Gualtieri punta al taglio della Tari. Ma solo con il termovalorizzatore

A Roma si paga una delle tariffe sui rifiuti più alte d’Italia. A metà giugno poi, è arrivata l’ulteriore tegola dalla Regione. La giunta Zingaretti ha approvato una nuova delibera che fissa un’addizionale del 5% per i comuni del Lazio che conferiscono fuori dal proprio ato (ambito territoriale ottimale). Ne sa qualcosa Roma, che ogni giorno porta fuori dalla città tutte o quasi le 2500 tonnellate di indifferenziata prodotte dai romani.
Un provvedimento che dà seguito a quanto già previsto all’articolo 11 del piano rifiuti regionale approvato il 5 agosto del 2020. Il rischio per i cittadini è chiaro: pagare una tariffa rifiuti ancora più alta per un servizio che al momento non accenna a migliorare. Un tentativo della Regione di mettere all’angolo i Comuni inadempienti. Roma e Latina in testa.
“Oggi paghiamo la tari più alta d’Italia perché non abbiamo impianti, quando li avremo e li avremo pubblici, vedi il termovalorizzatore, potremmo ridurre la tassa di oltre 20 punti percentuali”. A dirlo dal palco della festa dell’Unità il sindaco Roberto Gualtieri. Una promessa già lanciata in campagna elettorale che il primo cittadino dem è tornato a rilanciare.

IL RILANCIO DEL TERMOVALORIZZATORE

“Se gli impianti sono pubblici non solo inquiniamo meno e spendiamo meno, ma abbiamo anche il beneficio dal lato dell’azionista. Si tratta di un doppio vantaggio economico” ha spiegato Gualtieri, ribadendo la bontà della scelta più d’impatto fatta in veste di sindaco da inizio consiliatura: improntare il piano rifiuti di Roma intorno alla realizzazione di un nuovo termovalorizzatore. L’annuncio venne dato in aula Giulio Cesare lo scorso aprile, ne è seguito un emendamento al decreto legge Aiuti che ha assegnato al sindaco poteri speciali da commissario per poterlo costruire (il piano rifiuti regionale, almeno sulla carta, lo avrebbe impedito).
Nel mezzo le ben note polemiche sorte all’interno della stessa maggioranza di centro sinistra che guida il Campidoglio, con Europa Verde, Sinistra Civica Ecologista e Roma Futura contrarie all’impianto. E le frizioni con il Movimento Cinque Stelle. Tra i motivi di tensione che hanno portato i grillini a non votare la fiducia al governo Draghi portando il premier alle dimissioni la scorsa settimana, anche (ma non solo) la scelta di avallare Gualtieri e l’impianto di incenerimento. Una divergenza di vedute che però non ha portato particolari scossoni in Regione. Almeno fino ad oggi.