
Finalmente! L’avverbio a volte può essere descrittivo e persino esplicativo, una forma ermetica che racchiude il senso, un grido sommesso, un’equazione perfetta.
Parliamo però di calcio e allora giova allargare il discorso e entrare nei dettagli che quel finalmente hanno generato. Il ritorno alla vittoria dei canarini, ma anche leoni di Ciociaria, affonda le proprie radici in una “settimana corta” iniziata al martedì e conclusasi alle 14,20 di ieri, quando il Frosinone è andato sotto la curva a raccogliere gli applausi di un popolo che ha sofferto in silenzio, senza mugugni e senza incrinare l’amore primigenio per il giallo e l’azzurro. La classifica d’improvviso generava lampi di preoccupazione, la serie no aveva appannato le idee e intaccato la fiducia incrollabile, figlia del meraviglioso avvio di torneo. E allora? Allora la ricetta era una sola, vincere! Vincere ad ogni costo, anche se a disposizione di Di Francesco c’era un solo terzino di ruolo, Zortea, arrivato non troppe ore prima e subito inseritosi in un gruppo che evidentemente ha il potere di rigenerare estri e buone intenzioni.
Il buon Nadir è stato infatti uno dei migliori in campo al fischio di chiusura di Federico Dionisi, che si chiama come un illustre ex, ma non ha certo aiutato il Frosinone nei suoi 95 minuti di infuocata battaglia. Due gol annullati hanno reso la scalata ancor più impervia, dopo l’inopinato vantaggio sardo firmato Sulemana, nell’unico tiro verso la porta operato dai sardi nei primi quarantacinque minuti.
Poi il grande cuore del Frosinone ha prodotto un assalto all’arma bianca, perché la volontà di cambiare il copione è diventata qualcosa di intenso e palpabile, e il Cagliari si è visto costretto a un angolo come un pugile dopo due ganci in pieno mento. I giocatori giallazzurri recuperavano palla e sbucavano da ogni dove e il fortino sardo ha ceduto quando Harroui, subentrato nella contesa come ogni allenatore sogna che possa subentrare un “panchinaro”, ha scodellato un pallone a centro area per capitan Mazzitelli, abile a girare di testa alle spalle di Scuffet. Tra il capolavoro balistico di Soulé, giocatore di cui conservare gelosamente il ricordo quando andrà a calcare altre platee, e la zampata rabbiosa di Kaio Jorge, un paio di parate d’autore di Turati, oggetto di critiche anche feroci e ansioso di ricordare a tutti perché mai sia un portiere nell’orbita della nazionale maggiore.
La trama perfetta, in un primo pomeriggio baciato dal sole di gennaio, tiepido come una promessa bisbigliata, ma fulgido nel benedire l’ardore di ragazzi vogliosi di riprendersi la scena.
Barrenechea e Gelli hanno dato corsa, coraggio e determinazione, Soulé ha illuminato la scena, Cheddira si è dato un gran da fare e solo un pizzico di precipitazione gli ha impedito di coronare una bella prestazione con il gol. Tutto è andato come doveva e adesso si può guardare con più fiducia alla sfida, altrettanto importante, sul campo del Verona, sempre in attesa di qualche ulteriore innesto. Il borsino del mercato dice che Popovic e Zerbin sono approdati presso altri lidi, ma i 9 giorni che mancano dovranno necessariamente portare qualche novità. A 22 punti l’attesa è meno spasmodica.

