Dopo il monito di Paolo Trancassini l’accelerazione: ora la soluzione, come riporta Ciociaria Oggi, sembre a un passo. Ma rimangono tutti i dubbi su un programma amministrativo che non convince nessuno. Si andrà avanti, è questa l’amara verità, perché chi contesta Mastrangeli non ha alternative valide da mettere in campo. E gli oppositori di un tempo si accontentano del classico pezzo di pane. In una logica solo familistica e di relazioni. Altro che politica.
La crisi in realtà si è risolta dopo un minuto che alle loro spalle si era chiuso il portone di Montecitorio, luogo del faccia a faccia tra i vertici di Fratelli d’Italia e della Lega. E già qui la prima anomalia destinata a pesare non poco in futuro: si potrà ancora chiamare amministrazione di centrodestra quella del Capoluogo o sarà un campo-stretto di centro destra vista l’ormai strutturata assenza di Fazzone alle trattative per il prosieguo dell’amministrazione Mastrangeli?
Ma non è questo il punto. Il punto è che Mastrangeli e Ottaviani appena entrati nelle loro vetture per far rientro a Frosinone hanno, da buoni scolaretti, eseguito gli ordini. Hanno capito la lezione. Hanno percepito il rischio. E secondo quanto riferisce Ciociaria Oggi hanno mollato l’assessorato “pieno” ai meloniani e per evitare gli strali (e le reazioni) di Antonio Scaccia hanno accontentato anche il bulimico vice-sindaco mettendo sul tavolo della Befana, per l’accondiscendente Domenico Marzi (sarebbe bello e anche un pò esilarante, andarsi a risentire i suoi comizi in campagna elettorale), una delega per il mite Carlo Gagliardi. Tutto questo dopo una telefonata di cortesia a Laura Vicano alla cui lista verrà concessa, giustamente, una exit-strategy politica che dovrà tenere conto, almeno, della correttezza politica tenuta in questi tre anni e mezzo di amministrazione.
Ma al di la di questo che è pura cronaca fatta per essere smentita e ribaltata in men che non si dica rimangono i fatti, le verità incontrovertibili, i numeri. Le sorti di una città in piena crisi di vocazione, che non decolla, che si aggrappa su un’idea di sviluppo che non esiste e che si sta giocando le poche risorse a disposizione su progetti che sono lontani anni luce da ciò di cui ha effettivamente bisogno. Diventa difficile capire per chi transita nelle anguste strade di un capoluogo che lo standing di capoluogo non ha mai avuto, come potranno convivere i bikers nelle loro comode corsie sottratte ai parcheggi (per lo più extracomunitari dediti allo spaccio), gli automobilisti e questo misterioso mezzo chiamato BRT che dovrà assolvere alla funzione di trasportare flussi di visitatori (quali?) dalla stazione a Piazzale De Matthaeis. Tutto questo dopo l’aborto dell’ascensore inclinato (opera che invece serviva, eccome se serviva), dopo le disastrose scelte sulla viabilità fatte alla Stazione, dopo l’immotivata chiusura della piazza antistante alla Sacra Famiglia e con l’enigma multipiano che oltre a ritardare (se non a mettere in dubbio) il trasferimento della Camera di Commercio dovrebbe essere il primo pensiero della mattina per chi si è appiccicato addosso il titolo di “reginetta del Centro Storico” che fino ad oggi pare solo ad essere servito per organizzare qualche serata di street-food ad uso e consumo di una compagnia di giro di associazioni, pseudo-artisti e promoter che ruotano intorno all’eccentrica assessora al ramo.
Senza multipiano (ristrutturato, rimodernato, messo in funzione e in sicurezza) è un ossimoro parlare di rilancio del centro storico. Quando per parcheggiare devi “farti il segno della croce e pregare” come dicono i cronisti sportivi all’ultimo secondo di un incontro quando una squadra cerca il gol che serve a tutti i costi per salvare una partita.
Ora tutte questioni spariscono di fronte ad un “change” di poltrone che non racconta nulla, che non cambia di una virgola la narrazione della Frosinone che verrà. Operazione che oltre a ristabilire un equilibrio numerico farà tornare nelle mani degli impauriti Ottaviani e Mastrangeli la più assoluta libertà di fare e disfare senza confronto su una città dove, nonostante le luci natalizie prossime ad essere smontate, la gente non vuole più abitare, le attività commerciali smantellano e vanno via, aumentano le zone presidiate dagli extracomunitari tanto cari all’ex Vescovo e all’ex Sindaco (leghista!) e dove il senso di insicurezza si fa sempre più forte.
Purtroppo, in questo triste passaggio stagionale buio, gonfio di nubi e pieno di pioggia sembra parafrasando un detto un pò troppo volgare che un “pezzo di stoffa delle poltrone della sala giunta di Palazzo Munari tiri troppo di più di un carro di buoi”. Ecco perché non saranno due nuovi assessori ed una delega a restituirci la speranza di una città migliore
