
Una delle soluzioni per affrontare l’emergenza rifiuti, in attesa che si realizzino gli impianti e si chiuda il ciclo entro i confini del Gra, potrebbe essere quella di coinvolgere Acea, che realizzerà il termovalorizzatore, anche nello smaltimento degli scarti. Per la Capitale si renderà necessaria una piccola discarica di servizio per il conferimento di residui inerti che potrà limitarsi a 60mila tonnellate l’anno e che avrà un impatto ambientale sostanzialmente nullo. Perché le ceneri pesanti (prodotte dal termovalorizzatore ndr) sono recuperabili al 90% e quelle leggere (da smaltire in discarica ndr) sono pari al 4% della massa iniziale.
Sul fronte dei rifiuti Roma in questo momento è quella che se la passa peggio, rispetto a Milano e Napoli per citare due importanti capoluoghi al nord e al sud. La Capitale ha un sistema fragile. Non ha mai realizzato, né programmato, gli impianti. Milano è la città con la più alta percentuale di raccolta differenziata e ha investito sulla termovalorizzazione. Anche Napoli ha realizzato il termovalorizzatore di Acerra che ha contribuito in modo notevole a superare la situazione drammatica che si registrava. Il tema è principalmente quello.
Il termovalorizzatore, però, non arriverà prima del 2025. Nell’avvio dell’iter per costruirlo l’intenzione del Campidoglio sarebbe quello di procedere ad una fase intermedia. Il partner privato che lo realizzerà dovrà avere un know how in materia di smaltimento dei rifiuti. In attesa di completare il termovalorizzatore il privato potrebbe mettere a disposizione della città una parte dei propri impianti già esistenti.
Il primo step riguarda la pianificazione del fabbisogno impiantistico, calcolato sul totale dei rifiuti prodotti ovvero sul saldo tra raccolta differenziata e flussi di indifferenziata. Una volta quantificato il volume di tal quale da trattare il sindaco può decidere, in alternativa all’ipotesi della discarica o dell’invio dei rifiuti all’estero (al momento si starebbe valutando un contratto con il termovalorizzatore di Amsterdam al costo di 250 euro a tonnellata), di realizzare un inceneritore di proprietà pubblica che consentirebbe di abbattere i costi (tra i 50 e i 70 euro a tonnellata).
Guardando sempre allo scenario attuale, sembra difficile pensare che si possa raggiungere l’obiettivo del 60% della raccolta differenziata entro il 2026, come promesso dal sindaco. Saranno necessari investimenti, soprattutto per incrementare il porta a porta, e la giunta li sta già considerando.
ACEA PROTAGONISTA
Ad ogni modo non c’è alcun dubbio che l’inceneritore di Gualtieri in sostanza rappresenti un cambio di passo perché Roma è rimasta immobile da troppi anni. Di fatto sembra il prosieguo di San Vittore, come è noto, impianto gestito da Acea. Il disegno di Gualtieri è chiaro, Cerroni viene archiviato ed entra Acea, i suoi soci, e in generale le società miste pubblico private dove la politica ha un ruolo. A vincere la partita dunque è Acea, che ha come azionisti al 51 per cento Roma capitale, al 23 per cento la multinazionale francese Suez e al 5,45 per cento l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone.
L’impianto proposto dal sindaco di Roma tratterà 600 mila tonnellate all’anno e brucerà tal quale, il rifiuto indifferenziato. Un sito con un costo di 700 milioni di euro. il terreno a Santa Palomba, nel IX Municipio, al confine con il Comune di Pomezia. Il sito soddisfa più di un requisito: nel Piano regolatore risulta come area industriale, non sottoposta a vincoli e con una bassa densità abitativa; il fatto che Ama sia proprietaria ne rafforza il ruolo nell’ambito della strategia industriale e nel piano di rilancio che include i biodigestori di Cesano e Casal Selce. Per la realizzazione dell’impianto in campo ci sarebbero Acea e, come fornitori di tecnologia, la milanese A2A, nonchè l’emiliana Hera che nel frattempo garantirebbero sbocchi di medio periodo all’indifferenziata prodotta dalla Capitale.
