Essegliè, essegliè… Max lo ha fatto veramente. Le dimissioni di Tagliaferri l’ultima tegola per la giunta

Il coraggio di Max Tagliaferri, l’inadeguatezza di malpancisti e oppositori. Nonostante tutto quello che sta succedendo si andrà avanti perché il coraggio come diceva Don Abbondio “il coraggio uno, se non ce l’ha, mica lo può trovare”…
Certo che se domani un marziano arrivasse a Frosinone capirebbe subito che ad opporsi seriamente al catastrofico BRT, alla viabilità impazzita, alle scelte cervellotiche di questa giunta e a volere un ripensamento sulle “nuova mobilità” voluta da Nicola Ottaviani è stato “con i fatti” e non con le parole solo Max Tagliaferri. Il quale oggi ha tagliato la testa al toro e per liberarsi dei tanti scetticismi sulle sue reali volontà ha inviato la famosa Pec (quasi reclamata da Mastrangeli dopo lo scoop del solito Corrado Trento su Ciociaria Oggi).
Chi non ci credeva ha dovuto ricredersi ma il nocciolo della questione è un altro. I tanto decantati malpancisti di ieri e di oggi, della prima ora e dell’ultima come mai continuano a ululare alla luna e non tagliano il cordone ombelicale con questa amministrazione? Come mai permettono al sindaco di “gigioneggiare” con tutti, maggioranza e opposizione senza tener minimamente conto dei mal di pancia.
Ad esempio Anselmo Pizzutelli è stato ormai superato senza pietà da Massimiliano Tagliaferri come portabandiera dell’insoddisfazione verso le “follie” amministrative di questa giunta. In politica il coraggio e i tempi contano. Eccome se contano e c’è da giurarci che da qui alla fine della legislatura ne vedremo delle belle.
A partire dall’elezione del prossimo presidente del Consiglio. In pole c’è Giampiero Fabrizi (Lista Ottaviani) ma c’è chi dice che potrebbe pensarci anche Francesca Chiappini (Lista per Frosinone) o potrebbe essere lasciata ad appannaggio di Marco Ferrara sempre piuttosto indiavolato alla ricerca di postazioni e visibilità. Non concorrerà alla corsa del dopo Max l’ex sindaco Marzi, il vero bodyguard dell’attuale sindaco. Alcune linee di pensiero, non verificate, dicono che sia incompatibile in quanto candidato alle scorse elezioni alla carica di Sindaco.
In ogni caso oggi a Frosinone ci sono i numeri (17 firme) per interrompere la consiliatura.
Dando per scontato, ma è tutto da verificare, che Veronica Pugliese che subentrerà a Max Tagliaferri entrerà in consiglio seguendo al 100% le indicazioni del duo Ottaviani-Mastrangeli.
Ecco dunque cosa potrebbe succedere adesso.
Dicembre 1997: le dimissioni di massa mandano a casa l’allora sindaco Paolo Fanelli (il primo eletto direttamente dai cittadini). Il centrodestra affonda e per tre mandati consecutivi sarà condannato all’opposizione. Tra i promotori dell’operazione “tutti a casa” un giovanissimo ma sempre arrembante Nicola Ottaviani.
A ventinove anni di distanza la situazione è molto cambiata. Il centrodestra governa la città da quattordici anni (2012), Nicola Ottaviani è stato due volte sindaco. Paolo Fanelli, eletto in Fratelli d’Italia, è stato assessore della giunta Mastrangeli. Ora ricopre il ruolo di consigliere, è in rotta di collisione con il Sindaco e medita l’uscita da FdI e dalla maggioranza.
Nel frattempo, come è accaduto spesso in questa consiliatura, si torna a parlare di ipotesi di dimissioni di massa e oggi ancor di più (ma del coraggio di cui sopra non sembra essercene a sufficienza) Se pure ci fossero, alle urne non si andrebbe prima del maggio-giugno 2027. Al termine del commissariamento.
Ma, al di là degli slogan e delle suggestioni, chi potrebbe firmare le dimissioni di massa, atto politico che impone una forte assunzione di responsabilità?
