Un presidente, due partiti e una variabile

Luca Di Stefano ha iniziato a sondare seriamente il terreno per il mandato bis. Il prossimo 4 maggio il confronto prima con Fratelli d’Italia e poi con il Pd per definire il quadro delle deleghe. Ma attenzione alla “mossa del cavallo” del sindaco di Cassino Enzo Salera.
Non è che manchino i possibili candidati alla presidenza, ma il fatto è che Luca Di Stefano sa benissimo che il voto dei sindaci e dei consiglieri comunali è sempre sfuggito finora alle rigide indicazioni di partito e di schieramento. Per questo lunedì 4 maggio cercherà di capire da Fratelli d’Italia e dal Partito Democratico quali sono le possibili dinamiche future. Il suo mandato scade a fine dicembre, poi ci saranno novanta giorni per fissare la data delle elezioni. Che a questo punto si terranno quasi sicuramente a marzo.
A guidare le delegazioni dei due partiti ci saranno, rispettivamente, Massimo Ruspandini (parlamentare e presidente provinciale di FdI) e Achille Migliorelli (segretario della Federazione del Pd).
Dichiarazioni ufficiali a parte, Di Stefano ha già dimostrato di non avere fretta di assegnare le deleghe ai consiglieri. Perché vuole avere un quadro preciso delle prospettive. Lui ha già le idee chiare: riproporre lo schema trasversale.
L’AZIONISTA DI MAGGIORANZA È FDI
Nel centrodestra è Fratelli d’Italia il partito di (larga) maggioranza. Da quando c’è la Delrio, alla carica di presidente possono concorrere i sindaci. In FdI non mancano. A cominciare da esponenti del calibro di Alioska Baccarini (Fiuggi) e Lucio Fiordalisio (Patrica). Negli ultimi giorni è arrivato Massimiliano Quadrini (Isola del Liri), che in passato è stato consigliere provinciale nelle file del Pd. A sostegno dell’allora presidente Antonio Pompeo. Nel centrodestra però c’è obiettivamente il tema delle alleanze. La Lega di Nicola Ottaviani e Mario Abbruzzese ha sempre agito mettendosi “in proprio” in questi anni: nel 2022 (candidatura di Riccardo Mastrangeli alla presidenza della Provincia senza consultare gli alleati), nel 2023 (elezione della governance della Saf) e via di questo passo. Senza dimenticare il Comune di Frosinone, dove il Carroccio continua a muoversi come se avesse il 95% dei voti. Ben sapendo che il partito di maggioranza relativa è Fratelli d’Italia e che quella mole di voti distribuita sulle civiche dell’asse Ottaviani-Scaccia-Mastrangeli non è mai stata propriamente riconducibile al “Sole delle Alpi” di Pontida.
L’AVENTINO RILASSATO DI ENZO SALERA
Per quanto riguarda il Partito Democratico, la situazione che Di Stefano sta analizzando con attenzione è quella del sindaco di Cassino Enzo Salera. Il quale ieri non ha partecipato al summit della delegazione del partito con il presidente. Salera vuole tenersi le mani libere in vista della candidatura alla presidenza. Mentre invece la sensazione è che i due indiscusso leader dei Dem, Sara Battisti (Rete Democratica) e Francesco De Angelis (AreaDem), possano tranquillamente continuare ad appoggiare il sindaco di Sora.
Mentre i consiglieri Luigi Vittori (AreaDem) e Luca Fardelli (Rete Democratica) sicuramente avranno delle deleghe da amministrare, Enzo Salera appare intenzionato ad effettuare la cosiddetta “mossa del cavallo”. Vale a dire, nessuna delega e rivendicazione del ruolo di capogruppo del Pd. In questo modo potrà “sganciarsi” ogni volta che lo vorrà e proporre la sua candidatura alla presidenza della Provincia. Ma pure alle regionali. Insomma, Salera intende recitare un ruolo nel Pd. Probabilmente a supporto di Parte da Noi, la corrente che fa diretto riferimento a Elly Schlein.
AL TAVOLO SIEDE MASSIMO RUSPANDINI
Tornando a Fratelli d’Italia, il fatto che a guidare la delegazione ci sarà Massimo Ruspandini vuol dire che i ragionamenti e le decisioni saranno politici e parametrati sul partito e sul territorio. A cominciare dalle deleghe: vicepresidenza, edilizia scolastica, viabilità, presidenza dell’aula.
Luca Di Stefano proverà sicuramente a coinvolgere sul piano programmatico-amministrativo tutti gli altri partiti e gruppi: dalla Lega a Progetto Futuro, da Forza Italia a Provincia in Comune. Però la conferma come presidente passa dalla composizione del puzzle delle deleghe e dai futuri assetti degli enti intermedi. In entrambi i casi non può prescindere né da Fratelli d’Italia né dal Partito Democratico. E’ qui il baricentro.