Provincia: Luca Di Stefano inizia le consultazioni vere con partiti e gruppi, ma non ha fretta.
Fratelli d’Italia, consapevole della leadership, darà le carte in una posizione baricentrica.
L’ansia della Lega, il dualismo nel Pd, l’underdog di Forza Italia, la certezza di Vacana e il ruolo di Quadrini. Tutto sul tavolo.
Non ha mai avuto fretta di assegnare le deleghe ai consiglieri, ma stavolta è diverso. Perché alla fine del mandato (il primo) di Luca Di Stefano come presidente della Provincia mancano meno di otto mesi. Sicuramente andrà in “prorogatio” di altri tre perché verosimilmente si voterà a marzo 2027, ma in ogni caso c’è poco tempo per esercitare le già residuali competenze rimaste per i 12 amministratori eletti lo scorso 8 marzo.
Di Stefano non ha fretta per vari motivi: vuole “testare” chi è disposto a sostenerlo per il bis, vuole capire i rapporti interni al Partito Democratico, vuole saggiare il grado di unità (inesistente) del centrodestra. In settimana inizierà i confronti con alcune delle delegazioni.
Conosce bene i punti fermi. Fratelli d’Italia ha il gruppi più numeroso, con 4 consiglieri. Dunque, rivendicherà la vicepresidenza (carica che peraltro Alessandro Cardinali ha già ricoperto in passato) e la gestione della viabilità e dell’edilizia scolastica.
Per quanto riguarda la Lega, va sottolineato come in queste settimane la presenza del consigliere Andrea Amata e di Mario Abbruzzese (responsabile dell’organizzazione regionale del partito) sia stata ininterrotta nei corridoi dell’ente di piazza Gramsci. Quasi un presidio. Il Carroccio (che ha 2 esponenti) vorrà dire la sua. Luca Di Stefano osserva con attenzione, anche relativamente agli assetti al Comune di Sora. Ma sa che in questi anni la Lega, nell’ambito del centrodestra, ha ballato da sola.
Sia alla Provincia che negli enti intermedi, faticando da morire a prendere atto di un dato oggettivo: la leadership di Fratelli d’Italia. E magari il presidente della Provincia confida sempre nel classico “divide et impera”.
Poi c’è Forza Italia, rappresentata da Pasquale Cirillo, al quale potrebbero andare le deleghe al coordinamento dei lavori dell’aula consiliare. Un profilo di tipo istituzionale. Pure in tal caso, però, va detto che esiste una “discrasia”. Non era probabilmente Cirillo (ma Valter Tersigni) l’elemento sul quale il partito puntava per uno scranno a Palazzo Iacobucci. Sotto questo punto di vista Pasquale Cirillo è una sorta di “underdog”. Determinato a farlo pesare però.
A Luigi Vacana (Provincia in Comune) saranno probabilmente confermate le deleghe alla cultura. Quanto a Gianluca Quadrini (Progetto Futuro), si sta ragionando senza escludere alcuna opzione. Rimane il Partito Democratico, il cui assetto è assai differente rispetto al passato. Quando cioè Francesco De Angelis e Sara Battisti facevano parte della stessa corrente, Pensare Democratico. Oggi non è più così e i due si equivalgono: a Francesco De Angelis (AreaDem) fa riferimento Luigi Vittori (Ferentino), a Sara Battisti (Rete Democratica) Luca Fardelli (Cassino). Ma è un pareggio da leggere con i gol in trasferta che valgono doppio. Perché indubbiamente per anni De Angelis è stato il “dominus” incontrastato dei Democrat. Oggi non è più così. La coabitazione con Sara Battisti è nei fatti. Quanto al sindaco di Cassino Enzo Salera, che è anche consigliere provinciale, a chi fa davvero riferimento? Ad oggi la lettura dei fatti porta a… Enzo Salera. Ma fino a quando?
Luca Di Stefano intende sapere come si regolerà il Pd nei suoi confronti alle elezioni per la presidenza. Confida nel fatto che De Angelis e Battisti possano continuare a sostenerlo. Ma vuole “pesare” (politicamente) il sindaco di Cassino.
Alla fine il presidente assegnerà deleghe a tutti i 12 consiglieri provinciali, non cambiando quindi un’impostazione bipartisan e trasversale. Consapevole del fatto che per le grandi manovre (quelle vere) è troppo presto. E che il centrodestra è l’unica coalizione che sulla carta potrebbe avere i numeri per esprimere il prossimo presidente. Ma la posizione della Lega in tutti questi anni va in direzione contraria. E Massimo Ruspandini, parlamentare e leader di Fratelli d’Italia, non ha alcuna intenzione di farsi imbrigliare dalle strategie bizantine di un Carroccio trainato da Mario Abbruzzese. E men che meno di lasciarsi impallinare dal fuoco incrociato dei troppi “franchi tiratori” nascosti nel segreto dell’urna.
