Coletta il colpaccio l’ha sfiorato veramente. L’ex sindaco è stato davvero ad un passo dal reggere e mantenere una maggioranza risicata in Comune. Ma il ‘no’ di Gianluca Di Cocco ha fatto saltare il piano ben congegnato. A distanza di una settimana dalle dimissioni di massa dei consiglieri d’opposizione emerge un nuovo retroscena, a riprova di una strategia mirata che solo per un diniego sofferto non è andata a buon fine.
I QUATTRO POSTI ASSICURATI
L’intenzione del sindaco decaduto era quella di fare breccia nei malumori persistenti tra i banchi dell’opposizione. Più di qualche consigliere era restio a tornare al voto in tempi rapidi dopo due campagne elettorali nell’arco di 11 mesi. Ma soprattutto in più di qualcuno c’era la convinzione di poter incidere fortemente sulla consiliatura. Coletta era riuscito in pochi giorni a creare i presupposti per la creazione di un gruppo di 4 consiglieri ‘responsabili’, pronti a collaborare con la maggioranza in aula. Il piano includeva il consigliere dell’Udc Antonio Costanzi, la leader di Fare Latina Annalisa Muzio e due esponenti di Fratelli d’Italia, Patrizia Fanti e Gianluca Di Cocco. Quest’ultimo avrebbe potuto avere un ruolo di primissimo piano nella partita. Per l’ex coordinatore cittadino di FdI sarebbero state messe a disposizione oltre al ruolo di capogruppo, una presidenza di commissione e soprattutto una delega ‘pesante’, presumibilmente la Marina di Latina. Proprio Di Cocco, la sera del 24 settembre aveva comunicato sul proprio profilo Facebook l’intenzione di lasciare la guida cittadina di Fratelli d’Italia. “Ultimi scampoli di attività politica per il sottoscritto -si leggeva nel profilo fb- Tutto finisce e per me calerà il sipario definitivamente… Ringrazio tutti gli amici, gli elettori, chi mi ha amato e anche chi mi ha odiato, grazie al partito che mi ha supportato e sopportato. Ma un vero grazie, alla mia famiglia che mi ha permesso di fare attività politica in questi anni. Ora è il momento di chiudere”. Una scelta dettata da motivi personali e professionali, dal momento che Di Cocco ha voluto concentrarsi sulla gestione del suo ristorante, forse il più noto della città di Latina. Peraltro Di Cocco aveva già rassegnato le dimissioni da coordinatore cittadino ben prima del 24 settembre. Una missiva sarebbe stata indirizzata ai vertici locali del partito già lo scorso 1 settembre. A dimostrazione che la scelta di lasciare la guida del partito era maturata in un periodo antecedente rispetto alla nuova fase politica venutasi a creare.
Ma solo pochi giorni prima del Consiglio comunale decisivo per la sorte dell’amministrazione (28 settembre) ha deciso di rendere nota al pubblico questa sua decisione. Coletta avrebbe interpretato la mossa come un segnale di avvicinamento nei suoi confronti. E a quel punto il pressing su Di Cocco ha subito una forte accelerazione. Si sarebbero intensificate le telefonate all’esponente consiliare di Fratelli d’Italia, che avrebbe ricevuto un’offerta importante, quella della presidenza di commissione e della delega strategica, in cambio ovviamente dell’appoggio all’amministrazione. Sarebbe probabilmente stato sufficiente il ‘Si’ di Di Cocco per permettere a Coletta di iniziare almeno la navigazione in vista dell’approvazione del Bilancio. Con la concreta possibilità di gestire dal ponte di comando la complessa congiuntura elettorale, in particolare le regionali previste per gennaio/febbraio 2023. E nonostante fosse stato invitato da più parti (da ambienti della maggioranza e nell’ambito dei ‘responsabili’) a ‘riflettere’, Gianluca Di Cocco ha preferito declinare la proposta. Avrebbe potuto diventare l’ago della bilancia a piazza del Popolo, assumendo un ruolo di peso come mai è avvenuto durante la sua carriera politica. Sarebbe stato l’uomo più importante del Comune dopo il sindaco, poteva essere una sorta di Matteo Renzi in salsa pontina. Ma alla fine ha scelto la coerenza e l’attaccamento ai valori e ai sani principi che hanno caratterizzato il suo percorso politico.
