
Passo avanti per l’Italia di Spalletti, che ha chiuso vittoriosamente il match contro l’Ucraina e ha ridato corpo alle proprie possibilità di qualificazione diretta alla fase finale del campionato europeo di calcio.
Era un match delicato, quello di San Siro, perché il pareggio con la “solita” Macedonia indigesta aveva reso indispensabili i tre punti contro i gialli di Rebrov.
L’approccio è stato un vero e proprio manifesto delle buone intenzioni, con gli azzurri a pressar alto e a recuperar palloni come fosse semplice e naturale.
Gli ucraini, sorpresi da una simile partenza, hanno concesso subito un paio di ghiotte palle gol, prima che Frattesi, bravissimo negli inserimenti, rompesse l’equilibrio del confronto.
La doppietta dell’ex Sassuolo, ora punto di forza dell’Inter, ha messo la gara in discesa, o almeno così sembrava fino allo sciagurato assist di Dimarco, che ha consentito a Yarmolenko di contestare il verdetto.
Così, nonostante i reiterati tentativi azzurri di rimettere due gol di distanza tra sé e gli avversari, la gara si è trasformata in una lunga partita a scacchi, in cui i pezzi migliori li ha sempre avuti l’Italia, ma senza il conforto dello scacco matto.
Tutti, sulle tribune di San Siro o davanti ai teleschermi, hanno pensato: “Vuoi vedere che ora arriva il gol beffa?”
Le recenti esperienze autorizzavano in qualche modo un pessimismo che per fortuna non ha trovato riscontri. Il 2/1 è arrivato fino al 93’ e ha riscritto la classifica del girone, irrobustendo le chances di un salvifico secondo posto finale degli azzurri.
PROMOSSI E BOCCIATI
Indiscusso protagonista il marcatore plurimo di giornata, un centrocampista che ha grande attitudine all’inserimento in area fatto, come amano dire gli opinionisti del terzo millennio, con i tempi giusti.
Frattesi pone la propria candidatura autorevole a una maglia da titolare anche quando le possibilità di scelta di Spalletti saranno più ampie e variegate.
Barella e Locatelli, ciascuno nel solco delle proprie caratteristiche, hanno disputato una prova di sostanza.
Molto fumo e poco arrosto per Raspadori, preferito ad Immobile e Retegui al centro dell’attacco azzurro. Il 23enne azzurro si è mosso con grande frenesia, cercando e non trovando lo spunto vincente e palesando una mira perfettibile in un paio di favorevoli occasioni.
A corrente alternata Zaccagni e Zaniolo, ma il secondo ha comunque evidenziato una fisicità e una capacità di proporsi che ne hanno impreziosito la prestazione.
Bene la difesa, a cominciare dal fischiatissimo Donnarumma, autore di due pregevoli interventi, il secondo dei quali vanificato dalla sciocchezza di Dimarco, davvero insolita per un giocatore dal rendimento costante. I centrali hanno tenuto e Scalvini è andato anche a cercar gloria dalle parti di Bushchan, sfiorando il bersaglio grosso.
Dalle due gare settembrine sono arrivati complessivamente quattro punti, che hanno avvicinato l’Italia all’obiettivo minimo del secondo posto. C’è un titolo europeo da difendere, la strada è lunghissima, ma Spalletti sembra aver individuato come e con chi compiere i primi passi.
