Regionali 2023: il colpo di coda che premia Rocca. I legami con Tony Augello e la vecchia e gloriosa destra romana

Il valzer per le Regionali 2023 è finito. Sarà Francesco Rocca il candidato governatore del centrodestra. Il presidente nazionale della Croce Rossa ha un profilo civico ma con un passato di militanza nella destra giovanile. “Un esterno, ma non troppo. Che consentirebbe a Meloni di evitare divisioni all’interno del partito”, ha osservato off the records un esponente di Fdi. Giorgia Meloni ha a lungo riflettuto sulla designazione del candidato per la sua Regione.

“Il Lazio è casa mia -ha ripetuto in questi giorni Meloni– e voglio prendermi tutto il tempo necessario per fare la scelta migliore…”. Nella terna di candidati oltre a Rocca, anche Fabio Rampelli e Nicola Procaccini. Alla fine la scelta sarebbe ricaduta sul numero 1 della Cri.

IL PROFILO

Per Francesco Rocca, presidente della Croce rossa italiana è l’ora del grande salto politico. Si tratta di un profilo civico, seppur con connotati ben definiti sul piano politico. Può essere considerato un esponente di un conservatorismo ‘compassionevole’ e molto attento ai soggetti fragili della nostra società. Classe 1965, è laureato in giurisprudenza.

Sin da giovane si è dedicato all’attività di volontariato. Dal 1990 al 2003 ha esercitato la professione di avvocato, in prima linea nella lotta contro la mafia. Dal 1996 al 2004 è stato presidente e commissario dell’IPAB Santa Maria in Aquiro, mentre dal 2001 al 2003 è stato presidente dell’IPAB Asilo della Patria. Dal 2003 al 2007 è stato prima commissario e poi DG dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. Entra nella Croce Rossa nel 2007, quando è stato nominato capo del dipartimento delle operazioni di emergenza.

Nel 2008 è diventato commissario straordinario della stessa organizzazione e infine presidente nazionale nel 2013. Nel 2017 è stato eletto presidente dell’assemblea generale della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Nel 2020 è stato riconfermato alla guida della Croce Rossa Italiana. E’ dunque una figura molto attiva che soprattutto in ambito sociale e sanitario può rappresentare un valore aggiunto per tutta la coalizione di centrodestra.

LA VICINANZA CON TONY AUGELLO

Francesco Rocca è noto per aver frequentato da militante le sezioni romane del Movimento Sociale Italiano. Nota la sua amicizia con Tony Augello, la mente della destra romana. Fratello del senatore Andrea, Tony Augello è rimasto nel cuore di tutti i principali protagonisti della destra. A lui deve l’intuizione della candidatura di Silvano Moffa, primo dirigente di destra a conquistare la Provincia nel 1999. Tony Augello capì dove la sinistra poteva essere sconfitta. Quindi trovare rappresentanza dove la gente si sentiva abbandonata: nei comitati di quartiere, nelle scuole. Perché bisognava evitare il protagonismo della sinistra in questi campi dove si sentiva padrona da troppi anni. Fu sempre Tony Augello che convinse o costrinse Fini a presentarsi a sindaco di Roma nel 1993, circostanza storica da quale partì la stagione della vittoria pur uscendo elettoralmente sconfitto. 

IL RETROSCENA

“Il nome di Rocca balla da mesi, forse non è poi così condiviso… -è quanto filtrava da ambienti di centrodestra- Più di qualcuno, tra gli esponenti di FdI vicinissimi alla leader, avrebbe espresso perplessità. Vincerà, ma di misura, bisogna fare attenzione”. Il riferimento è alla legge elettorale che presenta un vantaggio, il turno unico (alle comunali Enrico Michetti era in testa al primo turno ma venne sconfitto al ballottaggio da Roberto Gualtieri).

Al contrario, il voto disgiunto espone ad alcuni rischi: nel 2018 il centrodestra fu la coalizione più votata, ma prevalse l’ex governatore, Nicola Zingaretti, con una maggioranza risicata, “l’anatra zoppa”, rimpolpata con il M5S negli ultimi due anni mezzo di governo. Da registrare la presenza del presidente della Cri, in prima fila accanto a Francesco Storace, all’incontro organizzato mercoledì scorso dal quotidiano Il Tempo, quando a salutarlo pubblicamente è stato il segretario del Carroccio, Matteo Salvini. Rocca vanterebbe buoni rapporti anche con il coordinatore regionale, Claudio Durigon. La virata sull’outsider, che sfida i timori di un nuovo “effetto Michetti”, sarebbe anche l’unica manovra possibile per smarcarsi da Fabio Rampelli, sebbene i sondaggi valutino il suo tesoretto personale otto punti sopra la coalizione. Secondo le indiscrezioni il numero due di Palazzo Montecitorio, molto radicato sul territorio, avrebbe posto il veto su qualsiasi candidatura politica che non fosse la sua. Di contro, nella cerchia dei meloniani la sua ascesa ai vertici della seconda regione italiana per Pil sarebbe sempre stata percepita come troppo ingombrante.

PROCACCINI DISPONIBILE

Tutti i papabili di FdI si sono detti ‘pronti’ a mettersi a disposizione del partito e della coalizione. Nicola Procaccini in particolare, ha ribadito nelle ultime ore il suo sì a una eventuale ‘chiamata’ di Meloni: “La rosa dei 3 nomi? Mi sembra una procedura che dimostra ancor di più quanto per Meloni sia importante l’intera coalizione di centrodestra. Nonostante sia chiaro anche alle pietre che il nome debba essere di FdI, Meloni -ha affermato l’europarlamentare- dimostra di voler condividere la scelta con gli altri partiti”. “Ribadisco la mia disponibilità, certo, non potrei tirarmi fuori nel momento in cui venissi chiamato.

Meloni si è caricata sulle spalle l’Italia intera, non potrei sottrarmi io alla richiesta di caricarmi sulle spalle la Regione Lazio”, ha concluso Procaccini. Per il deputato europeo comunque vada sarà un successo. Sul piano della credibilità e della notorietà, l’esponente pontino ha acquisito diversi punti nelle gerarchie nazionali. Elemento non di poco conto, considerando la vicenda legata all’inchiesta Free Beach, che aveva minato la sua ascesa. Il ridimensionamento dell’indagine abbinato al maggiore appeal ottenuto sul piano politico, fanno di Procaccini uno dei politici più importanti di Fratelli d’Italia. Forse può essere considerato il vero numero 2 nazionale del partito