correntizio ad ogni livello.
Ora però sui rifiuti la posizione dei Cinque Stelle è chiara: opposizione netta al termovalorizzatore di Santa Palomba (definito più volte eco-mostro), contrarietà ai poteri speciali che Roberto Gualtieri ha come commissario del Governo, “strategia rifiuti zero” (aumentare la raccolta differenziata, puntando a ridurre drasticamente la quantità di rifiuti inviati allo smaltimento finale), critica feroce ai Tmb.
Non si tratta di dettagli, perché poi questi principi dovranno essere declinati non soltanto a livello di Comune di Roma ma pure di Regione Lazio. E se il partito di Giuseppe Conte continua con la strategia “di lotta e di governo”, è complicato per il Pd accreditarsi come fulcro e collante di un’alternativa al centrodestra di Francesco Rocca e di Giorgia Meloni. Ecco perché il punto più importante peri Democrat rimane quello di capire cosa davvero il Movimento Cinque Stelle intende fare. Ma con il camaleontico Conte disposto a tutto pur di ingraziarsi gli alleati per riprovare l’ebbrezza di Palazzo Chigi, tutto è possibile. E nessuno, vedrete, si stupirà di nulla.