Per Matteo Renzi il partito di Roberto Vannacci “è un assist al Campo Largo”. L’ex Rottamatore avverte Giorgia Meloni: “Se insegue Calenda, perde pure Salvini”. Intanto è iniziata una forte e sospetta campagna di satira contro Leonardo Maria Del Vecchio. Non sarà per le sue parole nel salotto di Lilli Gruber?
Per Matteo Renzi lo strappo di Vannacci è un assist al Campo Largo. Lo aveva detto nei mesi scorsi: “Vannacci sarà un problema per Meloni e per la destra”. Lo ha confermato adesso al Foglio. Spiegando: “Succede che quale che sia la percentuale di Vannacci, e io credo che sia più alta di quanto vogliono far credere da Chigi, per Giorgia Meloni c’è la prima grana politica della legislatura. Per la prima volta si rompe un pezzo della sua coalizione che aveva fatto dell’unità la propria forza”. Ha aggiunto Renzi: “Meloni sta governando male. E se glielo dicono da destra su immigrazione, sicurezza, tasse, ha in prospettiva un problema politico oggi, numerico domani. L’uscita di Vannacci è un assist al Campo largo. Se la sinistra sta insieme alle prossime elezioni vince. Certo bisognerebbe darsi una mossa tutti insieme. Ma lo spazio c’è. E la rottura a destra colpirà Meloni più di quanto si immagini. Guardate all’esempio di Farage nel Regno Unito. Vannacci sta a Farage come Meloni stava a Sunak. All’inizio tutti prendevano in giro Farage, poi, nel giro di cinque anni i suoi contenuti hanno distrutto i conservatori spostando a destra l’asse della coalizione e imponendo la sua leadership. Non so se Vannacci sarà in grado di farlo. Ma fossi in lui giocherei questa carta, più Farage che Bossi. Anche perché se tiene dentro Vannacci, Meloni non è credibile al centro. Se rincorre Calenda, perde pure Salvini”.
Già, Carlo Calenda. Un suo ingresso nel centrodestra è annunciato da mesi e recentemente si è parlato di una sua possibile candidatura a sindaco di Roma (per sfidare ancora Roberto Gualtieri) con il sostegno di tutto il centrodestra. Di certo la fase politica attuale sarà importante per gli scenari del prossimo futuro. Forse decisiva. Difficile dire su quale percentuale effettiva potrà attestarsi davvero Roberto Vannacci. Di certo le elezioni politiche sono previste per l’autunno del 2027. Sicuramente sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e della famiglia il Governo Meloni non potrà lasciare spazi all’ex Generale. Però è soprattutto la Lega che dovrà preoccuparsi. Sia nel breve periodo che in prospettiva. Le parole di Roberto Vannacci sono indicative: “È stato Matteo Salvini, o meglio il suo partito, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione. Non solo sulle armi all’Ucraina, ma anche sulla legge Fornero. Salvini è quello che per anni ha detto che andava demolita invece poi china il capo, si mette in posizione prona in una coalizione che invece la promuove e la conferma. Lealtà non vuol dire obbedienza cieca e assoluta, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non significa rifiutarsi di pensare. Io sono rimasto fedele: sono stato eletto non perché ero un politico, ma perché avevo scritto un libro”.
E’ con la Lega che Vannacci andrà allo scontro frontale. Su tutto. Poi c’è la posizione di Matteo Salvini come segretario nazionale del Carroccio. Al momento non è in discussione, ma va ricordato che tutti gli “azionisti di maggioranza” del partito avevano avvertito il Capitano sulle reali intenzioni del Generale. Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga. Potrebbero chiedere conto di una sottovalutazione annunciata.
Un’ultima considerazione che ha poco a che fare con la resa dei conti all’ombra della Lega. In una recente intervista a Lilli Gruber, l’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio ha ammesso tra l’altro: “Ho votato sia Renzi che Meloni in passato. Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo. Posso dire che se non mi fossi sentito stabile nell’investire in Italia non lo avrei fatto. Questa stabilità è anche parte del governo”.
Sarà sicuramente un caso, ma negli ultimi giorni è iniziata una forte campagna di satira nei confronti del giovane erede dell’impero Luxottica (imprenditore che a differenza di altri, forse più bravi davanti alle telecamere, vuole fortemente investire nel rilancio di aziende “italiane”, piuttosto che far lavorare i suoi soldi sui mercati finanziari ndr… ). Ci sarebbe stata la stessa acredine social se avesse affermato di aver votato in passato, Pierluigi Bersani e magari Giuseppe Conte? Il solito “tafazzismo” tutto nostrano.
