Sinner, avvio col brivido. Paolini, una rimonta che sa d’orgoglio

Certamente l’avevamo immaginata meno complessa, la prima fatica di Sinner da re di Wimbledon. Il detentore del trofeo ha avuto in sorte quale primo avversario un giocatore le cui virtù tecniche non sono mai state in discussione. Il serbo Kecmanovic, eterna e mai troppo compiuta promessa, è un tipo che sa ribattere anche ad alte velocità, purché gli facciano la cortesia di non spostarlo troppo. E Jannik nel primo set ha fatto esattamente quel che tatticamente non doveva. Chissà che il nostro campionissimo non abbia semplicemente scelto la via più tortuosa per testarsi. Sta di fatto che, dopo un primo set gettato alle ortiche e improvvisamente per via di due doppi falli di fila costati un break in un game in cui conduceva comodamente 40-0, anche in avvio di secondo non è sembrato il Sinner autorevole di questo favoloso 2026. La versione esposta è comunque bastata per riequilibrare il match e quando nel terzo set la velocità è aumentata ulteriormente sembrava che tutto si avviasse verso la normalità. A infrangere il copione è intervenuta la caparbietà di Kecmanovic, che ha annullato cinque palle break all’altoatesino e poi nel tiebreak ha cancellato in modo persino spettacolare il set point, ribaltando clamorosamente il verdetto.
A quel punto un po’ tutti, memori di storiche cadute al quinto set, hanno cominciato a temere un secondo clamoroso tracollo del numero uno del mondo, dopo il disgraziato match con Manuel Cerundolo al Roland Garros. Stavolta però le condizioni fisiche dell’allievo di Vagnozzi e Cahill erano quelle ottimali e così il quarto e il quinto set si sono trasformati in un palcoscenico in cui Jannik ha riaffermato la propria supremazia, toccando tra l’altro il record personale di ace: 31, una roba da big server.
Al secondo turno, domani, il portoghese Nuno Borges servirà a testare la ritrovata confidenza di Sinner con la superficie meno frequentata nel corso dell’anno, specie in una stagione in cui ha persino rinunciato al 500 di approccio (per lui di regola Halle).
La prima giornata londinese ha portato in dote anche la brutta prestazione di Luciano Darderi, mai a proprio agio nel match contro Quinn, chiusosi in tre set a favore dello statunitense e la più contrastata ma altrettanto dolorosa sconfitta di Elisabetta Cocciaretto, battuta in tre dalla Wang.
Nel primo pomeriggio di oggi grande prova d’orgoglio di Jasmine Paolini, che dopo un cappotto fuori stagione subito dalla scatenata Montgomery ha vinto soffrendo ma giocando un buon tennis i due set successivi con doppio 6-4. Nei saliscendi di questa fase, la prestazione di Jasmine è sicuramente confortante e porta verso un sentiero che profuma di rinascita e di nuovi tragaurdi.
Ha vinto il primo, perso nettamente il secondo e gettato via il terzo, con 3 palle break non convertite e poi un 5-3 al tiebreak non sfruttato, il prode Matteo Arnaldi, che sull’erba non è a suo agio come sulla terra battuta, ma che esce non senza recriminazioni al cospetto di Quentin Halys apparso distante dai suoi migliori livelli. Mentre scriviamo, sta scendendo in campo Berrettini, atteso su una superficie che in un passato non remoto gli spalancò le porte della gloria.