Nonostante il dialogo costruttivo di Daniele Leodori e Claudio Mancini, nonostante l’assemblea alle Terme di Pompeo, nel Pd provinciale le diverse “componenti” continuano a farsi la guerra. E all’orizzonte ci sono le provinciali, che possono trasformarsi in un’altra sconfitta storica.
Il tempo di una notte, evidentemente agitata. E poi la mattina successiva le “correnti” del Pd provinciale hanno ripreso a dividersi a colpi di messaggi. Meglio se sui social network. Eppure domenica scorsa alle Terme di Pompeo i leader regionali Daniele Leodori e Claudio Mancini avevano dato l’esempio. Perfino quando si sono trovati davanti all’assenza (evidentemente polemica) di Marta Bonafoni, che non ricopre un ruolo qualunque. E’ la coordinatrice nazionale della segreteria. Lavora gomito a gomito con Elly Schlein. La Bonafoni non c’era perché la casella della vicesegretaria provinciale non era stata attribuita. La rivendicano sia il Collettivo Parte da Noi di Danilo Grossi (che ha la Bonafoni come referente) che i Riformisti di Antonio Pompeo (per il quale è sceso in campo addirittura Lorenzo Guerini). Ma i problemi restano tutti sul territorio, nell’ambito di una Federazione provinciale irrimediabilmente lacerata (da anni) dalle correnti. D’altronde bastava un rapido colpo d’occhio alle Terme di Pompeo per rendersi conto di come ognuno stesse soltanto con i suoi: AreaDem di Francesco De Angelis, Rete Democratica di Sara Battisti, i Riformisti di Antonio Pompeo (accompagnato da Claudio Moscardelli), Parte da Noi di Danilo Grossi. Perfino quando i big si sono riuniti nella saletta sopraelevata della hall, sotto le “tifoserie” non… fraternizzavano. Alla fine è stato fatto il minimo sindacale, previsto dall’accordo: Achille Migliorelli segretario, Sara Battisti presidente. E meno male che Daniele Leodori, nel suo intervento, ha ricordato il passo indietro (strategico e generoso) di Luca Fantini, senza il quale la stagione congressuale non sarebbe ancora terminata. Magari quel “passaggio” avrebbe dovuto farlo Achille Migliorelli. Non nella relazione, ma a braccio, invitando Fantini sul palco per il passaggio del “testimone”. Quello sì che sarebbe stato un gesto di pacificazione vera.
E meno male che il parlamentare Claudio Mancini, agganciandosi al discorso di Leodori, si è rivolto a Francesco De Angelis. Così: “Caro Francesco, dopo aver sentito Leodori citare Massimo D’Alema, non dobbiamo sentire più niente”.
E’ stato un modo per sdrammatizzare, ma anche per ricordare le comuni origini “dalemiane” dei due. Insomma, anche se può sembrare incredibile nel Pd di oggi, esistono delle storie condivise. Però, nonostante tutto questo, nel Partito Democratico provinciale nulla è cambiato. Appunto che Danilo Grossi ha detto chiaramente che se non venisse attribuita la vicepresidenza, la sua componente non farebbe parte della segreteria politica di Lucio Migliorelli, che peraltro lui ha sostenuto per quattordici mesi. Salendo spesso sulle barricate.
ORA IL PROBLEMA È… GROSSI
Dicevamo delle polemiche sui “social”, tra lo stesso Danilo Grossi e Luca Fantini. Con un intervento durissimo di Sara Battisti che ha voluto ricordare a Grossi come un dirigente nazionale di un partito dovrebbe gettare acqua, non benzina. In questo clima il Partito Democratico si appresta a svolgere le elezioni provinciali, nelle quali ha tutto da perdere. A cominciare dalla leadership tra gli amministratori, che conserva ininterrottamente dal 2014. Nel 2023, nell’ambito di una lista di centrosinistra, il Pd ha eletto 5 consiglieri. Stavolta può arrivare a 3, massimo 4. Con Fratelli d’Italia che punta al sorpasso (4-3) o, male che vada, al pareggio (4-4). All’assemblea provinciale di domenica non c’era neppure il sindaco di Cassino Enzo Salera, in corsa per le provinciali. Dovrebbe ancora far parte di AreaDem, ma sembra in “modalità polemica” nei confronti di De Angelis. In realtà appare più vicino a Parte da Noi. In ogni caso Salera sarà protagonista del “derby” (non solo cassinate) con Luca Fardelli, espressione di Rete Democratica di Sara Battisti.
Poco, anzi nulla da girarci intorno: nelle correnti del Pd provinciale il malumore si respira. A dimostrazione di come nulla sia cambiato sul piano sostanziale. A dimostrazione di come il significato profondo dell’esempio (vero) dato da Daniele Leodori e Claudio Mancini non sia stato colto. Questo però è un elemento fondamentale, perché stavolta Mancini e Leodori non faranno finta di nulla.
