Il risultato delle elezioni provinciali conferma la leadership di FdI, costruita sull’asse tra Ruspandini e Righini, con tutti i big coinvolti. Nei Democrat 1-1 tra Battisti e De Angelis. Ma è il sindaco di Cassino a prendersi la scena: “Ho combattuto e vinto da solo”. L’analisi completa di quanto successo. E ora per la presidenza il quadro è diverso.
Non è soltanto il risultato finale: 4-3. Che inevitabilmente richiama alla memoria la leggendaria sfida tra Italia e Germania del 1970 all’Azteca. Sono i numeri e le percentuali a certificare un cambio netto di consistenza e prospettiva politica. Fratelli d’Italia primo partito anche tra gli amministratori con 29.105 voti ponderati, il 30,22%. Il Partito Democratico si è fermato a 24.402, con il 25,34%. Sono stati 303 gli amministratori che hanno scelto FdI, 248 il Pd. Era prevedibile fino ad un certo punto. Alla Provincia la narrazione è mutata dopo dodici anni di predominio di centrosinistra.
ECCO IL NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE
Fratelli d’Italia ha 4 consiglieri: Stefano D’Amore (Isola Liri), con 10.850 voti ponderati (primo degli eletti), Alessandro Cardinali (Anagni) con 9.289 (secondo degli eletti), Simone Paris (Fiuggi) con 4.834, Andrea Velardo (Castrocielo) con 2.960.
Il Partito Democratico 3: il sindaco di Cassino Enzo Salera con 8.183, Luigi Vittori (Ferentino) con 7.759, Luca Fardelli (Cassino) con 6.331. Quindi la Lega con 2: Andrea Amata (Vicalvi) con 3.958, Luca Zaccari (Ferentino) con 2.657. Forza Italia 1 seggio: Pasquale Cirillo (Frosinone) con 3.636. Poi Luigi Vacana (Provincia in Comune): 3.510 voti ponderati. E Progetto Futuro: Gianluca Quadrini con 3.948 voti. Vacana è alla quinta elezione consecutiva, Quadrini allunga la striscia dell’en plein, visto che dal 2014 ha sempre centrato il traguardo.
IL GIOCO DI SQUADRA MELONIANO VINCE.
NON PAGA IL CONGRESSO PERENNE DEL PD
Fratelli d’Italia ha vinto grazie alla strategia, al gioco di squadra, alla lucidità e ad un asse che è nei fatti. Massimo Ruspandini, parlamentare e coordinatore provinciale, ha motivato tutti i big locali, mettendoli nelle condizioni di “correre” attraverso i loro candidati di riferimento e riesce a intestarsi una progressione di consensi di 49 amministratori sui 303 che hanno dato la fiducia al partito di Giorgia Meloni.
Lo ha fatto consapevole che l’apporto dell’assessore regionale Giancarlo Righini avrebbe rappresentato un indubbio valore aggiunto, fondamentale per lo scatto decisivo. Righini ha fatto sentire il “peso” politico del ruolo, messo a disposizione del partito.
È arrivato il primo premio ad un’attività, da parte dell’assessore al Bilancio e all’Agricoltura, che ha accesso per la prima volta, il “focus” della Regione sulle province. In particolare su quella di Frosinone.
Ruspandini ha intuito l’importanza della squadra e da parte sua ha puntato molto su Cardinali e Velardo. I quali fanno riferimento, rispettivamente, al presidente della Saf Fabio De Angelis (anche stavolta bravo a calibrare le… ponderazioni) e al consigliere regionale Daniele Maura. Quest’ultimo ha dovuto prendere atto di essere arrivato dietro alla collega consigliera regionale Alessia Savo, che appoggiava Simone Paris. Pagando anche una sorta di “non approvazione” da parte del territorio della sua attività amministrativa alla Pisana e politica sul territorio.
In tale contesto e nella terza piazza centrata da Paris si è letta la mano del presidente Ales Fabio Tagliaferri e del deputato Paolo Pulciani. Certamente tutti si sono mossi in un contesto di forte competizione interna, come è normale in un partito del 30%. Massimo Ruspandini ha avuto il merito di creare le condizioni affinché fosse una coperta lunga (e larga) per coprire l’intero terreno di gioco. Mettendo un “peso massimo” come Righini nelle condizioni di potersi muovere a tutto campo.
