La crisi a un bivio. Se il sindaco cede ad un rimpasto “pilotato” perde i Fratelli

Da Roma arrivano segnali precisi. Si riparlerà di riassesto e arricchimento del programma dopo l’approvazione del bilancio. Eventuali estemporanei aggiustamenti sono destinati a rompere definitivamente i rapporti con Fratelli d’Italia.
Non facciamo i bacchettoni. Non fingiamo di non sapere che la politica si fa anche attraverso equilibri costruiti su ruoli, postazioni, incarichi e poltrone. A patto che ci siano però un forte spirito di squadra e un progetto programmatico condiviso. Al Comune di Frosinone non è così e la crisi che ha già lacerato la maggioranza si è aggrovigliata in modo pericoloso.
Il bivio è nei fatti: o si sceglie la strada della politica oppure quella delle poltrone. Ma quest’ultima ha già dimostrato di non funzionare.
C’era una soluzione semplice: assessorato al Polo Civico di Claudio Caparrelli e Andrea Turriziani, da oltre un anno determinanti per la coalizione che sostiene Riccardo Mastrangeli. Più la delega all’urbanistica a Carlo Gagliardi (Lista Marzi). Nessuno sarebbe dovuto uscire dall’esecutivo e l’alleanza sarebbe stata blindata.
Ma è successo che la “galassia della Lega”, con in testa il vicesindaco Antonio Scaccia (Lista per Frosinone), ha bocciato la proposta. Perché il Polo Civico nel 2022 aveva concorso nel campo del centrosinistra. Motivazione debolissima, considerando che senza Domenico Marzi (avversario di Mastrangeli quasi quattro anni fa) il numero legale non ci sarebbe mai stato negli ultimi diciotto mesi.
La controproposta di Scaccia è stata questa: terzo assessorato a FdI e secondo alla Lista per Frosinone, nel frattempo arrivata a 4 consiglieri. Obiettivo: spaccare FdI. Marco Ferrara e Sergio Crescenzi, entrambi dell’area del deputato Aldo Mattia, hanno fatto sponda. Lo schema era pronto: in giunta Sergio Crescenzi, in consiglio comunale Franco Napoli. Poi però qualcosa si è inceppato, in Fratelli d’Italia la quadra non è stata trovata, la crisi si è avvitata. Fino alla revoca delle deleghe agli assessori del partito di Giorgia Meloni, vale a dire Alessia Turriziani e Simona Geralico. A quel punto la crisi politica del Comune di Frosinone è arrivata sul tavolo regionale, nell’ambito di un confronto tra le delegazioni di FdI e della Lega. Presente Riccardo Mastrangeli naturalmente. In quel contesto si è registrata una novità forte. Paolo Trancassini, parlamentare e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, ha detto che per il suo partito la questione era politica. Aggiungendo di non voler reclamare nulla, men che meno il terzo assessorato. Dunque, niente poltrone. Solo una richiesta: la restituzione immediata delle deleghe ai due assessori di Fratelli d’Italia. Cosa che Mastrangeli ha fatto. Poi Trancassini ha delimitato il terreno del confronto: il programma. Meglio, l’arricchimento del programma, formula suggerita dallo stesso Mastrangeli.
Eppure oggi, a distanza di settimane da quell’incontro, la crisi non è ancora chiusa. Si continua a parlare di rimpasto, riassetto, deleghe. Insomma, di poltrone. Di terzo assessorato per Fratelli d’Italia oppure di un cambio in giunta nell’ambito delle due caselle. Per dare rappresentanza a Crescenzi e Ferrara. E quindi alla componente di Mattia. Scenari incompatibili con la linea indicata da Paolo Trancassini. Dall’ufficio del questore della Camera esce chiara, forte e non negoziabile le linea: non è una questione di poltrone, ma di politica.
A questo punto però tocca soprattutto a Riccardo Mastrangeli. La crisi è aperta da mesi e il confronto sulle poltrone non ha prodotto nulla. Il Sindaco ha l’occasione di dire alla maggioranza che ora si accelera sul programma, che si vota il bilancio e che si prepara al meglio l’ultimo scorcio della consiliatura. E che le poltrone possono aspettare. Chi non ci sta, ha un modo per evidenziarlo: bocciare il bilancio e mandare tutti a casa. Aprendo la strada al commissariamento del Comune.
Se invece Mastrangeli sceglierà la strada del rimpasto (e quindi delle poltrone) metterà in conto la disgregazione della maggioranza. Perché il tema sul tavolo è quello del futuro. Del futuro di un capoluogo senza visione, che non può accontentarsi soltanto di un Piano di mobilità urbana che peraltro non decolla. Del futuro del centrodestra, già spaccato visto che Forza Italia è all’opposizione. Del futuro delle prossime elezioni: chi si candiderà con chi? Chi sosterrà chi?
Il consiglio non richiesto a Riccardo Mastrangeli è (o sarebbe) semplice: blocchi il rimpasto, punti sul programma e chieda un voto di fiducia sul bilancio. Nella migliore delle ipotesi riprenderà il “pallino” pienamente. Nella peggiore saprà chi davvero aveva e ha intenzione di mandarlo a casa.