Frosinone, non sarà un’avventura…

Dieci gare in archivio, ovvero più di un quarto di campionato alle spalle. Non è più un “pronti via” e nemmeno uno spicchio insignificante. Comincia ad essere un tratto significativo, dal quale trarre non già conclusioni ma certamente indicazioni importanti.
Il Frosinone di Alvini, neopromossa col vizio di stupire, può ben dire di essere la squadra rivelazione di questo avvio di campionato. Inizialmente le contendeva il platonico titolo il Cagliari, prossimo avversario all’Unipol Domus dei giallazzurri ciociari, ma poi gli uomini di Pisacane hanno tirato il freno e sono un po’ tornati nei ranghi, a differenza dei ciociari, che hanno fatto “filotto” nelle ultime due gare casalinghe, toccando quota 20.  Venti punti in dieci gare sono davvero un risultato strabiliante, che nessuno avrebbe mai potuto ipotizzare a inizio stagione.
Ma da dove vengono, al netto del fatto che sono strameritati e che forse sono anche meno di quelli che il campo avrebbe espresso? Tolti il primo tempo con la Juve  e i fatali 5 minuti del Maradona, che a volte bastano a compromettere una partita, il Frosinone ha sempre imposto il proprio gioco agli avversari o quantomeno ha saputo controbattere colpo su colpo, come con il Como, il Genoa a Marassi e l’Atalanta a Bergamo.
Questa sbarazzina matricola che pressa alto, se non altissimo, e che corre come se ogni suo giocatore avesse tre polmoni è la rappresentazione dinamica del pensiero di Alvini, un tecnico che ha sempre creduto nel gioco e nella propositività, sposando l’essenza del calcio, che è (giova ricordarlo a quanti l’avessero dimenticato) un gioco e non già un evento bellico. Andare a vedere il Frosinone diverte, a prescindere dal risultato, che per ora è sovente positivo, con la striscia di vittorie casalinghe consecutive che è arrivata a 4 gare.
I numeri sono davvero confortanti. In gol la squadra ciociara è andata già 24 volte, stesso bottino di reti della Lazio capolista solitaria, due centri in meno dell’Inter e 4 meno della scoppiettante Roma di Gasperini.  La difesa, a dispetto dei rischi che si assume in ogni gara, ha subito 14 gol, che non sono pochissimi, ma che la pongono al nono posto assoluto. A ben guardare solo Lazio, Como (8)  e Juventus (10) hanno fatto decisamente meglio. L’Inter ha subito solo un gol in meno dei ciociari, al pari del Napoli e del Bologna.
Raimondo, ahimè messo ko dallo sconsiderato intervento di Aboukhlal, ha raggiunto uno storico vertice della classifica marcatori, prima volta per un giocatore del Frosinone, e ora è a un solo centro da Varela, purtroppo con la consapevolezza di non poter tornare prima della fine dell’anno solare. I 5 centri di Calò sono un altro dato assolutamente rilevante. In un’ipotetica classifica marcatori riservata ai centrocampisti il numero 14 del Frosinone è in testa, a braccetto con Adrien Rabiot: una manna per i “fantacalciatori”, un pensiero per Roberto Mancini, che ora dovrà seriamente interrogarsi su un quesito: ci sono, nel nostro campionato, centrocampisti italiani più bravi di Giacomo “Jack” Calò?   Probabilmente no, Mancio. Pensaci, anche se ha 29 anni e se per quei misteriosi motivi che presiedono alle cose calcistiche nessuno ha pensato in passato di utilizzarlo in massima serie.
Le frecce dell’attacco, Ghedjemis (sbloccatosi proprio nella gara con il Torino) e Kvernadze stanno confermando in massima serie tutto il loro valore. Sarebbe però ingeneroso stilare una graduatoria di merito perché davvero tutti coloro che sono scesi in campo in queste dieci gare hanno fornito un apporto importante e hanno confortato la sensazione che questa sia una squadra con un’anima e con un’identità precise. Continuerà a stupire? Lo scopriremo da Cagliari, ma l’ottimismo è d’obbligo.