La ‘pace difficile’ nel centrodestra: tregua per le regionali, poi l’intesa sui Comuni. A sinistra Zingaretti prende tempo 

Tregua per le regionali. Nel centrodestra pontino si proverà ad andare d’amore e d’accordo fino al voto per il Lazio. Poi a urne chiuse si tenterà di chiudere il cerchio per le amministrative. E’ soprattutto dentro Fratelli d’Italia c’è la convinzione che occorra evitare polemiche o tensioni con gli alleati. Il vento soffia nella direzione di Giorgia Meloni ed in questo momento nessuno all’interno di FdI ha intenzione di affrettare i tempi per le scelte locali. 

Una volta scelto il candidato governatore e trovato l’accordo per i posti in giunta, si procederà ad un nuovo tavolo riguardante le città chiamate al voto entro la prossima primavera. In provincia di Latina i riflettori saranno puntati sui centri principali: il capoluogo, Aprilia e Terracina. FI proverà a strapparne almeno uno, visto che da troppo tempo il partito di Fazzone, pur fortissimo nel sud pontino, non riesce ad esprimere la guida di una città importante della provincia. Stessa cosa vale per la Lega di Durigon, praticamente all’asciutto in provincia.
I due alleati minori dovranno però fare i conti con le ambizioni di Fratelli d’Italia, che alla luce del 33% conquistato in provincia nelle elezioni politiche di domenica scorsa, si pone come la forza guida del centrodestra. Il partito di Calandrini non intende fare il ‘donatore di sangue’ e la trattativa politica per la scelta dei candidati sindaco delle tre città si preannuncia alquanto articolata. Tanto che secondo i ben informati i tempi saranno meno brevi di quanto si possa pensare. 

IL PD DI ASTORRE A CACCIA DEL MIRACOLO

Nel Pd tutti allineati e coperti attorno alla linea di Astorre. Il segretario regionale è uscito indenne dal primo confronto interno della direzione ed ora punta a ricreare le condizioni per un campo largo. L’obiettivo è dividere le vicende nazionali da quella del Lazio e poi “restare sulle cose da fare e sui programmi per continuare questa esperienza di governo, innovando dove serve” per fare sopravvivere il “Modello Lazio”. Sarà poi “l’alleanza a scegliere un candidato unitario senza accettare veti”. C’è chi, come la senatrice uscente, Monica Cirinnà, ha chiesto a Zingaretti di temporeggiare sulle dimissioni (che faranno scattare i 90 giorni entro cui il Lazio dovrà votare) proprio per favorire la costruzione del campo largo.
L’addio alla Regione ora è legato all’insediamento della Giunta per le elezioni che dovrà attendere entro 30 giorni dall’insediamento la dichiarazione di Zingaretti sulle cariche ricoperte al momento della presentazione della candidatura. Una volta accertata l’incompatibilità di Presidente di Regione e Governatore, dovrà esercitare l’opzione ma solo dopo l’esame della documentazione. Durante questo periodo percepirà comunque il doppio stipendio.

Ad ogni modo la direzione dem ha dato mandato al segretario Bruno Astorre e ai vice Enzo Foschi e Sara Battisti di “esplorare” con Azione e M5S le possibilità reali di confermare alle prossime regionali la coalizione che da marzo 2021 guida il Lazio.

M5S E AZIONE INTERLOCUTORI

“Una scelta convintamente politica e non numerica” ha ricordato Astorre nel suo intervento, che però ha anche ammesso candidamente che “ci sono forti difficoltà per creare la coalizione” con i partiti guidati da Carlo Calenda e Giuseppe Conte. E senza tutti quei “numeri” sarà quasi impossibile per il centrosinistra confermarsi per la terza volta consecutiva alla guida della Regione governata da Nicola Zingaretti. Il presidente ha partecipato alla lunga direzione (oltre due ore) ma non ha parlato. E come lui il vicepresidente Daniele Leodori e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, due dei tre candidati alla presidenza in quota Pd. La terza, la rieletta deputata Marianna Madia, ha invece preso la parola chiedendo di verificare l’esistenza di questo campo largo ma in tempi brevi, così da potere partire con la campagna elettorale. Più o meno sulla stessa linea anche altri interventi, tra cui Matteo Orfini e il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino.
La strada è tutta in salita e potrebbe non bastare il livello regionale per fare quadrare il cerchio. In questo senso, a complicare ulteriormente le cose, c’è l’incombente congresso del Pd alle porte che sembra creare una sorta di vuoto di figure nazionali di riferimento titolate a tessere la tela con Azione e M5S.