Dopo l’Australian Open: i nuovi equilibri del tennis mondiale

Il “grand slam career” conquistato da Carlos Alcaraz consegna il fuoriclasse murciano al gotha del tennis: è il più giovane a riuscire nell’impresa, un dato che non è soltanto statistico. La fame di vittoria e la certezza di poterla raggiungere sono due prerogative che si aggiungono al bagaglio tecnico del giovane iberico. Quel che ha conseguito fino ad oggi è figlio anche di questo suo valore aggiunto, che non è nelle volèe, nei colpi fantasiosi o nelle variazioni di cui dispone generosamente, ma è nella testa, in quella psiche che sovente è arbitro di contese più di gambe e braccia tirate allo spasimo.
E sempre nella psiche del nostro fenomeno, Jannik Sinner da San Candido, bisognerebbe scovare per comprendere il perché dell’incredibile numero di palle break non convertite nel corso della drammatica semifinale contro Novak Djokovic, in particolare nel quinto set, diventato ormai un tabù per il nostro dolomitico eroe. Dopo 21 match vinti di fila sul cemento, Sinner è caduto quando nessuno se lo aspettava e contro un avversario che nelle ultime occasioni aveva battuto in maniera facile e involontariamente irrispettosa del suo passato “gigante”. Una considerazione di natura tattica però va fatta, perché è abbastanza incomprensibile che dall’angolo dell’italiano non sia partito un suggerimento sulla necessità di “spostare” il serbo, che nel quinto set sembrava averne meno di Jannik. La quasi sistematica decisione di incrociare sulle due diagonali ha finito col rappresentare la certezza di Nole, che ad appoggiarsi sulle accelerazioni altrui è il migliore del mondo da quasi 20 anni. La necessità di cambiare lungolinea, che forse Sinner rifiutava per non uscire dalla comfort zone nella quale si era involontariamente rifugiato nel momento del pericolo, era palese. Qualche palla corta, qualche discesa a rete, qualche cambio lungolinea, al netto di tutti i rischi che avrebbero comportato, andavano tentati. Per non riuscire dal campo con le recriminazioni del caso: grandi, enormi recriminzioni.
Conoscendo le capacità di reazione dell’ex numero uno del ranking mondiale, possiamo sin d’ora immaginare che al Roland Garros arriverà tirato a lucido e con la voglia di riprendersi quel che l’anno scorso gli sfuggì in modo a dir poco beffardo.
Capitolo Musetti: anche qui l’analisi non è semplice. Quel che ha fatto Lorenzo fino al momento dell’infortunio è sotto gli  occhi di tutti. A quanti ritenevano che le superfici veloci dovessero essere un tabù per il toscano, è arrivata una risposta perentoria e contraria. Il gioco vario di “Muso”, agevolato forse da campi un po’ meno veloci rispetto al passato recente, ha fatto centro contro Machac e contro Fritz e stava facendo saltare il banco anche contro Nole. E’ però un dato di fatto che anche Lorenzo incorra quasi sistematicamente in problemi di natura fisica allorquando è sotto lo striscione di un importante traguardo. Possibile che sia solo un malaugurato caso, ma la statistica comincia a diventare ampia e in qualche misura inquietante. Sembra che il corpo si blocchi quando finalmente Musetti sta per dare senso compiuto ai suoi sforzi esteticamente esemplari. Così il numero 3 del mondo e la semi australiana sono saltati e i tornei vinti dal toscano in carriera restano soltanto 2, davvero pochi se si pensa alle potenzialità dimostrate e anche al numero di opportunità create. Riuscirà mai a centrare un successo in un major? Possibile, probabile, ma forse prima dovrà passare per un mille, che gli dia fiducia e gli faccia da trampolino. Per ora restano un 500 e un 250, meno di quanto abbia vinto Sonego, ma anche meno di Darderi e Cobolli, e questo non è in linea con la statura di atleta e di tennista di Lorenzo.
Gli altri: rimandati Shelton, Medvedev e Fritz, bocciato Aliassime, eterno incompiuto Zverev, che ha avuto sulla racchetta l’occasione (ennesima) della sua vita e l’ha dilapidata in uno sciagurato decimo gioco del quinto set, al servizio contro sua maestà Carlitos. L’uno temeva di non vincerla, l’altro era certo che l’avrebbe recuperata. E ha vinto il secondo, come vuole la logica della convinzione.