Il dibattito torna a ruotare attorno all’elezione diretta del presidente, eliminata dalla riforma Delrio del 2014 che ha trasformato le province in enti di secondo livello: doveva essere il primo passo sulla strada di un definitivo superamento, ma lo stop al referendum costituzionale che ha portato Matteo Renzi fuori da Palazzo Chigi ha interrotto il percorso lasciando le province in una sorta di limbo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di riordinare, semplificare e rilanciare tutto il sistema di governo locale, a partire dalle Province che aspettano ormai da anni una revisione delle norme che assicuri certezza di funzioni, garanzia di risorse per i servizi ai cittadini e un riassetto organizzativo.
LA LEGA SPINGE, FDI PRUDENTE
Tra i partiti favorevoli a restituire l’antico splendore alle province c’è la Lega. Il Carroccio è “ovviamente favorevole all’elezione diretta di tutti i presidenti delle Province e nel corso del consiglio federale è stato fatto un approfondimento particolare anche sul Friuli Venezia-Giulia che ha già avviato l’iter votando la reintroduzione delle Province elettive in Consiglio. Ora la palla passa al Parlamento che deve approvare le modifiche di statuto”. Una riforma delle province porterebbe innanzitutto a nuovi costi della politica: consiglieri provinciali, assessori, staff, uffici, dipendenti. Il Viminale ha quantificato tale spesa in 223 milioni di euro, ma sembra una stima decisamente al ribasso. Altre proiezioni parlano di una cifra tra 1 e 2 miliardi di euro. Motivo per cui Fratelli d’Italia sull’argomento resta prudente. Intanto però ci sono regioni che si stanno portando avanti e non si tratta solo del Friuli. È atteso in tempi brevi il via libera nelle commissioni del Consiglio regionale della Sardegna alla proposta di legge nazionale sull’introduzione dell’elezione diretta del presidente della Provincia e del Consiglio provinciale. La Prima commissione (Autonomia) ha terminato la discussione del testo e, appena riceverà i pareri del Consiglio delle autonomie locali e della Terza commissione (Programmazione e Bilancio), si riunirà di nuovo per l’approvazione del documento. Il testo passerà poi all’esame dell’Aula e terminerà il suo iter in sede parlamentare.
FAZZONE FAVOREVOLE
Recentemente il senatore Claudio Fazzone ha ricordato quel che disse all’allora presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi quando era in discussione la riforma costituzionale poi bocciata nel referendum. A lui piacerebbe un assetto istituzionale che preveda “deleghe dirette ai Comuni e un dipartimento enti locali in ogni ministero”. In realtà l’unica riforma alle viste è quella che mette in soffitta la legge Delrio ripristinando l’elezione diretta del presidente provinciale. Se ne parla dopo le Europee: “Tra un anno – prevede Fazzone – verrà ripristinato il sistema elettivo delle Province, forse con qualche funzione in più”.Dove sono finite le elezioni dirette dei consigli provinciali e del presidente della provincia? Insomma si avverte sempre più l’esigenza di tornare all’elezione diretta cancellando la riforma Delrio che portò all’elezione di secondo livello.