Jannik Sinner ha fatto il bis. Come molti immaginavano, come i quotisti ipotizzavano e come alcuni miserabili temevano. Eh sì, perché di tutte le variegate e talvolta singolari passioni nate con l’affermarsi del nostro campione dolomitico, la meno comprensibile è quella del “tifo contro”, una perversione di cui non si comprendono scaturigini e necessità. Ma veniamo alle cose belle, che sono tante e anch’esse composite.
Anzitutto, il quinto major. Serviva, era quasi indispensabile, per quanto paradossale possa apparire questo aggettivo riferito a un giocatore che già ha vinto in stagione 5 Masters 1000. C’era però la possibilità di un piccolo contraccolpo in caso di insuccesso perché era esattamente un anno che il fenomeno della Val Pusteria non trionfava in un major. Dopo la sconfitta in finale agli Open Usa con l’eterno rivale Alcaraz e l’imprevedibile caduta in semifinale contro Djokovic in Australia, il malanno accusato contro il meno quotato dei Cerundolo al RG aveva allungato a tre la serie di tornei slam senza successi. E per Jannik, due volte trionfatore nel 2024 e altrettante nel 2025, cominciava ad essere una situazione un pochino scomoda. Ecco perché è un trionfo che cancella ogni tipo di dubbio e restituisce le certezze di una stagione che parla di sin qui di 44 vittorie e 3 sconfitte.
Altra nota che va tenuta nella debita considerazione è che contro il miglior Zverev di sempre su questa superficie è bastato uno Jannik comunque distante dal suo miglior livello tanto nella risposta al servizio che negli scambi da fondo campo. Al campionissimo italiano è infatti bastato giocare con la massima attenzione i punti essenziali per sfiorare addirittura il 3-0, visto che a conti fatti nell’unico set perso ha avuto un set point in un tiebreak giocato incredibilmente bene da entrambi ed è stato il solo ad avere palla break, all’ottavo gioco.
La sensazione è che Jannik Sinner stia gestendo una fase in cui non gioca ogni punto a pieni giri, ma si concentri al massimo in quelli che valgono doppio, nelle fasi decisive di ogni parziale. Così facendo mantiene una condizione sempre ottimale e corre meno rischi di “crollo fisico”, per quanto poco possa essere prevedibile tale accadimento.
Un altro elemento che va evidenziato è il rendimento con la prima di servizio. Sinner ha stabilito il nuovo record di ace nella competizione, 128, ha servito il 66% di prime ed ha chiuso con una percentuale di trasformazione delle prime stesse arrivata ad un significativo 85%. Ormai a tutti gli effetti è un big server, e l’utilizzo del servizio nei momenti cruciali è davvero un’arma che nessun avversario appare in grado di disinnescare.
Su queste basi, e in considerazione della fase di recupero cui si vede suo malgrado destinato Alcaraz per via del polso malandrino, Sinner si propone quale grandissimo favorito anche per l’Open Usa. Se dovesse farcela manterrebbe la media di due major a stagione, un traguardo che pochissimi tennisti nella storia hanno saputo tagliare.
GLI ALTRI
Zverev ha fallito il bis dopo il Roland Garros ma ha irrobustito la propria convinzione di poter essere competitivo persino contro i due fenomeni del tennis moderno. La striscia negativa contro Sinner si è allungata, ma stavolta il tedesco ha portato a casa un set ed è riuscito a giocare gran parte del match su un piano di sostanziale equilibrio.
Bocciati invece, e in modo abbastanza clamoroso, Shelton, Mensik e Fonseca, dai quali ci si attendeva una presenza più tangibile e un cammino sicuramente più lungo.
Solita certezza Novak Djokovic, che si è preso il lusso di portare a casa il match contro Aliassime guadagnandosi la sfida a Sinner. Stavolta niente sgambetto al numero uno del mondo, ma quel che il serbo riesce a fare a 39 anni desta sincera ammirazione.
Dei nostri, Cobolli ha fatto cose eccellenti, sebbene la sua uscita di scena sia arrivata al cospetto di un giocatore tra i meno attesi, Fery, la sorpresa assoluta di questo Wimbledon 2026. Flavio comunque si porta a casa un quarto di finale che gli consente di mettere… un piede e mezzo a Torino, perché rafforza il suo quarto posto nella Race e il vantaggio sul nono. Per lui resta una stagione eccellente, che ora sul cemento dovrà trovare la ciliegina sulla torta. Piuttosto bene anche Berrettini, mentre Arnaldi non ha confermato le belle sensazioni di Parigi. Ora tre tornei 250, Umago, Gstaad e Bastad, prima della grande stagione sul cemento americano, un 2.0 del double.
I numeri di Jannik, ancora re di Wimbledon


