
La giunta regionale di Francesco Rocca ha scelto il campo politico. Non crede negli Egato come strumento per governare la gestione dei rifiuti e intende abolirli. Intende puntare su uno schema e soprattutto su un Piano diverso, coinvolgendo le Province. Il che dà una forte dimensione territoriale all’argomento. A dire il vero gli Egato (enti di gestione degli ambiti territoriali ottimali) non sono mai entrati in funzione, tranne quello di Frosinone, quando dieci mesi fa ci fu un “blitz” in sede di assemblea dei sindaci per eleggere Mauro Buschini (Pd) alla presidenza. Una mossa per liberare il campo alle candidature alla Regione di Sara Battisti e Antonio Pompeo. Era stato il Governatore facente funzioni Daniele Leodori ad accelerare un provvedimento che avrebbe dovuto attuare Nicola Zingaretti, nel frattempo trasferitosi nell’aula di Montecitorio. Si è sviluppato un braccio di ferro giuridico e Buschini, grazie all’indubbia competenza dell’avvocato Francesco Scalia, è riuscito ad impattare la situazione. Adesso però siamo su un livello diverso, politico. In consiglio regionale arriverà la proposta di legge della giunta per abolire gli Egato. Nel provvedimento c’è scritto che “la presente proposta di legge intende abrogare le disposizioni introdotte nella precedente legislatura volte a disciplinare l’istituzione degli enti di governo degli ambiti territoriali in ragione delle necessità di aggiornare e revisionare il Piano di gestione dei rifiuti, anch’esso approvato nella precedente legislatura ma che risente della oggettiva necessità di un profondo adeguamento”. E’ un cambiamento di prospettiva politica e amministrativa: per il centrodestra di Francesco Rocca il Piano dei rifiuti dovrà essere articolato in maniera diversa da quello pensato dal centrosinistra di Nicola Zingaretti. Non si tratta quindi di crociate o di volontà di regolare i conti. Semplicemente c’è stato un cambio di Governo e di maggioranza alla Regione Lazio. Inoltre, è perfino stucchevole rimarcare come le ricette sui rifiuti della precedente Amministrazione si siano rivelate fallimentari. In consiglio regionale i rapporti di forza sono nettamente a vantaggio del centrodestra. Per il centrosinistra si porrà il problema di come opporsi senza dare la sensazione di voler difendere dei “carrozzoni” mai entrati in funzione. Dal canto suo Francesco Rocca sul Piano dei rifiuti non potrà fallire. Il coinvolgimento dei presidenti delle Province può essere visto come una novità anche politica. Questi enti che Del Rio ha ridimensionato e tanti volevano abolire si dimostrano sempre più centrali ed indispensabili.
COMUNE DI FROSINONE
Maggioranza di centrodestra in stand by. Cosa dovrebbe succedere per cambiare una situazione conosciuta a tutti e da tutti? Riccardo Mastrangeli sembra aver scelto la strada della “decantazione” per poi intervenire “chirurgicamente”. Inutile un “accanimento terapeutico” in questo momento dopo quello che è successo in consiglio comunale e dopo che i “ribelli” non sono tornati sulle loro posizioni. La verifica definitiva verrà effettuata tra qualche giorno e poi si deciderà come intervenire sulla giunta e sulla coalizione. In ogni caso il centrodestra non deve dimenticare di aver vinto per tre volte le comunali e di essere ampiamente maggioranza in città. Fare a meno di chi non se la sente più di continuare non è una tragedia. L’occasione potrebbe essere anzi propizia per una riflessione sui programmi e sulla squadra. Non tutti i mali vengono per nuocere. I precedenti dimostrano che chi tradisce il mandato ottenuto dagli elettori difficilmente la volta successiva viene candidato o rieletto.
IL SONDAGGIO… GIOVANE
Cosa succederebbe se a votare in Italia fossero soltanto gli elettori tra i 18 e i 30 anni? Se lo sono chiesti e lo hanno chiesto gli analisti di Quorum YouTrend in un sondaggio di SkyTg24. I risultati: Fratelli d’Italia al 29%, poi il Movimento Cinque Stelle al 17%, davanti al Pd (16%). Lega al 7,5%, Forza Italia al 4%, Alleanza Verdi-Sinistra al 3,8%, Azione al 3,7%. Il partito di Giorgia Meloni dimostra di essere intergenerazionale, il Partito Democratico invece ha perso la capacità di attrazione sui giovani, punto di forza per decenni. Ad avvantaggiarsene sono i Cinque Stelle di Giuseppe Conte. E pensare che l’inconsistente “avvocato del popolo” sia un problema per il Pd da la misura della guida impalpabile e anacronistica del partito guida dei progressisti italiani.