ECCO CHI STA, NONOSTANTE TUTTO, CON IL SINDACO
La coalizione che appoggia Mastrangeli sulla carta conta 18 consiglieri, Riccardo Mastrangeli (che naturalmente non sfiducerà sé stesso).
Indisponibili alle dimissioni di massa i 2 della Lega, Dino Iannarilli e Marco Sordi e i 2 della Lista Ottaviani, Gianpiero Fabrizi e Cinzia Fabrizi. Ma pure i 2 del Polo Civico, Claudio Caparrelli e Andrea Turriziani.
Così come la Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia non procederà mai in tale direzione. I consiglieri sono 4: Francesca Chiappini, Sergio Verrelli, Corrado Renzi, Francesco Pallone (il quale per non dimettersi voterebbe di tutto e di piu, come ha fatto per tutta la consiliatura saltando tra i vari gruppi, da un convincimento all’altro in cambio delle misere “delegucce” del Sindaco)
In Fratelli d’Italia le fibrillazioni di Paolo Fanelli sono note. L’ex sindaco è una “variabile”. Inoltre, sarebbe una sorta di “nemesi” 29 anni dopo che lui stesso venne mandato a casa dal centrodestra. Gli altri 2 esponenti di FdI sono il capogruppo Franco Carfagna e Francesca Campagiorni. Carfagna ha chiarito in aula che la posizione di Fanelli non è quella del partito. Peraltro a dodici mesi da un appuntamento elettorale che nel Lazio vedrà alle urne 4 capoluoghi su 5 (Roma, Frosinone, Viterbo e Rieti), va da sé che ogni tipo di valutazione dovrà essere sottoposta al parlamentare e coordinatore regionale Paolo Trancassini.
Quindi Identità Frusinate (3): Christian Alviani non farà cadere l’Amministrazione. Mentre i nervosismi di Sergio Crescenzi e Marco Ferrara sono fortissimi. Ecco perchè si sta già pensando di accontentare quest’ultimo con la poltrona del dimissionario Tagliaferri.
I MALPANCISTI DEI PROCLAMI E SENZA CORAGGIO
Sull’altro versante, iniziamo dai “dissidenti”. Nessun problema, a parole e sulla carta, a firmare le dimissioni di massa per Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli), Giovanni Bortone (Lgea), Giovambattista Martino, Teresa Petricca (Futura) ma al momento non risultano iniziative concrete in questa direzione.
Per quanto concerne i 2 di Forza Italia, Maurizio Scaccia e Pasquale Cirillo, bisognerebbe effettuare un “passaggio” con il senatore Claudio Fazzone, coordinatore regionale del partito. Sempre nell’ottica di quegli equilibri regionali in vista della mega tornata amministrativa di maggio-giugno 2027.
Ma quale potrebbe essere la condizione che porterebbe lo spavaldo Pasquale Cirillo a firmare la sua contemporanea decadenza da consigliere provinciale?
Non dovrebbero esserci problemi (sempre a parole per ora) per i 3 del Pd (Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi) e per Vincenzo Iacovissi (Psi). E neppure per Armando Papetti (Lista Marzi), che nel 2027 ha già annunciato il sostegno a Iacovissi come candidato sindaco.
Quanto a Domenico Marzi, la posizione dell’ex sindaco è questa: non intende né sostenere né mandare a casa Mastrangeli. Ai fedelissimi ha anticipato che è sua intenzione partecipare solo alle sedute del question time. Vedremo. Della sua civica fanno parte anche Alessandra Mandarelli e Carlo Gagliardi. Finora i tre hanno agito quasi sempre all’unisono, specialmente per gran parte del 2025, quando hanno spesso garantito il numero legale nelle sedute di prima convocazione. Per le dimissioni di massa occorrono almeno 17 firme. Opposizioni e “dissidenti” contano sulla carta 15 esponenti. Tra i quali però i 2 di Forza Italia e i 3 della Lista Marzi. Sul versante della maggioranza gli “inquieti” sono 3: Fanelli, Crescenzi, Ferrara.
In una città normale, la politica, quella seria, troverebbe una sintesi definitiva. O lo stop al Brt o lo stop a Mastrangeli. Tutto il resto è noia. Tanto a giudicare i riluttanti e gli opportunisti tra poco piu di un’anno saranno gli elettori…