La (poco) sottile differenza tra il mettersi fuori gioco e l’essere cacciati. Ecco perché il caso dei dissidenti non preoccupa Mastrangeli

Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli proseguirà il mandato che gli hanno affidato gli elettori con una coalizione di centrodestra. Non ci sarann  “inciuci” poco naturali. Il risultato elettorale di giugno 2022 verrà rispettato e dunque le opposizioni resteranno al loro posto. L’unica eccezione potrebbe essere rappresentata da Andrea Turriziani, consigliere della Lista Marini, che in tempi non sospetti ha avanzato ipotesi di apertura su alcune specifiche delibere amministrative. Si tratta però di una situazione che non andrebbe ad alterare gli equilibri della giunta e della stessa maggioranza.

Inoltre Mastrangeli, e qui sta la differenza nemmeno troppo sottile, non ha messo alla porta nessuno, si è limitato a revocare deleghe a chi non gli ha rinnovato la fiducia: Anselmo Pizzutelli e Giovanni Bortone. E trattandosi appunto di deleghe “fiduciarie” cosa altro doveva o avrebbe potuto fare? Neppure Maria Antonietta Mirabella ha ritenuto di “confermare” il proprio appoggio incondizionato al primo cittadino. I tre ribelli hanno voluto, in piena indipendenza, mettere mani e piedi fuori dai confini della maggioranza. Mentre la situazione del presidente del consiglio Massimiliano Tagliaferri appare del tutto diversa. In linea con quell’autonomia che ha in qualche modo sempre distinto l’azione politica del leader della Lista Ottaviani. Si tratta adesso di effettuare una valutazione complessiva di merito dopo sedici mesi di governo. Un tempo sufficientemente lungo per tirare le somme e capire se c’è bisogno di aggiustamenti e di rinforzi. In questo periodo di tempo i partiti hanno lasciato a Mastrangeli (come è giusto che sia) la guida completa della coalizione. Il sindaco non ha avuto alcun problema da Fratelli d’Italia e dalla Lista per Frosinone. Nemmeno da Mauro Vicano e Alessandra Sardellitti. Qualche titubanza in Forza Italia, subito recuperata però da Adriano Piacentini. I problemi maggiori sono arrivati dalla Lista Mastrangeli (Pizzutelli, Mirabella) e dalla Lega (Bortone). Al momento questi tre consiglieri non possono essere conteggiati nella maggioranza. Se vorranno rientrare dovranno innanzitutto firmare il documento di appoggio totale a Mastrangeli. Non può essere il Sindaco a rincorrere i dissidenti. Anche la Lista Ottaviani è chiamata ad una “registrazione” dei meccanismi al proprio interno.

Le opposizioni invece dovrebbero decidere cosa fare da grandi. A parte una discreta fila di persone che entrerebbero volentieri in maggioranza, non si è visto nulla. Il gruppo del Partito Democratico non ha conquistato nessuna leadership nella propria area politica di riferimento. Nonostante Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi siano amministratori locali di lungo corso. Neppure loro possono imprimere una svolta se il partito rimane perennemente a guardare. La Lista dell’ex sindaco Domenico Marzi non riesce a dare continuità alla propria azione, ma c’è pure da capire bene quali saranno le future determinazioni di Carlo Gagliardi e Armando Papetti.

Il Polo Civico non rientrerà nel centrodestra perché nella maggioranza si è alzato un muro invalicabile su questo tipo di possibilità. Troppe le “ruggini” lasciate dopo il defenestramento (firmato da Nicola Ottaviani su indicazione di Gianfranco Pizzutelli) dell’allora assessore Fabio Tagliaferri per la sua adesione a Fratelli d’Italia. La maggioranza di centrodestra resterà tale al Comune di Frosinone e ci sono tutti i numeri per una navigazione tranquilla.

IL SOLIDO VANTAGGIO DEL CENTRODESTRA

Ci sono le ultime rilevazioni per quanto riguarda le intenzioni di voto. Nel sondaggio di Quorum-YouTrend per SkyTg24 Fratelli d’Italia scende sotto il 30% e si attesta al 29,7%, perdendo 1 punto percentuale. Nel centrodestra la Lega guadagna lo 0,9% e arriva al 9,3%. Forza Italia al 6% (-0,1%), Noi Moderati allo 0,7% (-0,2%). Tutta la coalizione è al 45,7%, con un -0,4%.
Nel centrosinistra sale il Pd, ora al 19,5% (+0,2%). Poi Verdi-Sinistra al 4,2% (-0,2%) e +Europa al 2,3% (+0,3%). La coalizione rosicchia uno 0,3%, ma si ferma comunque al 26%, quasi venti punti sotto il centrodestra. Significa che continua a non esserci una credibile alternativa di governo. Il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte è al 15,2% (-0,2%), Azione di Carlo Calenda al 3,7% (-0,2%), Italia Viva di Matteo Renzi al 3% (-0,4%). Poi tutti gli altri. Al momento il centrodestra a traino Fratelli d’Italia è irraggiungibile.