Sette turni in archivio e un sogno nel cassetto

Sette giornate andranno in archivio tra poche ore, con la disputa delle gare Monza-Cagliari e  Torino-Parma.  Il Frosinone si trova in una posizione di classifica che mai avrebbe immaginato di occupare, ma di certo non può dirsi che i 13 punti conquistati siano figli del caso o di una condizione momentanea.
Al netto dell’eccellente condizione fisica, il team ciociaro ha mostrato un gioco brillante e coraggioso, che lo ha posto con pieno merito nella colonna sinistra della classifica, a ridosso di compagini che ben altri obiettivi avevano ed hanno nel contesto del massimo campionato.
Dopo la caduta casalinga con la Juve, i giallazzurri hanno inanellato tre successi di fila tra le mura amiche del Benito Stirpe, vittime il Venezia, il Como e il Sassuolo. Lontano da casa, esordio col botto a Firenze, pari a Genova contro il grifone e ko a Napoli, con l’attenuante non da poco di un rigore inventato a spianare la strada ai partenopei.
Un cammino che può stupire soltanto chi non ha visto la corsa, l’applicazione e il piglio sbarazzino con cui il team ciociaro affronta ogni sfida.
Ci sono due scuole di pensiero dominanti, perché se allarghiamo il campo d’indagine nel calcio ce ne sarebbero a decine. Stringendolo alle due in qualche modo prevalenti, c’è chi ritiene che tra le improrogabili regole di ogni neo promossa ci sia quella di dover difendere, talvolta a denti stretti, e in dieci dietro la linea della palla. C’è però chi ritiene che questa sia solo un’opzione, ma non un obbligo. Tra essi c’è Max Alvini da Fucecchio, che conoscendo i suoi ragazzi e fidandosi delle loro capacità, accetta di buon grado gli uno contro uno anche quando gli avversari si chiamano Berardi o Nico Paz. Questa scelta può apparire azzardata ma finora ha pagato in modo evidente. Bracaglia, Calvani, Monterisi, Cittadini, Anthony Oyono e gli altri del pacchetto arretrato centuplicano le forze e per ora tengono botta, facendo poi qualcosa di molto importante anche in fase avanzata.
E in fase avanzata c’è chi sta crescendo di gara in gara, pur avendo ancora lo zero nel tabellino delle marcature, leggi Fares Ghedjemis, estate tormentata tra la voglia d’andar via e quel desiderio quasi inconscio di restare. Ha prevalso il secondo, buon per il Frosinone, perché lui e Kvernadze sono le frecce delle corsie che poche squadre possono permettersi, al di là dei nomi più o meno altisonanti. Come corsa, capacità di saltar l’uomo e soluzioni al tiro, i due gioiellini non hanno niente da invidiare ad alcuno. Al centro dell’attacco ci aspettavamo di vedere l’acquisto più costoso della storia del club, quel Bobcek capocannoniere del campionato polacco. Invece Antonio Raimondo ha saputo tutelare la propria titolarità a suon di reti. Ora è addirittura in vetta alla classifica dei marcatori e questo è un dato statistico che esce dall’alveo numerico per risuonare come grido, tuono, rivoluzione.
Un giocatore del Frosinone capocannoniere, il Frosinone davanti alla Juve, al Napoli e all’Atalanta. Se è un sogno, che nessuno ci svegli…