IL VIA LIBERA DI FI ALLA SFIDUCIA
Nella partita della trattativa è rimasta sostanzialmente fuori Forza Italia. Il partito di Fazzone e Calvi ha scelto di giocare di rimessa. Ha atteso gli eventi, rimanendo comunque compatta su una posizione favorevole alla sfiducia. FI doveva evitare di essere additata come possibile scialuppa di salvataggio per Coletta. Gli azzurri non potevano permettersi di tenere in piedi la maggioranza, soprattutto vista la prossima scadenza delle regionali. Al tempo stesso c’è chi giura che Fazzone avrebbe volentieri fatto a meno di ‘ordinare’ le dimissioni di massa dal notaio. Un gesto che gli preclude ormai ogni possibile intesa sull’altro versante anche in chiave futura. Tra le verità nascoste di questa vicenda anche quella secondo cui, Forza Italia avrebbe fatto il tifo per l’accordo fra i ‘responsabili’ e Coletta. L’eventuale riuscita dell’operazione avrebbe messo gli azzurri nelle condizioni di poter fare campagna elettorale all’opposizione rispetto al ‘delegittimato’ Coletta, rivendicando lealtà e coerenza rispetto al centrodestra. E contemporaneamente avrebbe mantenuto con i suoi tre eletti una posizione comunque strategica nel corso della consiliatura. Una volta constatato il fallimento del fitto dialogo con i ‘responsabili’, il centrodestra si è ricompattato su una linea comune. La mattina del 28 settembre si è arrivati facilmente ad una sintesi nella coalizione. “Il nostro è (stato) un gesto di responsabilità e un atto di amore nei confronti di Latina -dichiaravano in una breve nota congiunta dirigenti, amministratori ed eletti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Latina nel Cuore e Udc- chiudendo questa fallimentare esperienza amministrativa saremo presto in grado di assicurare a Latina un’amministrazione in grado di risolvere i problemi dei cittadini, dare risposte a famiglie e imprese e lavorare finalmente per un futuro di sviluppo e crescita del nostro meraviglioso territorio”. Dalla riunione non si è registrato alcun parere contrario alla dichiarazione congiunta. Ormai il dado era tratto.
MUZIO SEMPRE CENTRALE
Più attivo il ruolo giocato dai Udc e Fare Latina. Entrambi puntavano ad essere determinanti nella partita. Hanno tenuto aperta la porta del dialogo, garantendo anche una disponibilità di massima a far ripartire l’amministrazione comunale. Ma il ‘gran rifiuti’ di Di Cocco ha fatto cadere ogni velleità di intesa. A quel punto non è rimasta altra scelta che mantenere saldo il rapporto con un centrodestra appena reduce dal trionfo elettorale delle politiche. Troppo alta la posta in palio da qui alla prossima primavera per precludersi spazi e posti con la coalizione destinata probabilmente a vincere le prossime tornate regionali ed amministrative. Alla fine sia Antonio Costanzi che Annalisa Muzio hanno firmato le dimissioni, unendosi agli altri 18 consiglieri.
“Le mie dimissioni rappresentano una scelta sofferta e difficile ma coerente con la decisione di candidarci nel 2021. La città adesso deve solo guardare al futuro -ha affermato la Muzio poche ore dopo le dimissioni- avevamo chiesto che si andasse a rivotare in tutte le sezioni permettendo a tutta la città di tornare alle urne per ristabilire democraticamente un governo con una maggioranza ampia e solida. Così non è stato e, come ampiamente previsto, le elezioni parziali hanno definitivamente compromesso i già precari equilibri esistenti perché anche quella parte di centro destra, che prima aveva supportato l’amministrazione comunale nel tentativo di farla funzionare, non era più disponibile“. Parole che fanno capire come la Muzio e Forza Italia siano in grande sintonia. Un elemento importante che sarà centrale anche nella trattativa che si aprirà nel centrodestra per il prossimo candidato sindaco.
