Regionali, comunali e forse le suppletive. Per Latina e Aprilia si profila una lunga stagione elettorale

Le elezioni del 2023 prendono le sembianze del rompicapo. In particolare nel capoluogo pontino il rischio concreto è quello di andare alle urne tre volte nell’arco di un anno. L’elezione alla Camera di Nicola Zingaretti, che nell’election day del 4 marzo 2018 era stato rieletto Presidente della Regione, impone un’accelerazione sulla data del voto in Lazio. Dal momento in cui Zingaretti verrà proclamato deputato, l’apertura della nuova Legislatura è prevista per domani 13 ottobre, Zingaretti avrà due mesi per dimettersi da Presidente regionale; evitando l’incompatibilità tra le due camere. Da quel momento si inizieranno a contare i 90 giorni per la nuova tornata elettorale. Le indiscrezioni si susseguono e radio Pisana prefigura possibili dimissioni del governatore entro una decina di giorni. La data che in questo momento circola in Consiglio regionale è quella del 22 gennaio. Ma certezze assolute mancano. Perché si apprende che Zingaretti lascerebbe solo dopo la fine della discussione in aula sul collegato al Bilancio, che probabilmente non si concluderà prima di fine mese. 

L’IDEA DI UN ELECTION DAY

A complicare il quadro ci sono le altre elezioni amministrative del 2023. L’anno prossimo ci saranno anche le regionali in Friuli-Venezia-Giulia e in Molise, oltre al voto della Provincia autonoma di Trento; in più ci sono le amministrative in oltre 700 comuni, fra cui il capoluogo pontino. Come se non bastasse, a marzo, almeno da procedura di statuto, è prevista la resa dei conti interna al Partito democratico, con il congresso nazionale. Ecco allora che la questione della data si fa seria. Il fitto calendario elettorale mette politica e pubblica amministrazione alle prese con la domanda chiave. Fare un unico election day che accorpi tutto in una giornata o per consultazioni sparse? La prima ipotesi comporta un importante risparmio economico; ma è complicata dalle scadenze elettorali. Nonostante l’endorsement di Matteo Salvini, è però difficile che si trovi un’unica data, proprio a causa del voto anticipato in Lazio. In virtù dell’elezione a deputato di Nicola Zingaretti, nel Lazio le regionali dovranno tenersi per legge entro il mese di febbraio mentre, per le amministrative, anticipare il voto a marzo significherebbe non rientrare nella forchetta temporale che di solito va da aprile a giugno.

COLOSIMO AVANZA

Il centrodestra con FdI primo partito in Italia, in queste ore rimane certamente impegnato sulla squadra di governo ma mantiene, però, anche lo sguardo fisso sul territorio. In base al peso politico in coalizione e visto il risultato elettorale di Fratelli d’Italia, nel Lazio, dove il partito ha superato il 31%, il candidato dovrebbe indicarlo il partito di Giorgia Meloni. Se dal centrodestra proseguono alcune voci sul presidente della Croce Rossa, Francesco Rocca, da alcuni esponenti di FdI le idee alcune idee risultano più nette. I nomi della classe dirigente, espressione del territorio, ci sono: come Francesco Lollobrigida, Fabio Rampelli, Paolo Trancassini, ma a farsi sempre più insistenti sono le ipotesi su Chiara Colosimo. Giovane consigliera in Regione Lazio, eletta alla Camera, stravincendo nel collegio uninominale di Latina.
Se la Colosimo fosse la candidata governatore del centrodestra e dovesse vincere, a Latina e nel nord della provincia si dovrebbe tornare a votare nel corso del 2023 per eventuali elezioni suppletive. 

FDI BLINDA IL COLLEGIO

A quel punto si aprirebbe una nuova partita. Quella che porta ad un probabile posto a Montecitorio. Presumibilmente le eventuali suppletive si potrebbero tenere contemporaneamente alle elezioni comunali, che lo ricordiamo, riguarderebbero Latina ma anche la vicina Aprilia, altra città del collegio nord. Non è però escluso che amministrative e voto-bis per la Camera possano avere tempi diversi, il che significherebbe costringere gli elettori latinensi e apriliani a recarsi alle urne per 3 volte in pochi mesi. 

Ma il dilemma vero non sarà rappresentato sulle date delle diverse tornate, quanto la scelta di un nuovo candidato al Parlamento. A quel punto con ogni probabilità Fratelli d’Italia punterà a blindare un collegio che comunque gli appartiene sulla base degli accordi nazionali nel centrodestra. Il partito della Meloni potrebbe scegliere un esponente locale, consentendo al gruppo dirigente pontino di poter avere un rappresentante territoriale a Montecitorio. Una figura che metterebbe tutti d’accordo è quella di Nicola Procaccini. Il parlamentare europeo, responsabile nazionale delle politiche ambientali ed energetiche di Fratelli d’Italia sarebbe il profilo giusto. Accontenterebbe la futura premier che potrebbe contare su un altro fedelissimo alla Camera, come pure il vertice provinciale e la militanza pontina, desiderosa di poter contare ancora di più in ambito nazionale. Naturalmente Procaccini dovrebbe a quel punto lasciare l’Europarlamento, una scelta non facile e per questo non scontata. In alternativa, FdI avrebbe in ogni caso esponenti in grado di poter correre per uno scranno parlamentare. Matilde Celentano e Gianluca Di Cocco, per fedeltà e consensi, sarebbero i maggiori indiziati. Scenari per il momento del tutto ipotetici. Senza dimenticare che sulle scelte peserà molto anche il voto amministrativo nel capoluogo.