Il primo agosto per gli appassionati dell’atletica leggera resterà una data speciale. In poco meno di mezz’ora, nelle prime ore di un indimenticabile pomeriggio italiano, due medaglie d’oro cambiavano la storia dell’atletica azzurra.
Sconvolgente quella sui 100 metri. Nel regno permanente di nordamericani e caraibici, nella gara delle gare, un ragazzo italiano nato nel Texas, lunghista pentito e velocista con le stimmate, demoliva i draghi dello sprint e in 9”80 si prendeva l’oro, la gloria, la meraviglia.
Neanche mezz’ora più tardi un saltatore in alto che alla precedente edizioni dei Giochi era atteso quale favoritissimo fino allo schiaffo in pieno viso ricevuto dalla dea Fortuna, si riprendeva quel che era suo, volando più in alto dei pensieri e di ogni favola moderna.
Marcell Jacobs e Giamarco Tamberi, abbracciati sulla pista di Tokio, tra bandiere tricolori, grida, esultanza e lacrime di gioia.
Possibile, anzi probabile, che sia stato irripetibile. Però che bello averlo vissuto, quel momento magico con l’Italia capitale del mondo.
E oggi? Oggi Marcell è impegnato in una corsa contro il tempo. In attesa di Parigi ci sono i mondiali di Budapest e per l’allievo di Paolo Camossi i malanni fisici sono stati la costante degli ultimi due anni. Ha comunque vinto un mondiale indoor sui 60 metri e l’Europeo nei suoi 100, ma sempre centellinando impegni ed energie, per quel motore formidabile ma troppo spesso capriccioso.
“Gimbo” Tamberi sta meglio, ha appena ritrovato, in Diamond League le sue misure oltre i 2,30 e prepara la sfida al favorito Barshim, l’amico rivale, con la solita straordinaria carica agonistica.
E gli altri?
TRICOLORI CON TANTI RISULTATI ECCELLENTI
Benché privati di tanti big, per via di un calendario davvero frenetico, i campionati italiani assoluti disputatisi a Molfetta hanno regalato tante belle risposte in vista di Budapest.
Assenti, oltre a Jacobs e Tamberi, anche i due giovani fenomeni del lungo, Larissa Iapichino e Mattia Furlani, e assente suo malgrado l’ostacolista Sibilio, alle prese con l’ennesimo infortunio, la ribalta se l’è presa la sua omologa Ayomide Forolunso, che ha ritoccato il suo limite nazionale nel giro di pista con ostacoli, limando 12 centesimi.
Per la vulcanica “Ayo” una stagione da incorniciare, che potrebbe portarla alla conquista di una finale mondiale, magari limando un altro paio di decimi al 54”22 timbrato a Molfetta.
Belle cose sono venute anche dagli 800 maschili, con tre autorevoli personaggi sul podio. Simone Barontini per avere la meglio è dovuto scendere sotto l’1’45”, con un 1’44”50 che gli è valso il personale e la maglia tricolore.
Posto d’onore per Tecuceanu e terzo gradino per il giovane Pernici, che per 600 metri aveva condotto con molta autorevolezza la gara.
Bene anche il redivivo Davide Re, che la sua corona ha dovuto sudarsela contro un sempre più convinto Lorenzo Benati.
Eccellenti risultati sono arrivati dai 200. Nella prova femminile Dalia Kaddari, un’esemplificazione di come la leggiadria possa essere performante, dopo aver disegnato la solita curva perfetta, ha lanciato il suo motore a pieni giri, senza però trovare la fluidità che potesse valerle il personale. Il suo 22”90 e comunque un ritorno alla normalità, dopo il passo falso di Espoo.
Ben oltre la normalità è andato Filippo Tortu, che doveva riscattare il 20”61 dell’europeo per nazioni e ha scelto un modo davvero convincente: splendida la sua azione per un 20”14 che lo annuncia in forma mondiale, a dispetto della sublussazione rimediata a Grosseto.
Dietro di lui il redivivo Fausto Desalu e l’arrembante Ricci, per un podio di qualità.
Nei 100 metri vittoria con crampo finale per Ceccarelli, di nuovo a 10”30, dopo i due 10”13 di un mese fa. Appena dietro Rigali, terzo Marek. Nella prova femminile ritrovata efficienza per Dosso, tornata a un 11”28 che va inteso come punto di ripartenza.
È andata a Coirò la battaglia degli 800 piani, con Sabbatini a ricercare lo spunto veloce con vista 1500 e Bellò a contentarsi della terza moneta.
Sontuoso sui 110 hs il baby Simonelli, che pur pasticciando sull’ultima barriera ha trovato un 13”40 che gli ha consentito di tener a distanza Fofana.
Squilli di tromba anche dai lanci, con Fabbri e Weir a battagliare poco al di sotto della magica soglia dei 22 in un peso di livello europeo e Daysi Osakue ormai stabile sui 63 nel disco.
I salti hanno esaltato Ottavia Cestonaro, maglia tricolore nel suo triplo e insolita vincitrice nel lungo e ridato un po’ di fiducia a Elena Vallortigara, sia pure su misure non proprio esaltanti. Sottile ha fatto il suo, con un 2,28 tedoforo di speranza.
Il redivivo Randazzo si è preso la maglia del lungo mentre Andy Diaz ha timbrato un eccellente, ma per lui ordinario 17,21.
In chiusura il decathlon: di nuovo un italiano sopra gli 8000, e non è Dexter, assente in Puglia.
È Naidon il nuovo superman in scarpe chiodate: 8090!
