
Nei giorni scorsi gli è stata conferita un’importante benemerenza per i suoi 40 anni in FIGC, nel settore Dilettanti. Pietrino Tagliaferri e il calcio, un binomio indissolubile, un amore ricambiato. Prima arbitro e poi apprezzato dirigente, ha ricevuto dalle mani di Gravina e Abete il riconoscimento, nella bella cornice dell’Hotel Holidai Inn, al Parco dei Medici a Roma. Un pizzico di orgoglio, legittimo, un po’ di inevitabile emozione, ma ancora tanta voglia di fare. Perchè Pietrino Tagliaferri, alatrense, è un uomo cui piace operare: per lui diffondere la pratica del calcio e dello sport è una sorta di missione che porta avanti da molti lustri.
E adesso come siamo messi con l’attività di base?
“Devo dirti, sinceramente, che dopo il Covid c’era un diffuso timore che potesse esserci una contrazione in termini di partecipazione. Invece da qualche tempo si sta registrando addirittura un incremento dell’attività, tanto che siamo stati costretti a dividere le iscritte al campionato di Terza Categoria in due gironi da 9, perchè uno da 18 sarebbe stato molto difficile da gestire. Poichè con i gironi da 9 l’attività sarebbe però terminata già a febbraio, abbiamo predisposto un’attività post campionato con la Coppa Provincia, strutturata su tre gironi da sei squadre, prima delle finali che si terranno a fine maggio. La formula è risultata gradita a tutte le squadre iscritte”.
La Terza Categoria è stata storicamente associata alla figura di giocatori un po’ in là con gli anni, con la pancetta e una voglia mai svanita di tirar calci a un pallone. È ancora cosi?
“Direi proprio di no. In prevalenza le squadre del nostro campionato sono composte da giovani e giovanissimi. Poi non è infrequente che ci sia anche qualche giocatore che ha fatto calcio in categorie più importanti ed ora mette la sua esperienza ed anche la sua tecnica al servizio della squadra. Diciamo che è un mix, ma i giovani numericamente prevalgono”.
Cosa si fa in concreto per cercare di dare impulso all’attività calcistica di base?
“Stiamo cercando di coinvolgere i Comuni. Abbiamo inviato email a tutti i 91 comuni della Ciociaria per sensibilizzarli e per avere una loro cooperazione nella diffusione della pratica sportiva. Peccato che ora non ci siano più i Comitati Provinciali del CONI, che avevano una funzione primaria nella diffusione capillare dello sport sui vari territori. La riforma dello sport, con l’introduzione dell’anagrafe federale e di altre novità telematiche, non ha trovato tutti pronti, ma ci stiamo impegnando per ovviare a qualche oggettiva difficoltà e anche nei campionati giovanili la risposta in termini di partecipazione è stata molto confortante”.
Che momento è invece per il calcio nazionale?
“Non è un momento particolarmente felice, questo è sotto gli occhi di tutti, visto che la situazione economica non è delle migliori. Dobbiamo stringerci e lavorare, remando tutti nella stessa direzione, per restituire al calcio il ruolo di sport principe in Italia, quel ruolo che da sempre gli spetta. È importante capire che si debba tutelare l’attività fin dal basso, perchè è solo allargando la base che si può avere un incremento delle eccellenze”.
Sappiamo che sei stato un buon arbitro. Quali altre attività hai svolto a livello agonistico?
“Mi sono limitato ad arbitrare, nella CAD, e pertanto a livello interregionale, e con questa attività ho avuto modo di girare l’Italia. Forse avrei potuto compiere un ulteriore salto, non so, ma qualche soddisfazione me la sono tolta. Non ho invece praticato altre discipline perchè per la pratica sportiva non avevo particolare attitudine. Mi piaceva il basket e sono stato dirigente della squadra alatrense che militava in serie C, ma niente palla a spicchi tra le mie mani, e per i risultati dell’Alatri è stato meglio così”.
Va bene la terzietà di un dirigente, ma qualche giocatore lo avrai amato in modo particolare?
“Se mi chiedi chi io abbia apprezzato e stimato di più nel mondo del calcio ti faccio il nome di un dirigente, che mi ha peraltro onorato della sua amicizia e della sua stima, entrambe reciproche. Parlo di Antonio Sbardella, che fu un arbitro straordinario, tanto che sarebbe stato designato per la finale dei mondiali del 70 se l’Italia non si fosse qualificata per la finale e infatti arbitrò la gara per il terzo posto tra Germania e Uruguay. Successivamente mostrò altrettanta bravura nell’assolvere il ruolo di dirigente e la sua stima ha rappresentato per me un pungolo importante a livello motivazionale. Anche Melchiorre Zarelli, suo successore, è una persona perbene e un dirigente illuminato. Se invece parliamo di calciatori, per me il modello è Platini, un giocatore dotato di classe e di una intelligenza straordinaria. I suoi lanci di 40 metri ponevano le punte in condizioni di attaccare la porta quasi indisturbati, sembravano le traiettorie di un videogioco. Platini è stato un genio del calcio, per questo lo ammiro in modo particolare”.
Veniamo agli hobby: letture, musica, film. Quale il preferito?
“Premetto che mi piacerebbe avere più tempo per leggere senza limitarmi, come di regola faccio, ai quotidiani. La mia passione però è il cinema e in particolare mi piacciono i kolossal. Ricordo “Ben Hur” non so dirti quante volte l’abbia visto… Ad Alatri, molti anni fa, c’era una certa concorrenza tra il “Cinema Moderno” ed il “Politeama”. Personalmente prediligevo il primo e mi impegnavo in prima persona per promuoverlo”.
Domanda finale. Ti diamo la possibilità di cambiare una cosa, una sola, di questa società. Cosa cambi?
“Non sarò molto originale nella risposta, ma eliminerei la voglia di fare guerre, che mi pare un anacronismo. Dopo la seconda guerra mondiale tutta l’umanità pensava che un simile abominio non si sarebbe potuto ripetere. Oggi invece ci troviamo ad ascoltare continui bollettini di guerra, con la paura di un conflitto ancora più grande. Temo non tanto per me, che sono grande, ma per le generazioni future. Toglierei senza dubbio questa assurda voglia di giocare alla guerra”.
Come non concordare? Torniamo alle battaglie del calcio, incruente, augurandoci che siano presto le sole di cui ci si debba occupare.