IL CONGRESSO DEM NON FINISCE MAI…
Nel Pd finisce in pareggio il derby delle “correnti”: Francesco De Angelis conferma Luigi Vittori, Sara Battisti porta in aula Luca Fardelli. Ma il risultato più importante è quello di Enzo Salera. Non soltanto perché il sindaco di Cassino è arrivato prima (non era scontato), ma perché ha detto: “Ho combattuto da solo, le altre componenti hanno sostenuto soltanto 2 candidati. Dispiace per il partito, si poteva fare di più. Ci sarà una riflessione”. La conferma di quanto si era intuito al congresso: Enzo Salera balla da solo e non fa più riferimento ad AreaDem di Francesco De Angelis. Una riflessione va fatta anche sui 511 voti non ponderati senza preferenze.
Nella Lega solito pareggio tra Nicola Ottaviani (parlamentare e coordinatore provinciale) e il tandem Pasquale Ciacciarelli–Mario Abbruzzese. E soliti eletti: Andrea Amata e Luca Zaccari. Non cambia nulla. Mentre in Forza Italia il successo di Pasquale Cirillo è indicativo: batte Valter Tersigni, è l’unico consigliere di Frosinone e fa capire ai vertici “azzurri” che da lui non si può prescindere.
In chiave Comune di Frosinone, beh… potrebbe diventare la polizza politica di Riccardo Mastrangeli. Difficilmente Cirillo si dimetterà da consigliere comunale, perché perderebbe il ruolo provinciale.
Per il resto, pur avendo perso molti voti ponderati rispetto al 2023, va sottolineata l’elezione di Gianluca Quadrini (Progetto Futuro), capace di costituire una lista pur essendo stato fuori dalla provincia di Frosinone per molti mesi. Non era semplice. Applausi per Luigi Vacana, che con la formula di Provincia in Comune continua a far capire quanto conti davvero il radicamento nel territorio. Convincere 115 amministratori a rinnovargli appoggio e fiducia è un’impresa che non può passare sottotraccia. L’instancabile protagonista della “cultura” di Piazza Gramsci è riuscito a passare da 85 amministratori a 115 segnando in percentuale un incremento percentuale addirittura superiore a quello di Fratelli d’Italia.
COSA HANNO DETTO LE URNE DI PALAZZO JACOBUCCI
Il centrodestra ha una maggioranza netta. Ha eletto 7 consiglieri su 12: 4 di FdI, 2 della Lega, 1 di Forza Italia. Ma in realtà sono 8, considerando la collocazione di Quadrini. Il centrosinistra esce ridimensionato a quota 4: 3 del Pd, 1 di Provincia in Comune. Il quadro attuale sarà lo stesso (con piccoli cambiamenti) della prossima elezione del presidente. Il mandato di Luca Di Stefano scade a fine anno. Probabilmente si andrà alle urne a marzo 2027. Quattro anni fa Di Stefano fu sostenuto dall’area del Pd che allora vedeva insieme De Angelis e Battisti. Ora nulla è come allora. Il sindaco di Sora si è caratterizzato per un profilo civico. Vedremo cosa succederà in questi dodici mesi. Di Stefano punterà al bis, ma dovrà tener conto di un quadro completamente diverso. Il centrodestra, esattamente come successo a Latina, è nelle condizioni di indicare un proprio candidato. E già circola il nome di Massimiliano Quadrini, sindaco di Isola del Liri. Nel Pd sarà impossibile prescindere dalle scelte di Enzo Salera (Cassino). Infine, potrebbe esserci un’opzione come quella di Germano Caperna (Veroli) che comincia a pensare di poter essere l’uomo della provvidenza di un centrosinistra in panne… oppure soluzione bipartisan o trasversale, secondo i punti di vista.
È certo anche che Luca Di Stefano dovrà cambiare più di qualcosa nella strategia per tentare un’eventuale riconferma. Nulla, in sostanza, sarà come prima.

