L’obiettivo è migliorare la qualità dell’assistenza a pazienti e familiari e il benessere lavorativo degli operatori sanitari.
Nasce nell’Unità Operativa di Ematologia dell’Ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone un innovativo modello operativo per la gestione delle comunicazioni nelle fasi avanzate della malattia. Il progetto è frutto della collaborazione tra i professionisti della UOC di Ematologia, il servizio “Psiconcologia in Ematologia” finanziato dalla sezione AIL di Frosinone, e di Thrive, azienda che affianca le organizzazioni sanitarie nei contesti ad alta complessità, intervenendo sulle dinamiche organizzative, decisionali e relazionali.
Il modello integra evidenze scientifiche, esperienza clinica, competenze psiconcologiche e strumenti professionali di comunicazione, traducendoli in un percorso strutturato e concretamente applicabile nella pratica assistenziale.
L’esperienza maturata a Frosinone introduce così una buona pratica organizzativa nella quale la comunicazione non viene considerata come un singolo atto informativo, ma come un processo progressivo: gli incontri con il paziente e con le persone significative vengono preparati dall’équipe, condotti attraverso modalità condivise e successivamente rielaborati dai professionisti, per garantire continuità, coerenza e attenzione ai bisogni che emergono nel tempo.
Il modello è stato quindi trasferito agli operatori attraverso 16 ore di attività formativa, con simulazioni, esercitazioni, analisi di situazioni cliniche e applicazione degli strumenti a scenari rappresentativi della pratica professionale.
Uno degli aspetti qualificanti dell’iniziativa è l’aver messo insieme due dimensioni spesso considerate in contrapposizione: la qualità dell’esperienza di pazienti e familiari e il benessere lavorativo del personale sanitario, che invece il modello rende sinergiche. Qualità della relazione di cura e sostenibilità del lavoro professionale diventano due risultati dello stesso processo organizzativo: un sistema assistenziale che funziona meglio nei momenti di maggiore complessità.
Una gestione condivisa delle relazioni durante il percorso di cura rende comprensibili e sostenibili i passaggi complessi per pazienti e familiari e, al contempo, aiuta i professionisti a gestire meglio il carico relazionale ed emotivo, attraverso strumenti condivisi e un maggiore supporto dell’équipe.
L’iniziativa ha riscosso una ampia partecipazione del personale dell’unità: la direttrice, i medici ematologici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari, le psiconcologhe e l’assistente sociale.
Il progetto prevede ora una fase di monitoraggio dell’applicazione nella pratica assistenziale, finalizzata a raccogliere evidenze utili al continuo perfezionamento del modello e al consolidamento dei suoi impatti organizzativi, professionali e assistenziali.
“Il nuovo modello operativo avviato nella UOC Ematologia è un reale passo avanti nella qualificazione dei percorsi assistenziali – evidenzia la Direttrice Sanitaria Maria Giovanna Colella -. La comunicazione nelle fasi avanzate della malattia non è un semplice momento informativo, è invece parte del processo clinico e relazionale che richiede metodo, preparazione di équipe e competenze integrate. Grazie alla sinergia tra i nostri professionisti, il servizio di Psiconcologia sostenuto da AIL Frosinone e il supporto di Thrive, strutturiamo una buona pratica che garantisce continuità di cura e vicinanza ai pazienti e alle loro famiglie, offrendo al contempo agli operatori sanitari gli strumenti ideali per affrontare le complessità emotive del percorso terapeutico”.
“Per un’Azienda Sanitaria Locale la formazione continua è una leva strategica fondamentale per innovare le organizzazioni e radicare il cambiamento nella pratica clinica. Tradurre un modello teorico in un’effettiva prassi assistenziale quotidiana richiede un investimento formativo mirato, profondo, che in questo progetto si è concretizzato in un percorso di 16 ore basato su esercitazioni, simulazioni di scenari reali e analisi di casi ad alta complessità. L’ampia e trasversale adesione del personale conferma la bontà di un approccio che dota l’intera équipe di strumenti metodologici condivisi per la gestione della relazione di cura”, aggiunge il Dott. Francesco Cerilli, Dirigente Responsabile della Formazione aziendale.


