Il risultato delle provinciali non è frutto del caso ma di strategie che hanno molto a che vedere con l’organizzazione, la militanza, le correnti e le capacità motivazionali. Come perché si è arrivati fino a questo punto.
Nelle grandi imprese (politiche, imprenditoriali, sportive) a fare la differenza sono l’organizzazione, il gioco di squadra, le capacità motivazionali, la disciplina, la lealtà e il rispetto degli accordi. I risultati delle provinciali di domenica raccontano tutto questo. Certamente il sorpasso di Fratelli d’Italia nei confronti del Pd è stato determinato da un numero maggiore di amministratori locali, però c’è anche molto di più.
TUTTE LE SPONDE DEI FRATELLI
Raggiunta la percentuale del 30%, la stessa accreditata a livello nazionale dai sondaggi più autorevoli. Una corrispondenza di cifre non scontata, che però racconta di un’avanzata di pari passo tra il consenso sul territorio e il “peso” nei Palazzi istituzionali. Gli eletti sono Stefano D’Amore (Isola del Liri), Alessandro Cardinali (Anagni), Simone Paris (Fiuggi), Andrea Velardo (Castrocielo). Intanto una riflessione di premessa: le strategie per convogliare i voti ponderati hanno funzionato nella logica di una competizione al rialzo. Inoltre ha funzionato anche l’accordo con Noi Moderati, perché il consenso di Rossana Carnevale ha contribuito a far alzare il quorum.
Vediamo i diversi elementi che hanno consentito l’impresa. Intanto l’asse di ferro saldato tra il parlamentare e presidente provinciale del partito Massimo Ruspandini e Fabio De Angelis, presidente della Saf. Quindi l’uragano Giancarlo Righini determinante nel togliere “di là” per mettere nel carniere di Fratelli d’Italia. L’assessore al bilancio ha fatto “sentire” il peso della Regione Lazio. Una sorta di messaggio psicologico neppure tanto subliminale. Come dire: al governo ci siamo noi, sia del Paese che dell’ente della Pisana. Non è un elemento di poco conto.
C’è stata la mobilitazione di tutti i big: a cominciare dai parlamentari Paolo Pulciani e Aldo Mattia. Anche i consiglieri regionali naturalmente, con Alessia Savo che ha vinto il confronto a distanza con Daniele Maura (che esce malconcio e ridimensionato dopo il risultato di domenica).
Detto questo, va sottolineato l’impegno sul campo dei rappresentanti dei circoli, dei militanti, dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali. Senza dimenticare Gioventù Nazionale. Quando si fa riferimento al lavoro di squadra si intende esattamente questo.
Massimo Ruspandini predilige i fari spenti alle fanfare, è abituato ad “abitare” e a lavorare nelle sezioni. Sa che il ruolo del leader politico è quello di aggregare senza farsi troppo notare. Adesso si apre una fase diversa e Giancarlo Righini ha già detto in maniera forte e chiara che il centrodestra ha i numeri per eleggere il prossimo presidente della Provincia, indicato da Fratelli d’Italia.
Un passaggio del genere, oltre a ricostruire la coalizione, sanerebbe anni di “incomprensioni” sugli enti intermedi. In primis con la Lega.
Anche se a chi scrive ha fatto una certa impressione la riflessione di un “vecchio lupo” della politica ciociara che domenica, al termine dello polio, faceva notare “alla fine ha più amministratori Vacana di Ottaviani”…
Il che fa riflettere anche su quanta distanza ci sia tra la teoria di un centrodestra unito ed una vera alleanza per il nuovo presidente tra i numeri di Fratelli d’Italia e quelli di una Lega tra l’altro alle prese con la dolorosa separazione in casa, in salsa ciociara, con le truppe del generale Vannacci.
TUTTE LE INCOMPIUTE DI UN PD ANCORA SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
Il Partito Democratico ha pagato quasi due anni di contrapposizione durissima sul congresso. Tra le correnti. Ha perso la leadership tra gli amministratori locali, passando da 5 a 3 consiglieri. Di più non poteva fare ma la questione è esattamente questa. AreaDem di Francesco De Angelis ha confermato Luigi Vittori (Ferentino), però sono mancati voti importanti specialmente nella fascia più alta. Rete Democratica di Sara Battisti, con il sostegno dei Riformisti di Antonio Pompeo, ha eletto Luca Fardelli (Cassino), che ha raccolto il “testimone” da Enrico Pittiglio. La sorpresa vera è stata rappresentata da Enzo Salera. Per vari motivi. Il sindaco di Cassino è arrivato primo grazie al “razzo” di 13 voti ponderati della maggioranza che lo sostiene. A spoglio appena concluso ha detto di aver vinto “da solo contro tutti”, non risparmiando critiche alle “correnti”. Ma chiaro che ha voluto prendere le distanze da una sola componente, quella di De Angelis. Nei fatti Salera è diventato, al tempo stesso, un “battitore libero” e un punto di riferimento di Parte da Noi, la componente che si richiama direttamente a Elly Schlein.
Inoltre, Salera ha voluto far capire di essere il più alto in grado tra gli amministratori Democrat. Per molti vorrà candidarsi alla presidenza della Provincia, ma forse il vero obiettivo è un altro: il consiglio regionale. Nel corso dell’ultimo congresso del Pd è rimasta da chiudere una “casella”, quella da vicesegretario. L’hanno rivendicata sia Danilo Grossi (Parte da Noi) che Antonio Pompeo (Riformisti). Ora Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale e referente di Parte da Noi, potrebbe mettere sul tavolo proprio il nome di Enzo Salera. Ammesso (e non concesso) che l’irruente sindaco di Cassino accettasse l’imprimatur. O battesimo che dir si voglia.
