Le dimissioni di Tagliaferri, il fallimento dell’Ottavianismo e la “Città per Cantare” di Mastrangeli

Le dimissioni del presidente del Consiglio Massimiliano Tagliaferri al di la di tutte le dietrologie fatte ieri e anticipate puntualmente dal sempre informato Corrado Trento su Ciociaria Oggi rivelano molto più delle congetture senza fondamento sui possibili binari incrociati sull’evoluzione politica in atto ad Alatri.
In primis il completo sfaldamento ideale dell’asse costruito intorno all’ex sindaco Nicola Ottaviani.
Poi il fallimento dell’idea di città dell’attuale parlamentare del Carroccio che aveva costruito la sua narrazione politica su stadio, parco Matusa, ascensore inclinato e Brt. A parte il primo obiettivo raggiunto per lo più grazie alla capacità imprenditoriale del presidente Maurizio Stirpe tutto il resto è rimasto incompiuto. Un Parco Matusa dove nonostante i cospicui investimenti nessuno ha avvertito l’esigenza di rendere agibile la tribuna e laddove avrebbero dovuto svolgersi eventi sportivi e musicali non c’è lo straccio di un calendario di appuntamenti; l’ascensore inclinato, l’unica vera infrastruttura di mobilità di cui aveva bisogno il capoluogo, è inspiegabilmente fermo da anni (nonostante chi avesse vinto la gara per il Tpl si era assunto l’onere di riattivarlo garantendone il funzionamento). Il Brt, lo hanno capito anche i sassi, finirà per distruggere quel poco che resta del comparto commerciale della città. I parcheggi falcidiati dalla Stazione e Via Aldo Moro saranno la tomba per decine di arrività, creperanno il già precario mercato degli affitti e faranno ulteriormente precipatare l’attrattività del capoluogo.
Quel che resta dell’Ottavianismo (a cui Mastrangeli si è piegato tout-court per tutto il suo mandato) è un’amministrazione dilaniata da contrasti insanabili, una città allo sbando dove quello che altrove è normalità qui diventa un’impresa.
Basti pensare, ad esempio, al dramma degli abitanti del centro storico messi in ginocchio dalle scelte cervellotiche di un assessore come Rossella Testa che si ostina a ricercare una movida “artificiosa” in un’area che preventivamente avrebbe bisogno di pianificare servizi e parcheggi per i residenti.
In questo quadro si inserisce l’ultima patata bollente caduta nelle mani della coppia Ottaviani-Mastrangeli: quella delle dimissioni dalla carica di Presidente dell’assise e da consigliere di Max Tagliaferri. Una scelta dettata dalla presa d’atto della fine di una stagione, del fallimento della condivisione delle strategie amministrative per il capoluogo, e del pericolo concreto che i cittadini, ormai stanchi, possano definitivamente ribellarsi all’ostinazione di un Sindaco che continua a non voler ascoltare nessuno con l’obiettivo di lanciare questi bus elettrici attesissimi a quanto si dice, dalle centinaia di extracomunitari dello Scalo, dediti allo spaccio e all’illegalità. E del tutto inutili, almeno sulla carta, per il resto dei cittadini.
Max Tagliaferri ha scelto, a differenza di chi continua a voler continuare l’inutile frequentazione di Palazzo Munari, la strada della dignità e della coerenza.
Ieri, l’ennesima imbarazzante prima convocazione del consiglio andata deserta.
Ma si va avanti… come si niente fosse tra video, selfie e centocinquantamila euro di affidamenti per qualche spettacolino estivo.
In fondo meglio “Una città per cantare” che un ravvedimento operoso per cui ci sarebbe ancora tempo.