Due indizi fanno una prova, sette la rafforzano e la portano nel giardino delle certezze.
È anche vero però che quando parliamo di calcio le certezze hanno un aspetto traslucido, perché attaccate di continuo da uno stuolo di variabili che si muovono nel solco dell’imprevedibilità. E allora i 7 risultati utili (quattro vittorie e tre pari) ottenuti dal Frosinone in queste prime undici gare possono essere, anzi lo sono certamente, un utilissimo compagno di viaggio in vista delle successive 27 gare.
Il dato conforta anzitutto in termini di raffronto con le due precedenti esperienze del club in serie A. Il Frosinone di Stellone, stagione 2015-2016, dopo undici gare aveva 10 punti, frutto delle vittorie su Udinese, Sampdoria e Carpi e del pari di Torino con la Juve, ottenuto grazie al gol di Blanchard, tifoso juventino doc, allo scadere del confronto.
Decisamente peggio andarono le cose al Frosinone di Longo (che poi sarebbe stato avvicendato da Baroni). Nelle prime 11 partite i punti dei canarini furono soltanto sei, frutto di un solo successo, sul campo della Spal, e dei pareggi contro Bologna, Empoli e Parma.
In questo torneo 2023-2024 sono già arrivati i successi contro Atalanta, Sassuolo, Verona e Empoli e i pareggi contro Udinese, Salernitana e Fiorentina.
Un altro dato estremamente confortante riguarda il numero dei marcatori, perché i 17 gol realizzati portano la firma di ben 12 diversi giocatori: Soulè (5), Harroui e Mazzitellli (2), Monterisi, Cheddira, Lirola, Romagnoli, Reinier, Brescianini, Cuni e Ibrahimovic sono già finiti nella classifica di chi ha fatto gol, a dimostrazione di un gioco che porta alla conclusione di frequente e con esito positivo anche difensori e centrocampisti.
LE STELLE PIÙ BRILLANTI DI QUESTO AVVIO
È palese che il calciatore capace più di ogni altro di conquistatarsi i riflettori e le attenzioni di tutti gli addetti ai lavori sia stato Matias Soulè, non solo per i cinque gol segnati.
Impressionante il numero di palloni giocati e soprattutto di dribbling riusciti: l’argentino di proprietà della Juventus è primo nella classifica specifica, con 38 dribbling riusciti, con Kvaratskhelia al secondo posto ma a debita distanza (25) e Samardzic e Gudmundsson a dividersi il terzo gradino con 22.
Il genietto di Mar del Plata non è però il solo giocatore capace di esibire una tecnica sopraffina. L’ultima gara giocata ha segnalato al mondo del calcio la tecnica e l’abilità di un giocatore nemmeno diciottenne, Arjion Ibrahimovic, che ha cognome impegnativo e provenienza nobile, visto che è del Bayern, altro club dominante nel contesto europeo.
E per non farsi mancare niente, il Frosinone di quest’anno ha pure un giocatore del Real Madrid, quel Reinier che da qualche settimana è entrato di diritto negli undici iniziali, esibendo anch’egli doti tecniche di prima qualità.
Ecco, al di là dei punti in classifica e dei risultati confortanti, l’altra certezza, traslucida quanto si vuole ma rigenerante per i cuori canarini, riguarda le straordinarie doti di alcuni interpreti. E questa, ci perdonino i predecessori, ai quali siamo legati da affetto imperituro, è una vera rivoluzione nella storia dei campionati in A del Frosinone.
Non solo samba, o tango fate un po’ voi, perché nell’organico giallazzurro ci sono anche giocatori di grande concretezza, che abbinano qualità e quantità.
Centrocampisti come Barrenechea, Mazzitelli e Harroui (ahimè fermo ai box dopo un avvio folgorante) non ce l’hanno tutti e sono anch’essi una piccola perla da esibire, sperando che abbagli gli avversari di turno.
LE CARTE ANCORA DA GIOCARE
Harroui sta faticosamente recuperando dal brutto infortunio che ha stroncato sul nascere le sue stupende prestazioni in avvio di torneo. Lo attendiamo pertanto con grande fiducia, consapevoli di come gli altri stiano facendo il possibile per non acuire il dolore della momentanea assenza.
C’è poi un altro elemento che presto potrebbe aggiungersi al trio delle meraviglie. Anche lui viene dalla Juventus, e anche lui è sudamericano, il brasiliano Kaio Jorge, cui mister Di Francesco non esita ad attribuire un senso del gol non comune. Kaio per ora ha giocato solo spezzoni di gara, ma nel corso dei supplementari di Torino ha fornito a Reinier un assist di pregevolissima fattura. Potrebbe essere lui una delle carte da giocare in questa seconda parte del girone di andata.
Cuni e Cheddira finora hanno segnato solo un gol ciascuno, ma anche loro hanno mostrato movimenti e capacità offensive che prima o poi troveranno soddisfazione. Il bellissimo colpo di tacco di Cuni che ha stappato il match con l’Empoli può essere un’ideale copertina del romanzo calcistico in atto unico dal titolo “Quel che sarà”.
In questi contesti di entusiasmo e di qualità esibite o lasciate quantomeno intravedere, un elogio va fatto anche alla difesa, che al momento è senza dubbio il reparto che presenta maggiori punti di domanda.
Detto senza ipocrisie, è un reparto incompleto, che non offre a mister Di Francesco le stesse garanzie di centrocampo e attacco. Fino a gennaio però bisognerà fare di necessità virtù e il messaggio è arrivato forte e chiaro all’esiguo gruppo dei componenti.
Così, qualcuno mostra duttilità cambiando corsia senza peggiorare il rendimento, qualcun altro si rende disponibile tanto come centrale che come laterale basso e alla fine nel gioco delle quattro, facciamo pure sei, carte, Di Francesco trova il modo di allestire un pacchetto arretrato dignitoso, sebbene la qualità del reparto non possa competere con quella degli altri.
Costanza, applicazione, creatività, un pizzico di spregiudicatezza: tutto questo é stato nelle prime undici giornate il Frosinone. E allora diciamolo pure, che oltre a Soulè, Reinier, Ibra e compagnia bella, finora c’è stato anche un altro fuoriclasse, Eusebio Di Francesco. Da qui si riparte, con un bagaglio di speranza e un pizzico di legittimo orgoglio.
