Cronaca di una fine annunciata. La consiliatura più breve della storia di Latina è durata meno di un anno. L’anatra ‘zoppa’ ha resistito finchè era possibile, ma il corto circuito innescatosi a luglio ha finito per determinare un nuovo scenario politico. Due gli eventi fondamentali: 1) la sentenza del Tar dell’8 luglio che ha fatto decadere Coletta ed il Consiglio comunale, richiamando gli elettori ad un nuovo voto in 22 sezioni; 2) la caduta del governo Draghi e la fine anticipata della legislatura con l’indizione delle elezioni per il 25 settembre. Due fatti che hanno modificato un quadro fino ad allora sostanzialmente stabile. La maggioranza colettiana, allargata a parte del centrodestra era destinata a reggere almeno fino al termine dell’anno, nonostante qualche mal di pancia soprattutto dentro Forza Italia. Probabilmente la pronuncia dei giudici amministrativi ha solamente anticipato un epilogo inevitabile. Così come le elezioni anticipate hanno provocato un ricompattamento di un centrodestra apparso diviso nel capoluogo pontino. Le stesse manovre per le regionali hanno subito un arresto clamoroso. Forza Italia dialogava con Leodori e la prospettiva di un’intesa elettorale per il 2023 era tutt’altro che campata in aria. Le variabili in politica sono sempre dietro l’angolo e sta nella capacità dei politici più scaltri, saper cambiare schema e direzione, quando gli scenari mutano. Ed è quello che Claudio Fazzone è riuscito a fare, evitando così di finire isolato all’interno di una coalizione pronta a metterlo alle strette. Già dopo le amministrative di giugno Fratelli d’Italia e la Lega avevano ammonito il leader azzurro sulla necessità di sfiduciare Coletta, richiamando l’attenzione dei vertici nazionali sollevando il caso Latina. Di certo gli eventi di luglio hanno finito per rompere gli equilibri precari nel Comune capoluogo, rendendo il clima politico ancora più infuocato e avvelenato.
IL PADRE NOBILE DICE BASTA
Negli ultimi due mesi soprattutto ad assumere il ruolo di protagonista principale è stato senza dubbio Vincenzo Zaccheo. Il candidato sindaco del centrodestra ha provato a giocarsi l’ultima carta messagli a disposizione dai giudici amministrativi. Per un pugno di voti non ce l’ha fatta, ma ha dimostrato di combattere da vero leone della politica. Forse l’ultimo a Latina. A penalizzarlo anche la data scelta dal mini voto (4 settembre) che ha contribuito a far lievitare l’astensionismo fisiologico di questi tempi. Una volta tornato leader dell’opposizione a Coletta, avrebbe potuto iniziare una melina per mantenere in vista la consiliatura e potersi ritagliare un ruolo ancora centrale nel palazzo. Ma Zaccheo ha rotto gli indugi decidendo di guidare il fronte per la sfiducia. All’indomani delle dimissioni di massa che hanno prodotto la fine della consiliatura, un’altra conseguenza politica appare evidente: Zaccheo non sarà più della partita. L’ex sindaco ha detto ‘basta’, uscendo dal notaio Coppola. Si limiterà a fare il padre nobile, contribuendo ad indicare un possibile candidato sindaco da qui ai prossimi mesi. Nonostante l’uscita di scena, non ha perso comunque la verve polemica, lanciando bordate pesanti soprattutto sui democratici. “Dal Pd mi sarei aspettato una assunzione di responsabilità un po’ diversa dal doppiopesismo a mezzo stampa -ha detto Zaccheo– si scandalizzano, i dem, per le modalità con le quali si è sostanziata la sfiducia a Coletta. Una offesa alla città, dicono, perché ci si è recati in uno studio notarile. Sono gli stessi esponenti dem che, nel 2010, si recarono dal notaio per firmare la sfiducia alla amministrazione Zaccheo? Sì. Con un’unica, gigantesca differenza: allora io governavo con una maggioranza democraticamente eletta. Coletta e compagni, nel corso di questo anno, sono sempre stati minoranza nell’Aula Consiliare e nella città. Una cosa ben diversa rispetto ad una sfiducia consumata sulla base di un video la cui palese falsità è stata certificata nelle aule dei tribunali dopo 11 anni!”. Sul suo futuro è stato eloquente: “Per parte mia posso garantire ai nostri concittadini che l’impegno e la passione al servizio della città non verranno mai meno. Abbiamo di fronte appuntamenti e sfide complessi: le elezioni regionali ed a seguire le amministrative. Sarò a disposizione di tutto il centrodestra garantendo l’esperienza, la competenza e la passione che hanno contraddistinto i miei 60 anni di vita politica”.
DUE DONNE IN RAMPA DI LANCIO
La partita del Comune di Latina è soltanto iniziata. Le regionali incombono ed i riflettori saranno puntati soprattutto sull’appuntamento elettorale di inizio 2023. Nel frattempo si cominciano ad intravedere possibili outsider per la corsa alla guida dell’ente di piazza del Popolo. Nei due principali schieramenti è evidente un certo movimentismo di due donne, che i rumors danno in pole per il ruolo di candidato sindaco. Annalisa Muzio e Daniela Fiore potrebbero giovarsi dell’effetto donna che Giorgia Meloni sta impersonificando su scala nazionale. La Fiore ha mostrato gli artigli in diverse circostanze e le sue dichiarazioni post sfiducia lasciano pensare ad un impegno ancora maggiore in vista del 2023. “Alla fine la destra ha scelto l’unica strada possibile per vincere, prima le aule di giustizia, poi il notaio, mai la politica -ha dichiarato l’esponente dem- abbiamo impedito il ritorno di Vincenzo Zaccheo e della peggiore politica alla guida della città. Lo abbiamo fatto per Latina, per evitare un’altra brutta stagione politica, dominata dai personalismi e dallo spirito di rivalsa. Abbiamo perso insieme a tutta la città, però la nostra storia non è sconfitta, siamo pronti a ripartire più convinti e forti di prima perché siamo usciti a testa alta”.Ancora più lanciata appare Annalisa Muzio, che proverà a fare leva sul suo profilo civico, sia pure ormai ‘organico’ a Forza Italia. “La città ha bisogno di stabilità, ha bisogno di correre veloce verso il proprio futuro, questo è il nostro auspicio e la nostra mission -ha affermato ieri- speriamo che dopo questa ennesima pausa di commissariamento ci sia finalmente la possibilità di portare avanti un progetto serio fatto da persone competenti impegnate esclusivamente per il bene della città”. Su di lei sono in tanti pronti a scommettere. Non ultimo Mauro Anzalone, consigliere comunale uscente e fedelissimo di Claudio Fazzone, che sarebbe pronto a cavalcare la causa. Il percorso è ancora lungo, ma la sensazione è che le ambizioni dei pretendenti al ‘trono’ verranno presto alla luce del sole.

