Comunque vada nulla sarà come prima. In attesa del verdetto del 26 luglio, a piazza del Popolo ci si interroga sui nuovi scenari politici ormai alle porte. Il sindaco decaduto Damiano Coletta sarà chiamato ad un doppio ‘miracolo’. Rivincere le elezioni a settembre o continuare a governare sull’orlo del precipizio con una maggioranza consiliare risicatissima. Entrambe le prospettive indicano un percorso difficile per Coletta, che dovrà necessariamente rivedere i suoi piani. In particolare la collocazione prettamente civica del suo movimento non sembra in grado di assicurargli la forza ed il peso politico di cui necessita. Nonostante abbia comunque acquisito un consenso importante in città, dopo ben 6 anni di amministrazione. Per questo Coletta dovrebbe interrogarsi sulla possibilità di aderire ad un progetto più stabile, tale da garantirgli un futuro politico più in linea con le sue stesse aspettative.
In quest’ottica la vera ancora di salvezza potrebbe essere rappresentata dal suo (graduale) ingresso nell’area dem e perchè no nel Pd stesso. Un’adesione al partito di Enrico Letta in fin dei conti appare l’approdo naturale di un sindaco che si definisce progressista. Altri contenitori credibili e con un minimo di radicamento territoriale in quest’area non se ne vedono.
All’orizzonte c’è il voto politico e regionale anticipato. Probabilmente a fine settembre o al massimo ad ottobre. Il sindaco si ritaglierebbe un ruolo più autorevole all’interno delle dinamiche del Pd, assumendo una posizione strategica nella futura campagna elettorale regionale. Nessuno nel Pd avrebbe nulla in contrario. L’ingresso del sindaco della seconda città nel Lazio nel primo partito del centrosinistra sarebbe l’opzione più naturale e sarebbe probabilmente accolta con soddisfazione dai vertici nazionali.
Un percorso che potrebbe coinvolgere il suo stesso movimento di Lbc insieme alle liste ‘satelliti’. Tutte forze consapevoli ormai della crisi del civismo e della necessità di trovare uno sbocco più in linea con la politica tradizionale.
Si tratterebbe quindi di riscrivere un nuovo libro adeguandolo alla nuova realtà dei fatti, senza per questo rinnegare quanto prodotto in passato. Ma soprattutto c’è il bisogno di rimodellare il programma politico del 2016 con un pizzico di sana realpolitik. Morale della favola, a Coletta serve un nuovo approdo per sperare di continuare a recitare un ruolo politico sul piano locale e a prescindere da come andrà a finire la sua avventura alla guida del Comune di Latina.
LA RIVOLUZIONE MANCATA SU LEGALITA’ E TRASPARENZA
Nell’ottobre scorso proprio sul palco accanto al segretario dem Enrico Letta, Coletta pronunciò parole forti su cui occorre riflettere. “Non siamo usciti da questa grave crisi ma ora inizia il momento della ripresa ed è il momento in cui abbiamo messo i conti in ordine e la città ha gambe solide -avvertì Coletta- abbiamo cambiato la grammatica: ora si parla di bene comune, di partecipazione, di equità, pari opportunità, trasparenza. E si parla di libertà, perché la libertà si ottiene attraverso le regole”.
Sul fronte del rispetto delle regole e della legalità, di strada da fare ce ne sarebbe ancora molta. Latina resta ancora un centro caratterizzato da vorticose attività di compravendita di esercizi commerciali e di immobili, nonché di costose ristrutturazioni che celano iniziative di riciclaggio di denaro sporco. Per non parlare del riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico, denaro che viene “ripulito” attraverso l’acquisizione di esercizi quali bar, ristoranti, hotel i cui locali spesso sono oggetto di ristrutturazioni e di ripetuti passaggi di proprietà.
Un problema che si è diffuso da tempo da tempo su tutto il litorale pontino, ma ancora ben presente nella città capoluogo. Un nuovo micro-abusivismo di massa si è andato formando grazie alla penetrazione di infiltrazioni malavitose. Una forma di economia sviluppatasi anche grazie al comportamento omissivo della magistratura che ha iniziato ad adoperare con colpevole ritardo l’arma della sanzione.
Senza dimenticare altre forme di illegalità diffusa. Dai venditori abusivi alle bancarelle abusive e agli innumerevoli altri piccoli fenomeni di degrado se non appunto di “micro-abusivismo di massa”. Un capitolo a parte merita infine anche il fenomeno molto latinense dell’evasione delle tasse locali e delle tariffe dei servizi pubblici.
Su tutto questo il sindaco Coletta avrebbe dovuto tenere alta l’attenzione, evitando di usare toni trionfalistici sulla legalità ritrovata. C’è ancora molto da fare nel capoluogo pontino.
Magari si potrebbero apportare correttivi innovativi al programma amministrativo. Tutti improntati al rafforzamento dei principi di trasparenza. Basti pensare all’utilità di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, all’anagrafe dei rifiuti, alla semplificazione delle procedure. Sarebbe da prendere in considerazione la proposta di mettere in piedi una banca dati che registrasse tutti i cambi di gestione nel commercio, i passaggi di proprietà, le autorizzazioni richieste per ristrutturazioni. Insomma un lavoro che era già urgente sei anni fa, all’indomani dell’insediamento della prima giunta Coletta. Tutti atti e provvedimenti che ad oggi non sono stati fatti o portati a termine.
Nel momento in cui si dovrà tracciare il bilancio finale della stagione del civismo a Latina bisognerà per forza di cose parlare di una rivoluzione mancata. Anche sul piano della legalità e della trasparenza amministrativa.

