Ora Riccardo non va più al… Max

Le dimissioni di Massimilano Tagliaferri da consigliere e presidente dell’aula di Palazzo Munari segnano la fine di una stagione politica al Comune di Frosinone. Per il sindaco Mastrangeli (e per Nicola Ottaviani) si apre una fase zeppa di incertezze e di potenziali colpi di scena. Perché il passo indietro avrà effetti dirompenti.

 

Massimiliano Tagliaferri si dimetterà da tutto: consigliere e presidente dell’aula di Palazzo Munari.
Lo ha annunciato a Ciociaria Oggi. Non c’entrano tattica e strategia. Ha voluto dirlo prima per essere presente alla seduta di giugno sul Rendiconto, documento che equivale al Bilancio di previsione come importanza.
Ci sono due aspetti da considerare. Uno attiene ai rapporti personali. L’altro è politico. Ha detto Tagliaferri: “E’ una scelta di vita”. E ancora: “Con Nicola Ottaviani e con il sindaco Riccardo Mastrangeli ho condiviso anni importanti di lavoro politico e amministrativo. Ci legano amicizia, rispetto e soprattutto valori comuni. Insieme abbiamo portato avanti progetti, battaglie politiche e una visione della città basata sulla passione e sul gioco di squadra. C’era una squadra compatta, una vera cinghia di trasmissione tra amministrazione e politica. C’erano unità di vedute, entusiasmo e spirito di sacrificio. Sono stati anni vissuti con grande intensità e partecipazione”. Tutto il pensiero è declinato al passato. E all’imperfetto.
Poi ha spiegato: “Il Comune ormai sembra l’Isola dei Famosi. Soltanto visibilità, come se si stesse recitando in un Reality. Non c’è nulla di amministrativo e di operativo. L’unica priorità è difendere le poltrone. Per la visibilità. Basta». Aggiungendo: “Non mi sottraggo alla domanda: quale utilità ha il Brt? Cosa deve collegare? La Stazione a De Matthaeis. Ma per fare cosa? Dove si va poi? I servizi sono tutti altrove: l’ospedale, il Tribunale, la Prefettura, il Comune, molte scuole. Sono tutte realtà dislocate esternamente rispetto al tragitto del Bus Rapid Transit. Un’altra cosa: le zone più popolose della città sono tutte lontane dal Brt”. Gli è stato chiesto: la maggioranza ha perso tanti consiglieri e l’assetto è stravolto rispetto al 2022. Perché si va avanti? Ha risposto: «Si va avanti soltanto perché tutti sono attaccati alle poltrone. È l’unico motivo. Anche a scapito del progetto politico e amministrativo e non considerando quali sono i veri problemi della città».
Massimiliano Tagliaferri esce di scena in modo elegante nella forma e nei rapporti personali. Ma sul piano politico la sua mossa è devastante e segnala la fine di una stagione. La stagione del centrodestra a traino “galassia della Lega”. Nicola Ottaviani e Riccardo Mastrangeli si ostinano a non prendere atto che i numeri e il “peso” non sono più quelli di quattro anni fa. C’è però un elemento ancora più forte: le mancate risposte. Non soltanto a Massimiliano Tagliaferri, ma a tutti i consiglieri che provano a chiedere spiegazioni. Per non parlare di chi mette in discussione progetti cervellotici e inutili. Come il Bus Rapid Transit.
Al posto di Massimiliano Tagliaferri come consigliere entrerà Veronica Pugliese, prima dei non eletti della Lista Ottaviani, civica dalla quale lo stesso Tagliaferri è uscito quasi un anno fa. Sbattendo la porta.
COSA SUCCEDE IN CITTÀ
Continuando a parafrasare Vasco da oggi alle elezioni ci separano dodici mesi, ma da questo momento in poi potrà succedere di tutto. Massimiliano Tagliaferri non è uno qualunque: più volte assessore, ora presidente dell’aula, sempre eletto con centinaia e centinaia di voti. E’ stato tra i leader politici della maggioranza dal 2012 ad oggi. Insieme a Nicola Ottaviani, Riccardo Mastrangeli, Adriano Piacentini e Fabio Tagliaferri.
Il Sindaco si ritrova con una coalizione di “minoranza” e con il problema (enorme) di dover individuare un altro presidente del consiglio. Succederà di tutto considerando da un lato le ambizioni dei singoli e dall’altro i numeri stretti. Di certo il centrodestra uscito dalle urne nel 2022 non esiste più.
Il Piano della mobilità ha lacerato l’intera coalizione.
Il tessuto urbano e viario della città di Frosinone è incompatibile con il Bus Rapid Transit. Le proteste di questi giorni potrebbero essere carezze rispetto all’insoddisfazione latente di commercianti e cittadini. Il progetto BRT non si sposa con carreggiate e strade che nulla hanno a che vedere con quelle delle grandi città costruite con previsioni di mobilità diverse. E’ stato già “bocciato” perché le piste ciclabili e ciclopedonali (che nessuno ha mai utilizzato) hanno “terremotato” interi quartieri.
