“M’hanno rimasto solo”. La caporetto di Mastrangeli

Le dimissioni del presidente del consiglio Massimiliano Tagliaferri scoperchiano il pentolone delle ipocrisie. Il sindaco Riccardo Mastrangeli ha distrutto il centrodestra per portare avanti la linea di Nicola Ottaviani. E in quel che resta della maggioranza tutti “soldatini” sull’attenti. Perché?
“M’hanno rimasto solo”. La celebre battuta pronunciata dal personaggio di “Er Pantera” (interpretato da Vittorio Gassman) nel film cult “Audace colpo dei soliti ignoti” riecheggia nei corridoi di Palazzo Munari. Nel dibattito parlamentare recentemente il senatore Matteo Renzi l’ha utilizzata nei confronti del ministro Giancarlo Giorgetti.
Al Comune di Frosinone ad essere rimasti soli (senza farsi neppure compagnia tra loro) sono il sindaco Riccardo Mastrangeli e Nicola Ottaviani, parlamentare e segretario provinciale della Lega. In questi quattro anni è stato lui a dettare le strategie, politiche e amministrative. Adesso l’indicazione è quella di minimizzare le dimissioni di presidente del consiglio comunale di Massimiliano Tagliaferri. Fare finta che con sia successo nulla. Ed essere disposti ad accettare perfino l’idea che a succedergli non sia un suo fedelissimo come Giampiero Fabrizi (Lista Ottaviani), ma Marco Ferrara (Identità Frusinate). Soltanto per provare ad avere i numeri in aula. Esattamente come successo con Domenico Marzi, quando per molti mesi, insieme a Carlo Gagliardi e Alessandra Mandarelli, ha assicurato il mantenimento del numero legale in aula. Per anni Marzi è stato l’avversario di Ottaviani. Ma in quell’occasione… tutto dimenticato. Parigi val bene una messa. Anche Frosinone evidentemente.
Solo che Massimiliano Tagliaferri ha una storia politico-amministrativa riconosciuta: per dieci anni assessore di Ottaviani, con le deleghe più importanti. Eletto costantemente con centinaia e centinaia di preferenze. Nella “sua” lista civica. Non in partiti: elemento non trascurabile visto che poi sono state alimentate narrazioni di… distrazione di massa.
L’obiettivo del duo Ottaviani-Mastrangeli è continuare a galleggiare, a tirare a campare, per arrivare alla fine della consiliatura. Poco importa se ad essere seppellito è il centrodestra. “Dopo di me il diluvio”: la frase viene attribuita a Luigi XV o a Madame de Pompadour. Poco importa.
In ogni caso l’elezione del prossimo presidente dell’aula non sarà a costo politico zero.
Marco Ferrara (Identità Frusinate) si già proposto per il ruolo. Nell’ultima seduta, unitamente a Sergio Crescenzi (Identità Frusinate) e Paolo Fanelli (FdI), è salito sulle barricate. Nella crisi numerica che c’è, l’operazione potrebbe starci.
Ma Fratelli d’Italia cosa farebbe? Voterebbe per lo scranno più alto di Palazzo Munari un consigliere eletto nella sua lista, che ha sbattuto la porta? Come ha fatto Ferrara. E come ha fatto Sergio Crescenzi, che proprio in queste ore, sui social network, auspica il ridimensionamento in giunta di Fratelli d’Italia. Nella convinzione che Paolo Fanelli sia già fuori dal gruppo.
Il nodo però è politico. Fratelli d’Italia è il primo partito del Paese ad ogni livello. Il deputato e coordinatore regionale Paolo Trancassini ha imposto la linea della responsabilità, ben sapendo che avrebbe perso dei consiglieri. Qualora il duo Mastrangeli-Ottaviani (Lega) decidesse di ridimensionare Fratelli d’Italia in giunta, sarebbe impossibile per Trancassini fare finta di nulla. Anche perché a Frosinone si va avanti in una dimensione kafkiana. Nella quale Nicola Ottaviani e Riccardo Mastrangeli pensano di avere la maggioranza assoluta. Senza neppure considerare le percentuali di FdI e del Carroccio in ogni tipo di elezione. Anche a Frosinone.
Ma c’è una considerazione che fa passare tutto il resto in secondo piano.
Il capoluogo e i suoi cittadini sono sfibrati e stressati da quattro anni a causa di un Piano della mobilità urbana INSOSTENIBILE. Il fallimento delle piste ciclabili e ciclopedonali, i restringimenti di strade e carreggiate, la rivoluzione perpetua dei sensi di marcia, la sistematica soppressione di parcheggi e posti auto, i lavori cervellotici in ogni angolo del capoluogo (specialmente allo Scalo) hanno determinato disagi a cascata. Perché il Comune, rinunciando a qualche reel, non fa un sondaggio vero chiedendo ai cittadini e ai commercianti cosa pensano di tutto questo?
Tornando alla presidenza del consiglio, potrebbe esserci una figura da tenere in considerazione: Francesca Chiappini. Donna e prima degli eletti (987 preferenze). Ma, per i padroni del vapore, ha una “controindicazione”. Fa parte della Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia, fedelissimo di Roberto Vannacci. Con qualunque sistema elettorale Scaccia è l’esponente politico di “Frosinone città” favorito per ottenere un seggio parlamentare nel 2027. Più di Nicola Ottaviani (Lega), con il quale peraltro l’asse di ferro è diventato… intermittente. E siccome nelle strategie del duo Ottaviani-Mastrangeli al primo posto c’è quella di provare a non far crescere politicamente nessuno, l’idea di Francesca Chiappini è destinata a rimanere tale. Potrebbero più facilmente accendere il semaforo verde per Domenico Marzi.
Se però nella maggioranza assessori e consiglieri continueranno a sbattere i tacchi e mettersi sull’attenti, poi nessuno potrà lamentarsi.
Riccardo Mastrangeli non vede quello che sta succedendo ormai da anni. Gli input politico-amministrativi sono tutti di Nicola Ottaviani. Il prezzo politico lo paga il Sindaco.
“M’hanno rimasto solo”.
Ideona finale: su questa frase potrebbe provare a fare un reel.