Acqua, a settembre il Consiglio di Stato decide sulla risoluzione del contratto con Acea

Risoluzione del contratto con Acea Ato5, il Consiglio di Stato deciderà a settembre. 

Come avevamo anticipato in questo articolo (leggi qui), prima di dichiarare perento il ricorso presentato dall’Ato 5 di Frosinone e da 22 Comuni ciociari contro la sentenza del Tar di Latina che nel 2017 aveva annullato tutti gli atti con cui l’assemblea dei sindaci aveva dichiarato risolto l’affidamento della gestione del servizio idrico integrato ad Acea Ato 5, i giudici amministrativi d’appello avevano chiesto alle parti se erano ancora interessate al pronunciamento di merito, visto che per quasi 5 anni nessuno aveva fatto istanza per la definizione della causa.

Oltre all’Ato 5, i comuni che hanno presentato appello alla sentenza sono quelli di: Ceccano, Settefrati, Pofi, Strangolagalli, Guarcino, Coreno Ausonio, Picinisco, Torre Cajetani, Castro dei Volsci, Alatri, Cassino, Alvito, Roccasecca, Vallerotonda, Monte San Giovanni Campano, Casalvieri, Vicalvi, Pontecorvo, Frosinone, San Donato Val di Comino, Sora e Fiuggi, e debbono aver espresso l’interesse alla sentenza di merito se, come comunicato nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha fissato al prossimo 21 settembre l’udienza di trattazione del ricorso.

Come si ricorderà, nel 2016, l’Autorità d’Ambito idrica – sollecitata dai comitati per l’acqua pubblica e dalle numerose lamentele degli utenti per frequenti disservizi e abusi operati dal gestore unico – aveva contestato ad Acea Ato 5 oltre venti inadempienze contrattuali in merito al versamento di oneri, tempestività di interventi, rispetto di convenzione e disciplinare di gara, investimenti effettuati, qualità del servizio, ecc. ecc. giungendo a deliberare, nel dicembre di quell’anno, la risoluzione in danno del contratto, applicando diversi milioni penali e chiedendo anche un risarcimenti milionario.

Acea aveva impugnato quella delibera davanti al Tar che aveva accolto il ricorso, evidenziando come la decisione dell’assemblea dei sindaci (che a maggioranza avevano votato per ‘cacciare Acea’) risultasse in contrasto con le conclusioni a cui invece era giunta l’istruttoria svolta a monte dell’adozione dell’atto da parte degli uffici dell’Ato e del consulente legale nominato proprio per tale vicenda. Sia la segreteria tecnica operativa dell’epoca che il consulente, infatti, avevano concluso – dopo aver esaminato le contro-deduzioni e le giustificazioni presentate da Acea – che non ricorressero i margini per una risoluzione contrattuale, viste che ad ogni modo, a fronte degli investimenti previsti e non effettuati, il gestore ne aveva svolti altri non previsti e per un notevole investimento di denaro, molte delle inadempienze contestate erano state nel frattempo superate con la consegna dei documenti e piani mancanti, e così via.

Per il Tar, insomma, i sindaci non potevano votare difformemente dalla conclusioni a cui erano giunti gli uffici e il loro consulente – che avevano soppesato le carte – senza ben motivare il loro diverso avviso e senza svolgere a sostegno dello stesso una ulteriore e ‘giustificativa’ istruttoria. Da qui l’annullamento della delibera di risoluzione contrattuale e il conseguente annullamento delle penali applicate, così come il rigetto della richiesta di risarcimento danni, poiché ritenuta generica e non supportata da evidenze.

Su tutta questa materia dovrà ora esercitarsi il Consiglio di Stato, chiamato a valutare se esistano meno validi presupposti per confermare la scelta fatta nel 2016 dai sindaci che poi annunciarono di aver ‘cacciato Acea’ con tanto di manifesti a meno che entro settembre gestore, Ato e Comuni non raggiungano un accordo che chiuda la vicenda: un accordo come poteva essere la conciliazione redatta nel 2019 e poi accantonata con l’arrivo della nuova dirigenza di Acea Ato 5.