Frosinone ripensa a quei minuti fatali, ma si tiene una prestazione di spessore

La grande impresa è svanita nelle battute finali, una volta di più. Per certo non è inadeguato, questo Frosinone, al suo terzo tentativo di arpionare la salvezza in massima serie. E’ una squadra che riesce a giocare alla pari con la Juventus e il Milan, che sbanca lo stadio del Torino e poi quello del Napoli in Coppa Italia, che va in vantaggio al 70′ sul campo della Lazio. E’ una squadra che ha il quarto della classifica cannonieri, primo in quella dei dribbling riusciti: Matias Soulè, talento cristallino e genietto della pelota. E’ la squadra di capitan Mazzitelli, capitano coraggioso con il vizio del gol, di Barrenechea, giovanissimo che gioca con l’autorevolezza di un veterano, di Gelli, che non conosce fatica e paura, e di Brescianini, che per ogni giornata che passa sembra apprendere una cosa di più.
Soprattutto è la squadra di Eusebio Di Francesco, un tecnico che cerca di ottenere i risultati attraverso il gioco, perché il calcio è un gioco, per quanti lo avessero impropriamente scambiato per una guerra o una battaglia ideologica.
Ma torniamo ai 95′ minuti dello Stirpe, alla grande illusione seguita al diagonale chirurgico di Mazzitelli. Due a uno per il Frosinone, da giocare nemmeno un quarto di gara. Il diavoletto timido e spaurito ha però tirato fuori il forcone e le lusinghe per cambiare il corso della storia di quel match e ha trovato l’involontaria complicità di letture difensive imperfette. E così, i 23 punti in classifica sono rimasti tali e la bellissima prestazione ha avuto per premio solo gli applausi dei tanti spettatori accorsi allo stadio Benito Stirpe.
Carrellata sui singoli: Turati è stato bravo in un paio di circostanze, ma forse un po’ impacciato in occasione del gol del vantaggio milanista, perché sulla zuccata di Giroud è finito in porta con il pallone e nemmeno sul secondo gol è sembrato inappuntabile. I terzini d’occasione, Gelli e Brescianini, hanno giocato con piglio guerriero e con buoni risultati, anche se nel finale Leao è sembrato inarrestabile a dispetto del feroce impegno del terzino destro giallazzurro. Dei centrali, senza dubbio meglio Okoli rispetto a Romagnoli, mentre non sono giudicabili Lirola e Valeri, subentrati nel corso della contesa.
A centrocampo tutti bravi: da Harroui a Seck, passando per il già citato Mazzitelli, tutti hanno offerto un eccellente contributo, ma una volta di più si è fatto notare Barrenechea, che è davvero un uomo ovunque e che non sembra conoscere il significato della parola timore reverenziale.
Davanti, Soulè in posizione più accentrata ha ritrovato guizzi e qualche centimetro di spazio in più, mentre Kaio Jorge, pur dandosi un gran da fare, non ha trovato guizzi apprezzabili.
Uno scorcio di gara per Ibrahimovic, comunque smanioso di riguadagnarsi minuti e considerazione, per Reinier e per Cheddira, altri due giocatori che in questo momento non sembrano la prima scelta di Di Francesco, ma che da qui a maggio avranno senza dubbio tante possibilità di mettersi in mostra e di fornire un adeguato contributo alla squadra.
Oggi giorno di riposo, poi da domani si inizierà a lavorare in vista della gara di Firenze, in programma alle 12,30 di domenica: match ai limiti del proibitivo, ma la viola di mister Italiano non sembra vivere il proprio momento migliore.