E’ incompatibile perché la logica “bulimica” di cambiare sensi unici e direzioni di marcia un giorno sì e l’altro pure (a proposito ma i costi degli “errori” e dei “ripensamenti” sono noti?E chi li pagherà?) ha creato disagi infiniti ad automobilisti, cittadini e commercianti. E’ incompatibile perché i posti per il parcheggio delle auto (che erano già pochi) sono stati falcidiati. E’ incompatibile perché la contemporanea apertura di più cantieri ha messo drammaticamente alla prova i nervi scoperti dei residenti.
I TRE ERRORI FATALI
Gli errori dell’Amministrazione sono stati tanti, ma tre hanno fatto precipitare la situazione.
Il primo: aver voluto portare avanti acriticamente il programma dell’ex sindaco Nicola Ottaviani senza rendersi conto che doveva essere prima “testato” sul campo. Il secondo: aver calato dall’alto il Piano urbano della mobilità sostenibile, senza neppure provare a sottoporlo all’attenzione dei cittadini, dal basso. Il terzo: aver posto, da parte del sindaco Riccardo Mastrangeli, una sorta di “mozione di fiducia” sull’intero pacchetto, senza prendere atto del duplice fallimento: operativo (nelle diverse zone del capoluogo) e politico (la grande fuga dalla maggioranza).
Oggi cercare di mettere qualche “toppa” è inutile. Forse sarebbe il caso di affrontare con coraggio la situazione e prendere atto che il Brt non può essere la soluzione della mobilità frusinate. Revocando il progetto, con tutte le conseguenze (anche economiche) del caso.
Non è però quello che succederà. Il sindaco Riccardo Mastrangeli non sconfesserà il programma di Nicola Ottaviani (che ha progettato uno sconvolgimento della città senza rendersi minimamente conto delle conseguenze). Ora però dovrà prendere atto di uno “sfarinamento” senza precedenti del centrodestra.
TUTTI CONTRARI. MA TANTE CHIACCHIERE E POCO CORAGGIO
Da anni Pasquale Cirillo e Maurizio Scaccia (Forza Italia), Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli), Giovanni Bortone (Lega), Giovambattista Martino, Teresa Petricca (Futura) sono all’opposizione anche se ad ognuno di loro manca il coraggio che invece ha avuto Tagliaferri di dire basta, staccare la spina e tagliare il cordone ombelicale con questa giunta.
Adesso la “bomba” delle dimissioni del presidente del consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri. Ci sono poi i mal di pancia enormi di Marco Ferrara e Sergio Crescenzi (Identità Frusinate). C’è stata la “ribellione” dell’ex sindaco Paolo Fanelli (Fratelli d’Italia) sul caos traffico e sul cantiere del Brt.
Quanto a Fratelli d’Italia, il sostegno alla ricandidatura di Riccardo Mastangeli non è affatto scontato. Il parlamentare e coordinatore regionale Paolo Trancassini nei mesi scorsi aveva sollecitato un confronto programmatico serio. Alla luce di quello che sta succedendo sulla mobilità urbana, complicato pensare che FdI avallerà scelte che avranno impatti negativi sulla qualità della vita dei cittadini.
C’è il silenzio assordante del vicesindaco Antonio Scaccia, che è sì leader della Lista per Frosinone, ma sul piano politico fa riferimento a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Il quale ha fatto capire di voler avere dei candidati sindaco nei Comuni capoluogo.
Poi ci sarebbero anche le opposizioni. Il Partito Democratico è al bivio: o converge sul sindaco del Psi Vincenzo Iacovissi (in un’ottica di ricomposizione del centrosinistra che potrebbe essere sollecitata dai livelli regionali) oppure individua un percorso differente, provando a puntare su uno dei tre consiglieri o su un “esterno”, che potrebbe essere Anselmo Pizzutelli. Quest’ultimo quattro anni fa venne eletto nella Lista Mastrangeli, della quale peraltro è ancora capogruppo. Ma nella sostanza è stato il primo e il più agguerrito dei “dissidenti”. Molto radicato nel quartiere Scalo (dove le elezioni si vincono e si perdono), potrebbe rappresentare una soluzione per i Democrat, che non avranno più nella loro coalizione Domenico Marzi, che pare intenzionato ad appoggiare Mastrangeli nel 2027.
IACOVISSI NON MOLLA E VA AVANTI
Mentre i Socialisti di Gian Franco Schietroma andranno comunque avanti con Vincenzo Iacovissi. Come nel 2022. Rimane da capire il ruolo di Forza Italia. Il gruppo degli “azzurri”, composto da Maurizio Scaccia e Pasquale Cirillo, da due anni è all’opposizione dell’Amministrazione Mastrangeli. Margini per una ricomposizione di tipo politico non si vedono. Peraltro il senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone non ha mai inviato segnali in tal senso. C’è un’unica variabile: a giugno 2027 le elezioni amministrative riguarderanno tantissimi Comuni nel Lazio. Fra i quali 4 capoluoghi su 5: Roma, Frosinone, Viterbo, Rieti. Il centrodestra potrebbe scegliere la strada dell’unità ovunque. Ma a Frosinone oggi si sta facendo tutto molto complicato.